L’ANALISI / 4 – La proposta al Ministro perché lo studio diventi un incontro

Fonte La Nuova Bussola Quotidiana.

Spalancare una finestra sulla bellezza dei testi, avvicinandoli al mondo dei loro autori, per non fermarsi al testo ma scoprire il contesto. Esempi concreti per offrire agli studenti un vero e proprio cammino, offrendo loro una via d’accesso privilegiata alla letteratura.

Ogni disciplina trova il proprio metodo nell’oggetto che studia, e non si può che concordare sul fatto che il testo letterario debba restare il centro della storia letteraria. È un punto fermo, indubitabile. Le nuove Indicazioni ministeriali lo sottolineano con chiarezza, e questo è un merito; tuttavia, rischiano di concentrare l’attenzione esclusivamente sul testo. Leggiamo infatti:

«Studiare letteratura» non significa imparare la biografia e la poetica degli autori, o la critica sugli autori, e neppure studiare a memoria le caratteristiche della tale o talaltra corrente letteraria. Significa leggere i testi, capire il loro senso complessivo, comprendere il significato delle parole che li compongono. A questo scopo, è bene che le lezioni sugli autori non si dilunghino sulla vita e le opere in generale ma si concentrino subito su un testo esemplare. È bene che lo studente sia messo nella condizione di provare da solo a comprendere i testi, senza essere sommerso dalle note di parafrasi e dalle interpretazioni che altri hanno dato di quei testi. Ciò può avvenire attraverso la lettura autonoma, a casa o in classe; oppure attraverso la lettura ad alta voce, dell’insegnante o degli studenti a turno, discutendo insieme di ciò che si è letto.

È un richiamo importante, ma non sufficiente. Un insegnante che voglia essere davvero maestro sa che occorre spalancare una finestra sulla bellezza della disciplina, introdurre gli studenti al fascino di un mondo, accompagnarli nell’incontro con gli autori. E questo incontro non avviene soltanto attraverso l’analisi del testo, ma anche — e spesso prima — attraverso le storie, le vite, i contesti. Tornare indietro nel tempo, far vivere ai ragazzi l’epoca di un autore, incontrarne la famiglia, comprenderne le scelte, le ferite, le passioni: tutto questo non è una sovrastruttura, ma una via d’accesso privilegiata alla letteratura.
È così che si costruisce cultura, che si impara a leggere il passato per capire il presente. Solo dopo questo primo movimento di immersione diventa più naturale e fecondo avvicinare i ragazzi al testo.
Non è l’eccesso di spiegazioni ad allontanarli, ma la mancanza di racconti capaci di affascinare. Le nuove Indicazioni ministeriali ci ricordano l’importanza del testo; sta a noi ricordare che, per arrivare al testo, occorre prima restituire il gusto della scoperta.
L’attenzione al testo, dunque, non può essere disgiunta da un lavoro preliminare di costruzione dell’immaginario, senza il quale la pagina resta muta. Le Indicazioni insistono — giustamente — sulla centralità dell’opera, ma talvolta sembrano sottovalutare ciò che permette agli studenti di entrarvi davvero: la preparazione dell’incontro, la creazione di un clima narrativo e culturale che renda possibile la lettura. Prima ancora dell’analisi, serve un varco emotivo e conoscitivo, una soglia che consenta al ragazzo di percepire che quel testo non è un reperto, ma un frammento vivo di umanità.
Per questo il racconto delle vite, dei contesti, delle epoche non è un ornamento, ma una mediazione necessaria. È il modo più naturale per restituire alla letteratura la sua dimensione originaria: quella di una storia che parla a un’altra storia, di un’esperienza che si offre a chi legge. Quando questa mediazione manca, quando l’autore viene presentato come un nome da memorizzare o un insieme di categorie da applicare, allora sì che la letteratura si allontana. Non per eccesso di spiegazioni, ma per difetto di narrazione.
Le Indicazioni ci chiedono di riportare il testo al centro; sta a noi, nella pratica quotidiana, ricordare che il centro non si raggiunge per via diretta, ma attraverso un percorso di avvicinamento che intreccia conoscenza, immaginazione e racconto. Solo così la letteratura torna a essere un incontro e non un esercizio.

  • in terza si può dedicare l’anno a Petrarca, Boccaccio e alla grande stagione umanistico-rinascimentale, fino a Tasso;
  • in quarta si può abbracciare il Seicento, l’Illuminismo, il Romanticismo, arrivando a Leopardi e al Verismo;
  • in quinta si può aprire con gli ultimi decenni dell’Ottocento per arrivare fino alla contemporaneità.

E il Paradiso? Lasciamolo in quinta, dove può finalmente essere letto non come un capitolo da “coprire”, ma come la conclusione naturale di un cammino, il punto più alto di una formazione che ha avuto il tempo di maturare. È vero: in molte scuole superiori italiane questa cantica è stata progressivamente ridotta o eliminata, perché ritenuta troppo complessa, distante, difficile da affrontare con classi eterogenee. Ma le Indicazioni ministeriali non dovrebbero sancire come norma ciò che, in alcuni casi, è già diventato una rinuncia. Al contrario, dovrebbero incoraggiare a riscoprirne la bellezza e a valorizzare le esperienze didattiche che mostrano come anche l’ultima parte del viaggio dantesco possa essere non solo compresa, ma amata e condivisa. Il Paradiso non è un ostacolo: è un traguardo. E come ogni traguardo, richiede un percorso adeguato, non la sua cancellazione.
Questa non è un’utopia: è una scelta di metodo, una scelta culturale. È la consapevolezza che la profondità non nasce dall’accumulo, ma dalla progressione ordinata, dalla costruzione di un terreno solido su cui far crescere il resto. Le Indicazioni ministeriali devono indicare un quadro che non tradisca nella sostanza la nostra tradizione.

Per evitare che la proposta resti astratta o venga percepita come irrealizzabile, può essere utile offrire un modello di organizzazione del biennio dal carattere meramente esemplificativo — non prescrittivo — che mostri come sia possibile articolare in modo equilibrato i diversi nuclei dello studio dell’Italiano. Si tratta di una struttura che ho sperimentato personalmente e che ha dato risultati significativi.
Nel primo anno, la distribuzione oraria potrebbe prevedere:

  • · un’ora dedicata all’epica;
  • · un’ora di Caffè letterario;
  • · un’ora di grammatica;
  • · un’ora dedicata allo studio di testi poetici, narrativi e teatrali.

Nel secondo anno, la progressione potrebbe articolarsi così:

  • · due ore dedicate ai Promessi sposi;
  • · un’ora di storia della letteratura;
  • · un’ora di Caffè letterario.

In questo quadro, l’insegnante potrà anche riprendere e completare i nuclei fondamentali della grammatica, accompagnare gli studenti verso una scrittura scorrevole, corretta e precisa, e intrecciare le diverse attività in un percorso unitario che dia senso allo studio dell’Italiano nel suo complesso.


In definitiva, ciò che chiediamo al Ministro non è un ritorno nostalgico al passato né un irrigidimento dei programmi, ma un atto di fiducia nella profondità. La scuola non ha bisogno di semplificare: ha bisogno di dare tempo, di costruire fondamenta, di restituire ai ragazzi la possibilità di incontrare davvero i grandi testi. Una scuola che rinuncia alla profondità non diventa più inclusiva: diventa semplicemente più fragile.
Rimettere ordine nel curricolo, ridare respiro al biennio, permettere al triennio di distendersi senza affanni: questa è una scelta culturale prima ancora che didattica. È la scelta di credere che i giovani possano comprendere, appassionarsi, crescere se vengono accompagnati con intelligenza e con metodo. È la scelta di non cedere alla tentazione della frammentazione, della semplificazione e della superficialità, ma di ricostruire un percorso che abbia un senso, un inizio e una fine, una direzione e un orizzonte.
Se la scuola vuole davvero formare, in primo luogo, uomini e, poi, cittadini consapevoli, deve tornare a offrire storie che fondano, non solo competenze che si acquisiscono. E allora sì, il testo tornerà al centro: non come un oggetto da analizzare, ma come un incontro che cambia. Questa è la proposta. Questa è la responsabilità. E questa, oggi, è la sfida che chiediamo al Ministro di raccogliere.


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Author: Giovanni Fighera

Insegnante di italiano e latino nei Licei, giornalista, scrittore, conduttore radiofonico e blogger, Giovanni Fighera collabora con il dipartimento di Filologia moderna dell’Università degli Studi di Milano. Con le Edizioni Ares ha pubblicato «Che cos’è dunque la felicità mio caro amico?» (2008), La Bellezza salverà il mondo (2009), «Amor che move il sole e l’altre stelle». L’amore, l’uomo, l’Infinito (2010), «Che cos’è mai l’uomo perché di lui ti ricordi?». L’io, la crisi, la speranza (2012), Tra i banchi di scuola (2014), Tre giorni all’Inferno (2016), Ritorno al Paradiso perduto (2017), Paradiso. Andata e ritorno. In viaggio con Dante (2018), Pirandello in cerca d’autore. Una rilettura (2019). Con Itaca ha pubblicato Il matrimonio di Renzo e Lucia (2015). Ha inoltre pubblicato Paradiso. In viaggio con Dante verso le stelle (Sugarco, 2019) e I promessi sposi. Dietro le quinte del grande romanzo (Sugarco, 2022). Con La Nuova Bussola Quotidiana ha pubblicato Dante e Petrarca. Il duello (2021). Per la scuola ha curato le edizioni della Divina commedia (Giunti-Treccani-Clio 2020), de I promessi sposi (Giunti-Treccani-Clio 2023), della grammatica (Di parola in parola, Clio-La nuova scuola 2026), della Storia della letteratura (in pubblicazione, Clio- La nuova scuola). Ha partecipato, tra gli altri, al Censimento dei commenti danteschi (Salerno Ed., 2014), e al Convegno internazionale di Varsavia Il Dante dei moderni (2015), al Congresso Dantesco Internazionale di Ravenna (2017, 2021, 2023). Da anni tiene conferenze e lezioni in Italia. Ha partecipato ad alcune raccolte di poesie (Nuovi salmi, I poeti e la crisi, Sorella morte). Ha collaborato con alcune radio (Radio vaticana, Radio 5.9, ecc.). Su Radio Maria ha condotto le trasmissioni In viaggio con Dante verso le stelle e I Promessi sposi e il sugo della storia e dal 2024 conduce La bellezza salverà il mondo. Quel bello che ci cambia. Sul Blog La ragione del cuore potrete trovare maggiori informazioni: https://www.giovannifighera.it/autore/ Profilo aggiornato al 2026.

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