Antifona
Il Signore è la forza del suo popolo,
rifugio di salvezza per il suo consacrato.
Salva il tuo popolo, o Signore,
e benedici la tua eredità,
sii loro pastore e sostegno per sempre. (Cf. Sal 27,8-9)
XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A
21 GIUGNO 2026
Colore Liturgico Verde
Commento artistico-spirituale alla Seconda Lettura di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
Liturgia della Parola in LIS, sottotitolazione e audio a cura della Conferenza Episcopale Italiana (CEI)
«Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato. Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti» (Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 5,12-15).
San Paolo mette a confronto Adamo e Gesù Cristo per dimostrare che la potenza del Risorto è infinitamente più forte di qualsiasi capacità distruttiva del peccato umano. Infatti poco dopo questo brano, egli afferma: «Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia».
Annunciazione
Uno dei capolavori assoluti esposti al Museo del Prado a Madrid è l’«Annunciazione» dipinta dal Beato Angelico per il convento di san Domenico a Fiesole. Sulla sinistra, immersi in un giardino rigoglioso ma ormai perduto, Adamo ed Eva cacciati dall’Angelo, sono chini, affranti e coperti di foglie, a simboleggiare l’inizio della mortalità e della colpa che si estende a tutta l’umanità. Sulla destra, sotto il loggiato rinascimentale, si compie l’Annunciazione. Maria accetta il suo ruolo e lo Spirito Santo (sotto forma di colomba, lungo il raggio di luce divina) dà inizio all’Incarnazione di Gesù, il «Nuovo Adamo» che viene a rimediare al fallimento del primo, portando la salvezza. Il raggio di luce dorata che parte dalle mani di Dio (in alto a sinistra), passa sopra la testa dei progenitori e arriva dritto a Maria, collega fisicamente il momento della caduta con quello del riscatto. Tra le altre simbologie, l’Angelico sottolinea l’azione trinitaria: in alto, nel medaglione scolpito tra gli archi, il volto di Dio Padre; sotto, appollaiata sul tirante, la rondine che, sopra la figura della Vergine, annuncia la venuta del Figlio; a destra, in volo verso Maria, la colomba dello Spirito Santo.
Preconio Pasquale
Nel «Preconio Pasquale» (Exsultet), il solenne inno cantato dal diacono all’inizio della Veglia Pasquale davanti al cero acceso e risalente al V-VI sec., si trova la sintesi poetica e teologica sul legame tra la caduta di Adamo e la grazia di Cristo:
«O peccato di Adamo, certamente necessario,/ che è stato cancellato dalla morte di Cristo!/ O felice colpa,/ che meritò di avere un così grande Redentore!».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.