Eccoci alla seconda lettera di un testimone. Storia di un risposato dal libro “Dopo l’inverno” di Eugenio Zanetti. Editrice Ancora, 2005, pp. 9-12.
Il Centro di Primo Ascolto per la Famiglia, a Romano di Lombardia (Bg), che già in precedenza presentammo, si rivolge a persone credenti, o meno, praticanti, o meno, indifferentemente, o di altro orientamento spirituale.
Partiamo dalla bella Selinunte, simbolo di una civiltà crollata a motivo
della guerra con Segesta. Questa antica città della Magna Grecia è al centro di un libro di Roberto Vecchioni, cantautore, citato nel video. Si intitola “Il libraio di Selinunte”(Einaudi, Torino 2004, 20143).
Vecchioni prima compose la canzone ed in seguito pensò a questa storia in cui si narra di come a Selinunte tutti avevano dimenticato le parole, anche quelle per esprimere i più bei pensieri e sentimenti. Anche i ragazzi non erano più capaci di parlare con parole di amore alle proprie ragazze. Ma un giorno arrivò in città un libraio, ma che strano, anziché vendere i libri li leggeva (Roberto Vecchioni, Il libraio di Selinunte, Einaudi, 2004, 2014, prima edizione Einaudi).
Come andrà avanti la storia, la sua atmosfera, lo scoprirete voi. Un libro da non perdere. Oggi, invece, la lettera di quest’uomo che tenta di parlare di sé, e che confessa come non sia facile, perché forse mancano le parole …, ci aprirà lo sguardo ad aspetti della vita importanti sia per chi si trovasse nel dolore della separazione, come per chi, nella sua vita di coppia, o da fidanzato, cominciasse a porsi alcuni perché interrogativi.
Buona lettura e ascolto.
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Parlare di sé
Non è facile parlare di sé e ancora più difficile è descrivere un momento critico della propria vita soprattutto quando si tratta della sfera più intima e privata dell’esistenza, come l’esperienza di un matrimonio fallito.
Tanti sono i rischi in agguato: la difficoltà di restare imparziali o di esprimere compiutamente a parole sentimenti ed emozioni diverse, i sensi di colpa e i rancori che, a volte, ancora affiorano. La consapevolezza che anche gli errori aiutano le persone a crescere e a maturare e che l’esperienza altrui può essere testimonianza preziosa per tutti è però fonte di sostegno al tentativo di fornire un piccolo personale contributo a questa riflessione.
Perché del fallimento
Ripensando “col senno di poi” all’esperienza vissuta, sono convinto che l’origine del fallimento del mio matrimonio sia da ricondursi principalmente alla relativa facilità, per non parlare di superficialità, con la quale mi sono accostato a questo sacramento. Sposarsi con in testa l’idea che «tanto, se non funziona, ci si può sempre separare» o vivere l’esperienza del matrimonio come “un’avventura” che può essere passeggera hanno minato alla base ragione stessa della nostra vita di coppia.
Cos’ è vita di coppia
Credere nell’unione di coppia significa infatti scegliere consapevolmente di dare un senso nuovo alla propria esistenza, abbandonare egoismi e abitudini personali pensando anche all’altro oltre che a sé. Mi sono reso conto solo più tardi che la decisione di sposarsi non deve basarsi su una scelta di vita comoda o, peggio ancora, rappresentare una via di fuga da altri problemi; rappresenta al contrario un atto deliberato e consapevole, per certi aspetti coraggioso, di inizio di un cammino di crescita insieme.
Parlo di scelta coraggiosa perché anche l’unione di due persone non è priva di situazioni di difficoltà e di crisi. Quante volte mia nonna mi ripeteva che nel matrimonio non sono sempre “rose e fiori”! Ma io da giovane non ci avevo dato peso. Dopo il fallimento del mio matrimonio, però, mi sono reso conto di persona che, per costruire un autentico progetto di vita matrimoniale, ci devono essere alla base un atto di amore vero, rispetto e fiducia reciproca, nonché dialogo e confronto costanti. Queste considerazioni mi sono oggi chiare anche grazie al cammino di riflessione e di fede che sto facendo con gli amici del gruppo “La Casa”.
Una seconda donna
Ritornando alla mia esperienza, debbo aggiungere che, dopo la mia separazione e il mio divorzio, mi è capitato di incontrare un’altra donna e di innamorarmi di lei: dal punto di vista umano questa è stata per me un’esperienza felice e arricchente, molto più di quella precedente. Con questa nuova compagna a un certo punto ho deciso di iniziare una convivenza, di sposarmi civilmente; e, visto che non eravamo più giovanissimi, di avere un figlio; infatti abbiamo avuto una bambina, a cui abbiamo voluto dare il nome di Grazia. Questo dono della paternità è per me un dono grandissimo, non goduto nel matrimonio precedente; è un segno della benevolenza di Dio che non abbandona mai chi ripone in lui la sua fiducia.
Consapevole delle nuove problematiche essendo cattolico …
Tuttavia, ero consapevole delle problematiche che quella situazione comportava, soprattutto a livello religioso. Sentivo certamente un certo disagio poiché non ero sposato in chiesa; però non mi sentivo escluso né scomunicato e, come cattolico praticante, ho cercato di fare un cammino che mi aiutasse a capire e a leggere la mia nuova scelta di vita […].