Scala del Paradiso, Icona del monastero di Santa Caterina, fine Sec. XII, Egitto. Fonte immagine Wikipedìa. Indicata come di Pubblico dominio.
Sciogliere l’interrogativo
Probabilmente, molti di noi lettori, e ancor più molti cristiani, han sentito parlare di vita cristiana, di vita in Cristo, di vita spirituale, di spiritualità, o di Teologia ascetica e mistica e di Teologia spirituale. Avranno letto anche qualche libro di antichi autori e
santi, o di teologi, sull’argomento o, meglio, sui tanti argomenti che riguardano questi campi, per molti aspetti sovrapponibili e interscambiabili, benché non siano sempre esattamente la stessa cosa1.
Facilmente, oggi, chi non è addentro a questi termini e, soprattutto, alla pratica ascetica, mistica, spirituale, volendo saperne qualcosa, consulterà forse anche la rete, un motore di ricerca. Google, superficialmente, risponderà ignorando del tutto le sfumature, che qui, sono essenziali per capire il significato dei termini, ma soprattutto dell’esperienza spirituale cristiana. Scrive:
Teologia Ascetica: Si concentra sullo sforzo umano sostenuto dalla grazia divina. Riguarda le tappe iniziali e intermedie del cammino spirituale e comprende la mortificazione, il combattimento contro i vizi, l’esercizio delle virtù e la preghiera metodica.
Teologia Mistica: Riguarda le fasi più avanzate, dette di “unione trasformante”. È caratterizzata da una predominanza dell’azione dello Spirito Santo, che eleva l’anima a stati di contemplazione infusa ed esperienze profonde di contatto intimo con il divino che non possono essere prodotte dalla volontà umana.
Teologia Spirituale: È il termine moderno e omnicomprensivo che unisce le due discipline. Evita la rigida separazione tra ascesi (per i principianti) e mistica (per i perfetti), studiando la vita spirituale nella sua interezza, dalla conversione iniziale fino al culmine dell’esperienza mistica. [Etc., etc.].
L’errore sta nell’affermare che
“Teologia Spirituale sia il termine moderno e onnicomprensivo che unisce le due discipline. Evita la rigida separazione tra ascesi (per i principianti) e mistica (per i perfetti), studiando la vita spirituale nella sua interezza …“
1 – L’Ascetica e le tre vie secondo il Tanquerey e Padre Špidlík
Proprio l’espressione teologia ascetica, invece, è originariamente onnicomprensiva, prima ancora che teologia spirituale. Infatti, ascetica e ascesi derivano dal greco ἄσκησις, áskesis, esercizio, sforzo, che si distende attraverso i tre gradi della vita spirituale, quali sono la purgativa (degli incipienti), l’illuminativa (dei proficienti), e l’unitiva (dei perfetti). Quest’ultima si riferisce alla mistica, cioè, all’unione con il Dio nascosto.
Il grande maestro di spiritualità cattolica, sacerdote e gesuita, Padre Tomáš Špidlík (1919-2010), creato cadinale per volontà di San Giovanni Paolo II, insegna che
[…] modello di tutta la perfezione è Gesù Cristo […]2 , aggiungiamo noi, secondo quella parola di Gesù:
24 Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25 Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. (Mt 16, 24-25).
Gia il vetusto manuale intitolato Compendio di Teologia ascetica e mistica, del Tanquerey3, e ancora ripubblicato, insegnava e insegna nell’Introduzione, 1:
“Oltre la vita naturale dell’anima, piaque alla divina bontà di comunicarci una vita soprannaturale, la vita di grazia, che è una partecipazione della vita stessa di Dio, come abbiamo dimostrato nel nostro Tr. De gratia. Essendoci questa vita data per i meriti infiniti di N. S. G. Cristo ed essendone egli la causa esemplare più perfetta, a ragione viene chiamata vita cristiana”.
Sempre al n. 3 della stessa Introduzione, il Tanquerey spiega che, in precedenza, detta scienza era nominata come Scienza dei santi, perché viene dai santi e formerà dei santi, ma anche Scienza spirituale, Arte della perfezione.
2 – Gli atleti di Cristo
Poiché la perfezione cristiana suppone sforzi, San Paolo la paragona agli esercizi degli atleti. Coloro che seguiranno Cristo saranno anche detti atleti di Cristo per riportare la vittoria sulla carne, sul mondo. Per questo, continua il Tanquerey, era naturale indicare col nome d’ascesi gli sforzi dell’anima cristiana che lotta per acquistare la perfezione … Non è dunque meraviglia che si sia dato il nome d’ascetica alla scienza che tratta degli sforzi necessari per acquistare la perfezione cristiana.
Teofane il Recluso, Maestro (1815-1894) Vescovo della Chiesa ortodossa russa, autore di importantissime opere spirituali sull’ascetica, e specificamemte sulla preghiera, che ne è parte, insiste nel dire, come riferisce lo stesso Tomáš Špidlík sulla purificazione del cuore, che …
“Dato che il cuore ha tanta importanza nella vita spirituale, esso merita la cura primaria. La purificazione del cuore è infatti uno degli insegnamenti fondamentali dell’esicasmo e significa “pratica interiore”: l’ascesi permette di vincere i sentimenti carnali e, inoltre, ci esercita a resistere ai pensieri cattivi con l’antírrhesis. Quest’ultima significa prontezza nel “contraddire” e vincere i suggerimenti cattivi per mezzo dei pensieri buoni. Un pensiero buono – per eccellenza – è, secondo la tradizione degli esicasti, la cosiddetta Preghiera di Gesù: «Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore!». È una giaculatoria, formula antirrhetica, che serve come una spada al cherubino della porta del paradiso del cuore per impedire l’ingresso ai pensieri malvagi4. Teofane, fedele discepolo dei Padri autori della Filocalia, è pienamente convinto che la vigilanza del cuore sia necessaria per conservare il ricordo di Dio e raccolse e tradusse i testi principali su questo tema in un’opera, Sulla preghiera e sulla vigilanza (1889)5.
Anselm Stolz, in La Scala del Paradiso, giunge ad affermare, sulla scorta dei Padri della Chiesa, che un teologo, che si occupa di scienza teologica, parlerà non di Teologia della Mistica, ma di Teologia Mistica, dovendo essere egli stesso un mistico, cioè, un cristiano che vive pienamente la vita cristiana nella relazione con Dio6 e non solo uno studioso di essa. Tale relazione con Dio, se autentica ed effettiva, non potrà non annoverare l’impegno ascetico, cioè, quella risposta dell’uomo a Dio che chiama, combattendo contro le tentazioni e le inclinazioni viziose, conforme agli scritti paolini, del Nuovo come dell’Antico Testamento, come si potrà vedere nelle trattazioni dei diversi libri spirituali che seguono la tradizione cristiana, o lo stesso Catechismo della Chiesa Cattolica al Can 2015:
Il cammino della perfezione passa attraverso la croce. Non c’è santità senza rinuncia e senza combattimento spirituale.7 Il progresso spirituale comporta l’ascesi e la mortificazione, che gradatamente conducono a vivere nella pace e nella gioia delle beatitudini:
« Colui che sale non cessa mai di andare di inizio in inizio; non si è mai finito di incominciare. Mai colui che sale cessa di desiderare ciò che già conosce »8.
E ancora, al can. 2340 lo stesso Catechismo aggiunge:
Colui che vuole restare fedele alle promesse del suo Battesimo e resistere alle tentazioni, avrà cura di valersi dei mezzi corrispondenti: la conoscenza di sé, la pratica di un’ascesi adatta alle situazioni in cui viene a trovarsi, l’obbedienza ai divini comandamenti, l’esercizio delle virtù morali e la fedeltà alla preghiera. « La continenza in verità ci raccoglie e ci riconduce a quell’unità, che abbiamo perduto disperdendoci nel molteplice ».9
Il maestro e direttore di Spirito Gianbattista Scaramelli, S.J. (Roma 1687 – Macerata 1752) nel suo manuale in quattro volumi, divenuti un classico, intitolato Direttorio Ascetico, insegna che il pieno ed intero adempimento della legge cristiana è il santo Amore, poiché l’Amore è il compimento della Legge (cf Rm 13, 10).
San Josemaría Escrivá de Balaguer ricordava il sogno di un autore castigliano nel quale si parlava di due strade. La prima, larga e ben tracciata, ma che finisce in un precipizio senza fondo. È la strada che seguono in modo sventato i mondani. In quel sogno, però, un altro sentiero si apre in diversa direzione: è così stretto e ripido, che è impossibile percorrerlo a dorso di mulo. Chi lo affronta procede a piedi, a zig zag, sereno in volto, in mezzo a cardi pungenti e schivando dirupi. In certi passaggi, i viandanti lasciano brandelli delle loro vesti e anche della propria carne. Ma, alla fine, li accoglie un giardino delizioso, la felicità eterna, il Paradiso. È la via delle anime sante che per amore di Cristo, e in unione con Lui, si sacrificano per gli altri. È la via di chi non ha paura di andare in salita, addossandosi con amore la croce, per quanto pesante, perché sanno che, se il peso li farà vacillare, potranno rialzarsi e continuare a salire: “Cristo è la forza di questi viandanti”10.
3 – La Via della Croce
La Parola secondo Matteo, prima citata, è nel contesto in cui Gesù spiega ai discepoli e a Pietro che cosa Lo attenderà. Similmente, lo stesso accadrà anche a loro discepoli ed a Pietro: Lo attenderà la Croce. Le due vie, delle quali parla San Josemaría, sono, appunto, l’una senza Croce e l’altra con la Croce.
Sempre Gesù, in Giovanni 14, 15-21, dice:
15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, 17lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. 18Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. 21Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”.
Questo testo, coerentemente con quello secondo Matteo, sul destino della Croce, cosa insegna sulla vita cristiana?
Secondo frequenti spiegazioni, Dio ci ama per primo, ci manda lo Spirito e noi possiamo, tutti, seguire i Suoi comendamenti senza difficoltà perché è Lui che ama in noi. Detto così, non è chiaro e, anzi, potrebbe nascondervisi qualche imprecisione tale da rasentare l’errore. Infatti, se l’uomo non fosse schiavo del peccato (cf p. es., Gv 8, 34), la Legge del Divino Amore sarebbe facilmente praticabile, ma non è così, ed evitare il peccato, per seguire la Legge dello Spirito, richiede l’impiego della propria volontà, ciò che Teologia Ascetica e Mistica e Teologia Spirituale definiscono esercizio. Perché questo termine è per noi insolito? Perché la volontà o si esercita, o si indebolisce, fino a divenire qualcosa di sconosciuto. Gesù è chiaro a tal riguardo, se solo seguiamo passo passo la Sua Parola, comprendedone il significato. Percorriamone ora i passaggi. Sarà facile:
4 – Amore a Gesù
1- 15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti … Il primo passo è rivolgere a Gesù il nostro amore così come ne siamo capaci. Pensiamo alla donna, citata spesso come la Maddalena, che lavò i piedi del Signore con le proprie lacrime di pentimento e li asciugò con i propri capelli. È sufficiente questo per amare il Signore come lui vuole? No, ma è necessario perché il nostro desiderio di Dio si accenda e cresca. Senza questo desiderio, la ricchezza di grazia, che il Signore vuole donarci nel Suo Spirito, resterà inefficace, benché operi in noi per attrazione.
Ma se noi gli resistessimo, come potrà il Signore fare breccia nei cuori? … Ecco che qui si implica la nostra volontà con il suo esercizio, mortifincando i sensi, meditando sulla condizione umana con tutti i suoi limiti e miserie e peccati; ringraziando Dio per i talenti donati; invocando lo Spirito affinché, sospingendoci nel deserto, poi ci sostenga nella lotta. E, infatti …
4. 1 – Gesù prega per noi e ci dà il Paraclito
2- 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre … La preghiera di Gesù è certa ed è certo che il Padre la ascolterà, perché lo ascolta sempre (Gv 11, 42). Della Sua parte mai dobbiamo dubitare. Addirittura, Gesù, oltre a pregare per noi, ci darà il Paraclito perché rimanga con noi per sempre, per sempre! Da quel momento sarà con noi e non verrà mai meno, anche se lo contristassimo con un comportamento peccaminoso. lresterà accanto a noi muovendoci a conversione, sempre che glielo permeteremo. Mai la nostra volontà sarà esclusa, sarà sempre necessaria e dovrà, quindi, esercitarsi fin dall’inizio, dai primi passi.
3- Cos’è, anzi, chi è questo Paraclito? Il παράκλητος, paráklētos, ( da παρά, pará, “presso/accanto” più καλέω, kaléo, “chiamare”, significa letteramente chiamato in aiuto. Gesù continua dicendo di più. È 17lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo consoce … che dobbiamo chiamare in aiuto, sapendo che Egli ce l’ha promesso.
4. 2 – Lo Spirito ci rende divini
4- Il v. 18 conclude, dicendo: Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Il fatto che Egli resti con noi significa che Egli ci rende divini (Figli di Dio), che ci divinizza. La Vita spirituale, la Vita in Cristo, come si esprimono i Padri orientali, ci rende tali (θεοποίησις, theopoiesis, da θεός, theos, Dio + ποίησις poiesis – creazione/fare). Proprio qui si annida il pericolo dell’errore dottrinale, ma anche pratico, che potrebbe distruggere in noi questa meravigliosa vita di Dio!
Lo Spirito Santo è presente nel nostro cuore ed opera, ci rende figli, déi (Gv 10, 34) e gli autori occidentali, temendo che l’espressione possa essere male intesa, parlano di grazia di Dio, che opera in noi. La grazia, come emanazione di Dio, segna una certa differenza poiché ciascuno la riceve in modo e grado diverso a seconda della sua risposta: analogamente alla resa dei semi nella parabola del Buon seminatore. Alcuni resero il trenta, altri il sessanta, altri ancora il cento per uno, a seconda del terreno (cf Marco 4, 8).
4. 3 – Siamo Figlio di Dio, partecipando della natura divina, ma non siamo Dio.
Infatti, se fossimo Dio, a modo di come pensano gli gnostici, non avremmo bisogno di fare alcunché, saremmo già perfetti, mentre siamo incipienti, o proficienti, o perfetti, cioè, incamminati alla perfezione, in quanto creature, le quali sempre resteranno nella natura di creature. E, di fatti … Gesù così continua:
5- 18Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Mi vedrete: Lo vedremo, ci dice Gesù, non da noi, ma per Grazia, altromenti già lo vedremmo.
Perché io vivo e voi vivrete. Lui vive e noi vivremo, infatti, ora siamo morti a causa del peccato e solo per il Battesimo siamo riportati in vita. L’Apostolo Paolo in 2Cor 4,7-11 paragona i credenti a vasi di creta, fragili, che custodiscono uno straordinario tesoro spirituale. Le sofferenze e la debolezza umana servono a dimostrare che la potenza straordinaria che opera in noi proviene da Dio, e non dalle nostre sole forze. Dunque, qualcosa in noi cambia e cambi agrazie a Lui. Noi solo corrispondiamo e sempre più siamo resi partecipi seguendo la sua strada ed imitandolo. Siamo ciò che eravamo non in atto, ma solo in potenza, nel disegno di Dio.
5 – Cristo causa della nostra perfezione
Poiché causa efficiente, formale ed esemplare della nostra divina perfezione è il Verbo fatto carne nella sua divina umanità, Gesù, nei suoi misteri e nel mistero della Croce e dell’altare, sarà il riferimento e la forza del cammino ascetico, spirituale. Così i santi, fin dalle origini, videro nella passione, morte e resurrezione di Cristo, e nell’eucaristia ad esse unita, il fulcro della vita spirirtuale, così da contemplare nel Crocifisso e nell’Eucaristia il Signore stesso e Maestro.
6 – L’arte per la liturgia e la vita spirituale
Tale consapevolezza portò numerosi artisti, anonimi o più noti, a ritrarre il Signore sulla croce, ora glorioso, ora afflitto e quindi così vicino ad ogni umana sofferenza.

La Crocifissione di Matthias Grünewald11, uno dei pannelli centrali dell’Altare del Monastero di Isenheim12, realizzato in pieno rinascimento per il monastero dei malati ‘inguaribili’, e conservato nel Musée d’Unterlinden a Colmar, fu pensata proprio per aiutare gli ‘inguaribili’ ad identificarsi con il Signore crocifisso per lenire le proprie sofferenze atroci e trovarvi un senso. In quel Crocifisso straziato essi trovavano la cura dello spirito e la sua guarigione interiore.
I tre pannelli, che si aprono a libro, hanno come scena centrale alcuni dei misteri della vita di Cristo e della vita cristiana, quali la Crocifissione e morte di Gesù, il che significa che anche per il Signore era non solo inevitabile la morte e la morte di croce, come per ogni uomo, ma essa è accolta e accettata in unione alla volontà salvifica del Padre.
L’altare di Isenheim, con questo libro mistico, è interessantissimo da approfondire e meditare, unendo nascita e morte, poi coronate dalla Resurrezione nel pannello di pagina 1 del mistico ligneo libro dell’artista bavarese.

Non è purtoppo impossibile trovare libri, od ascoltare omelie, in cui si afferma che la Teologia ascetica e mistica è un retaggio monastico superato, fatto per chi fugge dal mondo (tale secondo questi sarebbe il libro L’Imitazione di Cristo), mentre, oggi, l’attenzione alle realtà terrene e all’uomo imporrebbero una vita attiva in cui, semmai, nel migliore dei casi, ricercare spazi di preghiera utili al colloquio personale con Dio.
In questi libri ed omelie, tutto ciò che concerne il dominio di sé, l’educazione della volontà nell’esercizio ascetico viene saltato a piè pari in quanto considerato un armamentario superato e distante dal Vangelo.
I santi la pensano e la pensarono diversamente, per non citare poi grandi mistici moderni, quali San Padre Pio, o Santa Gemma Galgani, i continui inviti della Madonna a Fatima alla penitenza ed al digiuno, anche e non sempre in forme alternative al digiuno dai cibi, sempre utile, ed alla educazione della volontà, come si ha anche nella stessa Piccola via di Santa Teresa di Lisieux.
7 – La Croce e la Piccola via dell’amore immenso
Questa via, per colei che si considerava incapace di praticare dure penitenze, non adatte al suo fisico debole, il Signore insegnò a compiere con amore immenso i più piccoli atti quotidiani. Una spiritualità accessibile a tutti, annegata nella totale fiducia ed abbandono in Dio, come anche insegnava la piccola Suor Consolata Betrone, mistica cappuccina (1903 – 1946). Ma troppi dimenticano che questa via semplice, piccola, richiede grande mortificazione dei sensi, della volontà, abnegazione di sé fino all’eroismo non meno di quelle pratiche ascetiche che fisicamente fossero più impegnative. Soprattutto, la vita spirituale e di santità richiede, sia per i laici che per quanti vivano nella vita religiosa, monastica o sacerdotale, gli stessi risultati anche se per vie in parte diverse.
8 – Radici medioevali della Devotio moderna
Fu così che San Francesco di Sales ( 1567 – 1622) San Vincenzo de Paoli (1581 – 1660), o San Filippo Neri, tra i grandi innovatori della vita religiosa di consacrazione negli speciali tre voti di povertà, obbedienza e castità, mutuarono le vie del cammino spirituale proprio ripercorrendo le orme delle conquiste dei cammini monastici rivisti in chiave laicale, cosa che già era iniziata con gruppi di devoti laici sia nel monachesimo benedettino, che in area Francescana, con i Terzi Ordini, che Carmelitana o Servita, etc., etc.
9 – San Francesco di Sales maestro di spirito. Ascetica monastica e laica
Per questo tratto, prendo a riferimento la spiritualità salesiana, ovvero del Salesio, di San Francesco di Sales, Vescovo e Dottore della Chiesa, il quale condusse una vita attiva intessissima nella continua lotta all’eresia protestante, che lo costringeva ad estenuanti viaggi e che si dedicò alla formazione spirituale di numerose anime che vivevano nel secolo, nel mondo, come Santa Giovanna Francesca Frémiot de Chantal.
San Francesco cosa portava sempre con se? Un libricino, oggi non più edito, ma del quale io possiedo una copia in lingua italiana, pubblicata nel 190013. Curioso e confortante che, essendo pochi giorni fa recatomi in un opsedale a visitare una suora visitandina di circa ottant’anni, e parlandogliene, mi rispondeva come se per lei fosse un libretto assai familiare e ovvio da conoscere.
Una copia dello stesso, custodita nel Seminario Maggiore a Venegono, nella Diocesi di Milano, sfogliandola proprio all’inizio, si trova il nome di chi lo possedette: J. Card. Colombo Archiep.! Un uomo dedito alle anime che si nutriva degli insegnamenti di questo libretto, scritto da un monaco spagnolo benedettino Giovanni di Castañiza (-1598) religioso citato dal Tanquerey nella lista degli autori da lui consultati per scrivere il Compendio. Ebbene, il libretto si intitola Combattimemto spirituale dell’anima contro i suoi affetti disordinati. Nel Proemio del Traduttore, il Sac. Cav. Antonio Bollani, si legge:
Grandi elogi S. Francesco di Sales faceva di questo libretto, chiamato da lui «il suo direttore». E poiché il libro è di piccola mole si capisce subito come San Francesco di Sales poteva assicurarci d’averlo portato seco per ben 18 anni, leggendolo sempre con molto frutto, e come possa ancora, con pri frutto, meglio di altri libretti, andare per le mani di quelle anime veramente generose che aspirano alla vera perfezione cristiana.14
Sarà interesante vedere, in un momemto successivo, come il testo doi origine monastica, assai pratico e praticabile anche dai laici nel secolo, ovvero nella vita attiva ed all’interno delle relazioni quotidiane trovi risconto e ispiri la dottrina di San Francesco di Sales.
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NOTE
- Si ha un approfondimento del tema, per esempio, in Bernard, Charles André, Teologia Spirtuale, San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi), 19821,20026, pp. 21-32. ↩︎
- Špidlík, Tomáš, Manuale di Spiritualità, Manuali Piemme, Casale Monferrato (AL), 1993, 20034, 6. ↩︎
- Tanquerey, Adolfo, Compendio di Teologia Ascetica e Mistica, versione It. di Truco, Filippo e del Canonico Giunta, Luigi, Introduzione, 19277 pp. 2-3, n. 3, edizione ancora molto diffusa, o la ristampa voluta dal Card. Beniamino Stella, Tanquerey, Adolphe, Compendio di Teologia Ascetica e Mistica, San Paolo 2018, edita sull’edizione francese del 19275, Introduzione, pp. 18-19, n. 3 ↩︎
- Cf Niceta Stethatos, Centurie I, 89. ↩︎
- Špidlík, Tomáš, Lo Spirito e il cuore, Teofane il Recluso, Pagine scelte, Paoline Milano, 2003, p. 59. ↩︎
- Cf. Stolz, Anselm, La Scala del Paradiso, Morcelliana, Brescia 19793, p. IX. ↩︎
- Cf 2 Tm 4. ↩︎
- San Gregorio di Nissa, In Canticum, homilia 8: Gregorii Nysseni opera, ed. W. Jaeger-H. Langerbeck, v. 6 (Leiden 1960) p. 247 (PG 44, 941). ↩︎
- Sant’Agostino, Confessiones, 10, 29, 40: CCL 27, 176 (PL 32, 796). ↩︎
- Cf San Josemaría, Amici di Dio, n. 130. ↩︎
- Vedi la Crocifissione di Matthias Grünewald, nell’altare di Iseneihm in Arte svelata ↩︎
- Isenheim, o Isseneheim, è un comune situato nel dipartimento dell’Alto Reno, nella regione del Grand Est della Francia. ↩︎
- Giovanni di Castañiza, Combattimento Spirituale dell’Anima contro i suoi affetti disordinati, Opera del Rev. Padre, Monaco Benedettino spagnuolo, Traduzione del Sac. Cav. ANTONIO BOLLANI, III EDIZIONE, MILANO TIPOGRAFIA S. LEGA EUCARISTICA, Mediolani, die 19 Nov. 1900. Nihil obstat quominus imprimatur. Can. C. BRERA, Cens. Eccl. IMPRIMATUR In Curia Arch., Med., 21 Nov. 1900. + A. M. MANTEGAZZA, Ep. Fam. Vic. Gen. ↩︎
- Ibidem, p. 11. ↩︎