Quel Gesù che il Santo Padre adora nella Santissima Eucaristia, e in questa immagine venera nell’effige del Crocifisso, è quel Verbo fatto carne, quel Gesù il cui corpo non è una parte di Lui, ma il modo di presentarsi agli uomini nel mondo. Quel Verbo fatto Carne-Gesù nel quale abita la pienezza della divinità, che è la vita del mondo, così che la vita del cristiano non è qualcosa
che viene dopo l’adorazione, o dopo la celebrazione eucaristica, o dopo l’adorazione pubblica, o dopo l’adorazione personale, ma è la Vita che si manifesta nelle relazioni con gli uomini, sia che egli, cristiano, compia azioni di promozione umana che di esplicita evangelizzazione. Egli è chiamato a ripresentare nel mondo il Cristo e si ferma, davanti al mondo, per adorare Lui solo (qui vedrei anche il fondamento delle processioni eucaristiche assolutamente irrinunciabili).
1 – L’Eucaristia perché fonte
Il denso e ricchissimo saggio di teologia eucaristica del noto teologo PierAngelo Sequeri, pronunciato, -come da video- nel Settembre 2021 al Theological Symposium in Esztergom (2-4 September 2021) con il titolo L’Eucaristia fonte della vita cristiana – Esztergom, Simposio Teologico ci introduce alle chiavi di fondo della sua teologia, nelle quali l’eucaristia viene «intesa e vissuta come la “ripetizione” della scena originaria della rivelazione cristologica», «iniziazione al mistero del legame trinitario di Dio con la storia», degli uomini nelle loro relazioni.
2 – Presenza irradiante
Da questi elementi di fondo deriva una forma della vita e della testimonianza ecclesiale che il termine adelphòtes (fratelli) esprime così: Una comunità in cui il padrone e lo schiavo, il giudeo e il greco, l’uomo e la donna, “stanno insieme”, con la stessa dignità dei figli dell’unico Padre, non si era mai vista. Il “primo scandalo” evangelico – fecondo di una storia completamente nuova fra gli umini e nelle loro culture– fu proprio questo “stare insieme” con il Gesù vivo celebrato nell’Eucaristia. Questa presenza deve ritornare ad irradiare la sua luce e la sua forza, nella città secolare e multi religiosa, proprio in quest’ora in cui molti cristiani si chiedono quale sia la loro identità. Abbiamo smarrito il senso di chi siamo quando dimentichiamo che non c’è un Cristo da adorare e poi un mondo da evangelizzare vivendo le sue fatiche e speranze, perché così quel Cristo non sarebbe più Signore nella nostra vita, ma qualcosa di giustapposto. Egli è Signore se celebrato e adorato nella comunità, che si ferma davanti a Lui non a ricaricare le batterie, ma riconoscendolo per sé e per il mondo come il più grande1, l’Unico per cui valga la pena di vivere per tutti, credenti e non credenti.
3 – Comunità Eucaristiche e celebrazione come memoriale
Le prime comunità cristiane sono essenzialmente eucaristiche e familiari, ci narra Sequeri. Nella celebrazione memoriale della Cena del Signore, che include del tutto spontaneamente il valore sacrificale definitivo della morte di Gesù, per questi fratelli e sorelle della prima ora, non manca nulla. Il mysterium fidei, poi in parte dispiegato nei successivi secoli, nella prima comunità era tutto presente non solo in mistero, ma anche nella coscienza delle comunità. Non è forse vero che Paolo nelle sue lettere, ben anteriori ai Vangeli, inseriva degli inni, gli inni cristologici che già la comunità cristiana conosceva, in pratica, fin dall’inizio?
4 – In cosa i cristiani si differenziano e chiarezza della Fede
Il dispiegamento della conoscenza sempre più esplicita dell’ Eucaristia, conoscenza che presiede allo sviluppo delle condizioni e delle implicazioni della vita di fede – culmen et fons della traditio e della missio – dà forma alla differenza cristiana, differenza che però apparve subito chiara alla comunità cristiana. Sicché, ciò che venne dopo nella riflessione dela Chiesa e nei concilî non fu una sovrascrittura, una sovrapposizione di contenuti, per cui la comunità si rese conto che Gesù era Dio. No! Ciò fu subito chiaro e fu la differenza. Un Dio che veniva dagli uomini e non uomini che si facevano Dio. L’accorpamento nelle scritture della memoria Jesu e degli acta apostolorum che attestano la rivelazione di Dio iscritta nel Corpo del Signore, è stato plasmato dall’Eucaristia. Nell’ Eucaristia c’è tutto, ripete più volte Sequeri nella sua relazione, che si fa annuncio teologale!
La comunione delle comunità, le nuove regole del puro e dell’impuro, il senso del rito e della preghiera, la fraternità dei credenti, le pratiche della solidarietà cercano una religiosità che ha come fondamento uno, e fontale, generativo, la ‘ripetizione’ della Cena del Signore nella quale si rende presente il Mistero eterno della salvezza. Essa diviene il canale senza il quale non potremmo accedere a quel Mistero nella memoria della Sua Passione. Tanto che il Sequeri, proprio qui, si sofferma e diffonde a lungo e nella convivialità eucaristica mette in evidenza la presenza reale e il legame vitale del Corpo «dato» e del sangue «sparso». Sacrificio cruento di Cristo, vissuto nella Chiesa in modo incruento. Vero sacrificio «dato per voi e per molti», precisa.
5 – Le grandi teologie del corpo del Nuovo Testamento
Il Nuovo Testamento, Paolo e Giovanni, si possono leggere – geneticamente – come le grandi teologie del Corpo del Signore fondamento e fine di tutta la vita della Chiesa; non come qualcosa che stia prima e poi restano un riferimento lontano perché, insomma, siamo cristiani …, ma come ciò che la sostanzia, la innerva, come ciò senza il quale la Chiesa, l’evangelizzazione, la prossimità al mondo non potrebbero mai essere. Queste divengono segno di quel Gesù che è con noi fino alla fine dei tempi nel Sacramento eucaristico e con il quale ciascuno ha bisogno, per essere sé stesso, cristiano, di un personale rapporto (si veda qui il senso della vita spirituale, ascetica e mistica, se si volesse distinguere. Vedi il mio articolo Teologia Ascetica e Mistica o Teologia spirituale? del 14 Giugno 2026). Nell’Eucaristia Gesù pone il suo legame con i suoi e con i molti, con l’Abbà-Dio della giustizia di agape e con l’eschaton del Regno di Dio che insiste nella storia.
6 – Sacramenti, Eucaristia-Corpo e divinità
I sacramenti cristiani si formano intorno al corpo, tempio dello Spirito, come irradiazione dell’Eucaristia, del Corpo del Signore in cui abita il pleròma del divino come è detto: «In Lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità», Col 2,9; Ef 1,22-23). E anche Col 1, 19-20 in cui si canta:
19È piaciuto infatti a Dio
che abiti in lui tutta la pienezza
20e che per mezzo di lui e in vista di lui
siano riconciliate tutte le cose,
avendo pacificato con il sangue della sua croce
sia le cose che stanno sulla terra,
sia quelle che stanno nei cieli
pericope in cui ben sono legati ed interagiscono i diversi aspetti: la pienezza della divinità, abita in Lui, in Gesù corpo del Verbo; attraverso questo corpo divino perché in esso abita tutta la divinità (non una parta, qualcosa), ogni cosa è riconciliata. Come? per mezzo Suo e in vista di lui, causa efficiente e formale, ma anche causa finale ed esemplare. Efficiente, compiuto da Lui; formale, intervenendo a cambiare la sistuazione di peccato in santità; finale, Egli è il fine, ma secondo l’exemplum, causa esemplare, ovvero secondo l’antico progetto di Dio per il quale l’uomo è creato ed al quale Dio porta l’uomo ad essere.
7 – Vita quotidiana ed eucaristia
La vita quotidiana, spiega Sequeri, fu il luogo – del tutto nuovo per l’immaginario religioso universale, di allora, come di oggi, – dell’inaudita rivelazione cristologica dell’intima prossimità di Dio … [cf Rivista del Clero italiano 7/8 2022 liberamente ripresentata ed integrata].
8 – Santi ‘eucaristici’
Sequeri non ne ha parlato, ma sento come una naturale conseguenza di questa centralità eucaristica, come è stata presentata dal teologo, il pensiero attuale ai santi ed alla santità.
I santi dei primi secoli, consapevoli della presenza viva di Cristo, non temevano di allontanarsi dal contesto cittadino e comunitario. Per loro, non significava abbandonare il Corpo di Cristo-Chiesa o l’Eucaristia sacramento. Questi antichi Padri, vivendo con consapevolezza il radicamento in Lui-Corpo, al quale nessuno si sottrae anche quando si ‘rifugia’ nel deserto, lo incontravano nel combattimento quotidiano contro le vive tentazioni che nella solitudine si acuiscono. Immersi nel corpo e nel sangue di Cristo (espressione più volte usata dal Sequeri), spinti nel deserto dallo Spirito, secondo lo spirito di sequela e imitazione (cf Mc 1,12-13; 1Cor 11, 1; 2, 12-16) e ritrovandosi faccia a faccia con le potenze dell’anima ed il Tentatore, sapevano di immergersi sempre più in Lui, tanto che dalle città molti venivano a loro per seguirli o per consigli spirituali.
Ma pensiamo alla spiritualità monastica benedettina, nei rami maschili e femminili, partecipata anche ai laici attraverso l’istituto degli oblati che, se anche ha visto notevoli cambiamenti dal medioevo ad oggi, mantiene la centralità della Regola e della spirirualità monastica, benché adattata alla vita secolare. La spiritualità benedettina era ed è incentrata sull’Eucaristia culmine della vita spirituale, che unisce i monaci a Cristo e li fonde in una comunità. Nei secoli alto medioevali a volte, però, si indebolì la fede nella presenza eucaristica e iniziarono i primi miracoli eucaristici, come quello di Lanciano nell’VIII secolo, Ferrara nel 1171, Firenze nel 1230, Bolsena 1263 e via via, Cascia, Bagno di Romagna, e tanti altri.
9 – Ordini mendicanti e Terzi Ordini
L’amore all’Eucaristia sacramento di vita trasformante, dal monachesimo si allargò ai nuovi Oridni mendicanti come vediamo in San Francesco di Assisi, in Santa Chiara, in San Domenico di Guzman ed in San Tommaso d’Aquino o, in area agostiniana, nella conosciutissima e amatissima Santa Rita da Cascia.
La diffusione di una forte vita spirituale, come fu trasmessa dagli ordini mendicanti con i loro Terzi Ordini, rese sempre più partecipe tutto il popolo di Dio dell’amore all’Eucaristia, stimolando sempre nuovi esempi di santi. A fronte delle eresie degli spirtuali e poi dei protestanti, la risposta della Fede cattolica fu proprio l’amore all’Eucaristia da quell’epoca sempre più unita ad una profonda devozione mariana, dove la parola devozione indica esattamente l’essere rivolti a Dio nella relazione personale nelo sacrificio della propria vita e, quindi, ancora una volta in una piena unione eucaristica con Cristo (nulla a che fare con le male intese devozioncelle). Questi santi e devoti ricercano lo sguardo di Cristo poiché, come più volte ha ripetuto il Sequeri, nessuno che anche guardasse con lo sguardo di Cristo guarderebbe mai come Cristo stesso fa nella relazione Eucaristia-Corpo-Fedele.
10 – Missioni al Popolo
E poi sbocciarono le missioni al popolo, promosse particolarmente dagli ordini mendicanti e dai gesuiti sempre incentrate attorno all’Eucaristia ed a Maria, Madre del divin Sacramento, ovvero, Generatrice della carne di Cristo e Modello di Adorazione. Complice sempre più una spiritualità di indole affettiva, come risplenderà particolarmente nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini (vedi gli articoli qui apparsi di Anonimo Cappuccino del Sec. XVII), ultima grande riforma francescana. Qui gli esempi di santi e sante eucaristici non si contano più anche tra i novizi.
E ancora la nascita di istituti religiosi e monastici incentrati sull’Eucaristia o, nell’ottocento e novecento, le fulgide figure di Charles de Foucauld, più recentemente, Santa Teresa di Calcutta, Padre Pio, o il laico Carlo Carretto, che fermava i giovani, in ricerca del Signore, notti intere davanti al SS. Sacramento prima di parlar loro. Che dire di Suor Maria Alfonsa Bruno, Chiara Luce Badano, Carlo Acutis … ?
In tutti questi santi e numerose opere di vita apostolica da loro fondati, l’Eucaristia è al centro. Una Eucaristia viva, santa, trasformante, come anche negli esempi delle anime vittima o che si nutrivano per anni solo della eucaristia, come la beata francese Marthe Robin, nota per essere vissuta per decenni cibandosi solo dell’ostia consacrata, o la beata Alexandrina da Costa e altri ancora. Essi si lasciarono trasformare da Cristo e trasformarono quanti li incontrarono e ancora oggi li incontrano nella loro vita spirituale.
Non dimentichiamo numerosi scritti di spiritualità, come l’Imitazione di Cristo, nata in ambiente monastico proprio per la formazione di chi viveva nel mondo, ma che fu ed è nutrimento anche oggi in ambienti monastici, dedicando i primi due capitoli al dialogo dell’anima con Dio, ai colloqui con il Crocifisso ed all’esercizio delle virtù, mentre il terzo e quarto capitolo a Cristo modello ed alla Eucaristia.
Ma poi vi sono le opere di Sant’Alfonso Maria de Liguori, la spiritualità eucaristocentrica di Sant’Ignazio di Loyola, la scuola sacerdotale di Saint-Sulpice. E che dire delle centinaia di libretti spirituali pubblicati dai Cappuccini ovvunque, ma specialmente nell’area dei paesi bassi. Libretti supertascabili per guidare l’anima all’unione con Dio, con il Crocifisso e con l’Eucaristia sotto sguardp materno della Madre di Dio.
Anche oggi, l’Eucaristia e la Madre del Divin Sacramento sono al centro del rinnovamento spirituale sia in istituti di ultima fondazione, come nelle parrocchie. Pensiamo al grande fenomeno eucaristico mariano di Lourdes, Fatima, Medjugorje o al rinnovamento spirituale guidato a Napoli da Don Michele Madonna e dai suoi sacerdoti, ove l’Eucaristia, l’adorazione e Maria sono al centro del cammino spirituale dei giovani e della Diocesi con una partecipazione che vede nelle missioni migliaia e migliaia di nuovi fedeli. Papa Francesco volle incontrarli con i giovani in un colloquio che durò alcune ore.
Un espisodio noto, e che farà sempre scuola, fu la volta in cui il Santo Curato d’Ars chiese ad un anziano contadino, che tutte le mattine si fermava in chiesa per ore, cosa fai qui tutti i giorni? Il contadino rispose: –Io guardo Lui e Lui guarda me. Non avrei altro da aggiungere a queste lapidarie parole.
P.S.:
Suggerisco, tra le altre interessanti conferenze dello stesso Convegno ungherese, la conversazione della teologa tedesca Marianne Schlosser: Presenza mistica. Teologia dell’adorazione. La signora Schlosser illustra come fin dall’antichità la Comunità mostrasse vivi segni di rispetto e riguardo al Sacramento eucaristico, proteggendolo in tutti i modi, recandolo agli ammalati, ponendolo in alto nella celebrazione per poi risalire alle successive e sempre più evidenti affermazioni di presenza eucaristica come presenza reale lungo il corso dei secoli. Ella distingue e valorizza sia il culto liturgico che la peghiera personale anche per come si manifestò nell’ambito della vita eremitica.
NOTE
- Al riguardo, Sequeri indica i testi di San Giustino. che ritroviamo ampiamente citati anche nel Catechismo della Chiesa Cattolica che tratta dell’Eucaristia ai nn. 1322-1405, dove, al n. 1345 si cita Apologiae, I, 65 preceduta da una parte tra parentesi tratta sempre dall’ Apologiae c. 67 tra l’altro con esplicito riferimento, due volte, alla verità. La Verità è tema fondamentale per riconoscere Cristo, veramente fatto uomo, veramente morto, veramente risorto, veramente presente nell’Eucaristia. ↩︎