Cari amici di Cartusialover, ecco per voi una importante notizia.
C’è qualcosa di profondamente certosino in questo gesto: un’opera d’arte che lascia il silenzio di un chiostro per raggiungere un altro chiostro, portando con sé quattro secoli di storia e preghiera.
È accaduto nei giorni scorsi, con la firma di un accordo
tra Massimo Dadà, direttore dei Musei Nazionali di Pisa, e Dom Piero Grandonico, padre priore della Certosa di Farneta: il grande dipinto raffigurante L’Ultima Cena, firmato da Pietro Sorri nel 1618, verrà trasferito dalla Certosa di Farneta alla Certosa Monumentale di Calci. Il trasferimento è previsto per l’autunno, con l’obiettivo di garantire una migliore conservazione dell’opera e aprirla a una fruizione più ampia. Proviamo a conoscere meglio l’autore di questo dipinto.
Pietro Sorri nacque a San Gusmè, nei pressi di Siena, intorno al 1556, e morì nella stessa città nel 1622. Allievo di Arcangelo Salimbeni e collaboratore del Passignano, operò a Venezia, Genova, Firenze e Roma, subendo l’influenza di Tintoretto e Veronese. La sua arte è frutto di una commistione originale: lo stile controriformistico toscano si fonde con il luminismo e la materia pittorica veneziana, creando opere di grande tensione spirituale. Non è la prima volta che Sorri incontra il mondo certosino: nel 1599 affresca la sacrestia nuova della Certosa di Pavia, in collaborazione con Alessandro Casolani. L’Ultima Cena di Farneta, datata 1618, giunge dunque quasi al termine della sua carriera, un’opera matura, meditata, intrisa di quella solennità silenziosa che solo un pittore vissuto a lungo sa distillare sulla tela.
Farneta e Calci: due certose toscane, due forme diverse di custodire il passato. L’una ancora abitata dal grande silenzio dei monaci, l’altra aperta al mondo come scrigno di bellezza. Distanti pochi chilometri, vicine da sempre nello spirito.
Il trasferimento del dipinto non è dunque una spoliazione, ma un atto di cura: l’opera lascia un contesto privato per raggiungere uno spazio dove potrà essere vista, studiata e ammirata per la prima volta da tutti. Questa magnifica tela, in fondo, non tradisce nulla della propria origine: concepita per accompagnare la preghiera, continuerà a farlo anche se in modo diverso, per occhi diversi. C’è qualcosa di commovente in questa continuità. Una tela dipinta quattrocento anni fa per accompagnare la preghiera dei monaci di Farneta troverà nuova luce nelle sale di Calci, senza tradire la propria origine. L’Ultima Cena di Gesù, il pane spezzato, il calice condiviso, il silenzio che precede il tradimento, risuonerà ancora tra quelle volte barocche, come un’eco che non si spegne.
Cartusialover vi terrà aggiornati in attesa dell’autunno. Ma non potevo aspettare: certe notizie fanno bene al cuore e vanno condivise subito.
