Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Il seme è la parola di Dio,
il seminatore è Cristo:
chiunque trova lui, ha la vita eterna.
XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A
– 20 GIUGNO 2026
Colore Liturgico Verde
Commento artistico-spirituale alla Seconda Lettura di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
La Liturgia della Parola in LIS, sottotitolazione e audio a cura della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), in questa Domenica non è ancora disponibile.
«Fratelli, ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo» (Dalla lettera di san Paolo ai Romani 8,18-23).
Paolo offre una grandiosa visione cosmica della salvezza, legando indissolubilmente il destino di ogni essere umano a quello dell’intera natura. Pur avendo già ricevuto un anticipo della vita divina, il cristiano vive nella tensione dell’attesa.
La Creazione
«La Creazione» (QUI link all’opera dell’Artista) è una litografia a colori, realizzata da Marc Chagall nel 1960 e che fa parte della serie artistica denominata «Drawings for the Bible» (Disegni per la Bibbia). L’artista bielorusso naturalizzato francese raccontava: «Non ho visto la Bibbia, l’ho sognata… Mi è sempre sembrata… la più grande fonte di poesia di tutti i tempi». Questa opera di Chagall pare affermare che la Creazione non è un evento concluso nel passato, ma un processo aperto, sofferto e luminoso, sempre tendente verso la pienezza dello Spirito. Ne danno conferma sia i contorni neri degli animali e di Adamo ed Eva – del tutto partecipi alla fragilità e al travaglio del mondo – che infondono un senso di movimento irrequieto sia nella rappresentazione del sole e del cielo come un nucleo concentrico in movimento tra espansione e contrazione. Le figure celesti che, in alto, suonano e accompagnano il moto del cosmo, garantiscono la presenza attiva dello Spirito della vita, autenticata dal blu vibrante, il colore del mistero divino e dell’amore che, per il pittore, avvolge il dolore del mondo.
Quattro Quartetti
I celebri versi «Ho detto alla mia anima di aspettare» fanno parte della seconda parte dei «Quattro Quartetti». Il componimento scritto da Thomas Stearn Eliot durante la seconda guerra mondiale, rappresenta un profondo momento di meditazione spirituale e purificazione.
«Ho detto alla mia anima di stare ferma, e di stare ad aspettare senza sperare./ Perché sperare sarebbe sperare la cosa sbagliata;/ di stare ad aspettare senza amore./ Perché l’amore sarebbe amore per la cosa sbagliata;/ ma resta ancora la fede./ Ma fede e amore e speranza sono tutte nell’attesa./ Aspetta senza pensare, perché non sei pronto per pensare./ E allora l’oscurità sarà luce, e l’immobilità danza».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.