NOTA TEOLOGICA AL “GRUPPO DI STUDIO 9”DEL SINODO DEI VESCOVI(TERZA E ULTIMA PARTE).

La famiglia

L’attuale cultura Occidentale, verte in una forma di crisi assoluta circa la famiglia. Le statistiche oltre ad affermare la mancata volontà da parte d molti di non unirsi a livello sacramentale in matrimonio, si afferma una presenza sempre più influente di unioni di fatto. La radice delle differenti problematiche familiari, ha origine negli anni Settanta del Novecento, ove la dovuta emancipazione femminile e maschile, a volte ha condotto ad una concezione soggettivista del sé e della famiglia. Si vive spesso una prolungata adolescenza, concentrandosi sui bisogni essenziali e non protraendo lo sguardo al futuro. La famiglia sembra non essere più in condizione di assolvere il suo compito, è venuta meno l’educazione alla trascendenza, alla comprensione dei valori e talvolta il dialogo tra genitori e prole è riottoso se non inesistente. La famiglia non è più la “piccola Chiesa domestica”, ma un agglomerato di sentimenti, eventi e situazioni, il più delle volte contrastanti. Quale soluzione? Volgere lo sguardo a Maria e Giuseppe, per essere supportati nella costituzione della reale famiglia.

La famiglia di Nazareth

Avendo già redatto un articolo teologico in riferimento, richiamo l’attenzione sulla figura di Maria come madre. Maria è colei che generando il Salvatore ha donato la salvezza, ma ha anche indicato il reale senso dell’essere famiglia. La famiglia ricorda la Vergine Santissima è il luogo Cristocentrico perché si giunge alla conoscenza della fede, anzitutto con l’insegnamento degli elementi primari della fede cristiana da parte dei genitori. La genitorialità da un punto di vista cristiano si attua nella trasmissione della fede mediante la partecipazione attiva alla vita sacramentale, all’orazione e alla carità. Prima ancora di fornire il sostentamento materiale, i genitori devono condurre la prole all’Eucaristia, che da compimento all’esistenza. La famiglia deve essere il luogo escatologico dacché in collaborazione con gli insegnamenti della Chiesa, attende il Regno dei Cieli per una escatologia di gloria.

La nascita di Gesù è avvenuta in una famiglia naturale

La nascita di Gesù avviene nella famiglia naturale, Giuseppe dopo aver compreso la vocazione a cui Dio lo destinava, in unione a Maria attende la nascita di Gesù. Al momento dell’incarnazione,il Messia nasce in una famiglia naturale seppur da un parto verginale. Gesù ha sperimentato il calore e l’amore della sola e vera famiglia, composta da uomo e donna. La famiglia di Nazareth diviene da un versante compimento dell’antica genealogia abramitica perché giungendo al mondo il Salvatore si compiono le Scritture, dall’altro versante la famiglia di Nazareth indica al mondo come costruire un solido e valido legame affettivo e generativo. Maria e Giuseppe hanno trasmesso a Gesù il valore dell’amore di un padre e di una madre, ricordando che i bambini necessitano anzitutto di queste due figure: un padre e una madre, che gli consentano di comprendere il senso naturale del generare. Sostanzialmente i genitori insegnano ai figli ad essere generativi, quindi a comprendere se la loro vocazione sarà alla procreazione(include anche la cura dell’altro), che avviene nella sola unione sponsale tra uomo e donna. Si evince che la famiglia è immagine del Dio Unico in Tre Persone, in principio infatti “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi” (Gen 1, 27 – 28).

Maria nella spiritualità familiare

Maria ricorda che la famiglia cristiana è l’istituzione aperta alla trascendenza, perché vuole santificarsi in attesa della Parusia. Giuseppe e Maria progettarono insieme il loro futuro familiare, fondandolo sulla fede. L’esperienza di fede di Maria certamente è stata toccata dalla sofferenza, ma anche dall’abbandono fiducioso a Dio. Maria insegna ad attuare una forma di maternità responsabile ella ha infatti avuto custodia del Figlio, insegnando che Dio nobilita e rende fecondo l’uomo nella sola condizione in cui quest’ultimo si lascia guidare da Dio.

Maternità e sessualità

La pulsione sessuale va convertita in una forma di amore all’interno di un contesto familiare eterogamico. L’eros deve accadere nell’agape e la famiglia di Nazareth ne risulta essere un esempio e modello. L’esperienza della maternità, non ha mortificato Maria, ma l’ha fatta divenire espressione pura dell’amore di Dio. Ogni gesto di affettività da Lei compiuto era orientato al Regno di Dio, che Cristo suo Figlio ha annunciato. La sua maternità non è stata solo biologica, ma anche escatologica, in quanto in ogni sua azione ha sempre avuto Dio come principio e fine, che nella Risurrezione manifesta tutta la sua potenza creatrice.

Cosa insegna Maria alle famiglie?

  1. Anzitutto l’accoglienza, quindi l’accettazione della maternità come dono e forma collaborativa. Ella insegna l’arte del saper essere premurosi, ossia del porsi al servizio dei vari componenti della famiglia con cura, dedizione e delicatezza. Maria con il suo sì, si oppone alle differenti forme tecnocratiche dell’esistenza come la gestazione per altri e la tecnica di procreazione medicalmente assistita di primo livello.
  2. Maria è luogo di purezza, Ella è in antitesi ad ogni atto sessuale viziato, quindi vissuto come semplice piacere venereo fuori dal contesto matrimoniale. Negli atti sessuali viziati, si annovera anche la sodomia, l’onanismo e le differenti forme di sessualità che occludono l’amore e la procreazione. In riferimento si cita il canone 2331 del CCC: « Dio è amore e vive in se stesso un mistero di comunione e di amore. Creandola a sua immagine Dio iscrive nell’umanità dell’uomo e della donna la vocazione, e quindi la capacità e la responsabilità dell’amore e della comunione ». « Dio creò l’uomo a sua immagine; maschio e femmina li creò » (Gn 1,27); « Siate fecondi e moltiplicatevi » (Gn 1,28); « Quando Dio creò l’uomo, lo fece a somiglianza di Dio; maschio e femmina li creò, li benedisse e li chiamò uomini quando furono creati » (Gn 5,1-2).

Che cos’è la purezza?

È la risposta all’amore di Dio. È la capacità di amore Dio e il prossimo. La purezza è la virtù che regola la sessualità secondo gli insegnamenti della Sacra Scrittura e i principi dettati dalla legge naturale. La purezza comprende così la castità e la pudicizia. La castità consta nell’astenersi dall’utilizzo illegittimo del piacere venereo. La pudicizia è la virtù che inclina l’uomo ad evitare le azioni che offendono il pudore sessuale. La pudicizia ha come oggetto non solo l’atto sessuale in sè stesso, che è proprio della castità, ma tutte le azioni che con questo hanno una certa affinità e che tendono alla commozione venerea. Essi sono: gli sguardi morbosi, il toccarsi, i baci e gli abbracci osceni e molto altro. Tutti questi elementi impudici conducono facilmente alla lussuria. La pudicizia può essere quindi definita come la castità applicata.

La relativizzazione dell’amore è contro l’uomo

Come già redatto nel precedente articolo Dio non può coabitare in una coppia omosessuale sposata. L’inclinazione omosessuale è oggettivamente disordinata, ma il rispetto della loro dignità va sempre mantenuto. L’accompagnamento di questi soggetti deve essere sempre conforme alla dottrina cristiana, fondandosi sul principio della castità e offrendo la loro situazione a Dio. Cosa si intende per castità? La castità è la virtù che indica l’appartenenza della persona all’amore autentico. La castità è la capacità di amare secondo il disegno di Dio. La castità è così dominio di sé, pedagogia per la libertà umana. La castità salvaguardia l’integrità della persona, dacché la preserva dalla strumentalizzazione, affinché si riconosca il valore sacro di se stessi. È una virtù a cui tutti devono anelare, ove l’amore non è confuso con il semplice valore venereo. La castità consente infatti di guardare l’altro con rispetto e dignità e non con bramosia di possesso. Tutti gli atti sessuali contro la legge divina sono anche contro la persona. Codesti sono peccati gravi e non possono essere acconsentiti. È materia grave affermare la coabitazione di Dio nel matrimonio omosessuale, per gli aspetti in precedenza citati(ivi gli altri articoli). Bisogna certamente adottare il principio della carità, che consta anzitutto nel correggere il prossimo, acciocché lo si aiuta a giungere al regno di gloria promesso e non alla dannazione eterna. L’accompagnamento si attua quindi incitando la persona ad accostarsi al Sacramento della Riconciliazione, affinché torni a risplendere l’Imago Dei.

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Author: Emanuele Sinese

Emanuele Sinese è nato a Napoli il 24 Novembre 1991 e da anni vive a Bergamo. Ha frequentato l’Istituto di Scienze Religiose in Bergamo, conseguendo nel 2017 la Laurea triennale con la tesi Il mistero eucaristico in San Pio da Pietrelcina. Nel 2019 ha ottenuto la Laurea magistrale con la tesi La celebrazione eucaristica secondo il rito di San Pio V.  È insegnante specialista di Religione. Da ottobre 2024 prosegue gli studi presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Attualmente è anche coordinatore per la didattica di un laboratorio territoriale di alcuni docenti di religione nella diocesi di Bergamo.

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