Colletta
O Dio, che ci hai reso figli della luce
con il tuo Spirito di adozione,
fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore,
ma restiamo sempre luminosi
nello splendore della verità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.
XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A
28 GIUGNO 2026
Colore Liturgico Verde
Commento artistico-spirituale alla Seconda Lettura di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
Liturgia della Parola in LIS, sottotitolazione e audio a cura della Conferenza Episcopale Italiana (CEI)
«Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte?
Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù» (Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 6,3-4.8-11).
L’apostolo Paolo spiega il significato profondo del Battesimo cristiano: unire concretamente la vita di ogni credente alla storia stessa di Gesù con una rivoluzione esistenziale. La risurrezione di Cristo infatti non è solo un evento futuro che attende l’uomo dopo la morte, ma una realtà spirituale che si inizia già nel presente. Il cristiano è chiamato a vivere da risorto, libero dal potere del male e della paura.
Resurrezione di Pericle Fazzini
La «Resurrezione» di Pericle Fazzini, creata tra il 1970 e il 1975 e inaugurata nel 1977, è una delle opere d’arte sacra più imponenti (7 m. di altezza, 20 di larghezza, 3 di profondità) e celebri del Novecento e fa da monumentale sfondo al palco dell’Aula Paolo VI (chiamata anche Sala Nervi) nella Città del Vaticano. Al centro dell’opera, interamente fusa in bronzo e ottone, si erge il Cristo risorto, proiettato in avanti e verso l’alto in un dinamismo travolgente. Le sue braccia sono spalancate in un gesto cosmico che è contemporaneamente di ascensione, di vittoria sulla morte e di accoglienza verso l’assemblea dei fedeli.
Il Redentore viene alla luce da un groviglio apparentemente informe formato da elementi naturali contorti, radici, sassi e rami secchi che richiamano il luogo dell’agonia terrena di Gesù.
Lo scultore racconta: «Ebbi l’idea di far risorgere Cristo dall’orto di Getsemani sconvolto come da una esplosione nucleare. Mi sono buttato sulla Resurrezione con una forza che non dipendeva più da me come se qualcuno sopra di me guidasse la mia mano e il mio cervello perché potessi raggiungere il cielo».
Scultore poeta
Da una poesia dello stesso Pericle Fazzini con cui accompagnava il suo lavoro manuale:
«Io mi sento piccolo di fronte a Dio,/ ma quando stringo la materia,/ sento che Lui soffia nelle mie dita./ La mia scultura/ deve cantare un “Alleluia” visibile,/ deve gridare che l’uomo/ non finisce nella polvere delle sue stesse bombe,/ ma sale, cerca la luce, si fa luce».
don Tarcisio Tironi
direttore del M.A.C.S.