Semplice ed immediata, la video intervista a Fra’ Michele, della Comunità dei Figli del Divino Amore in Medjugorje, narra una storia che ha dell’inverosimile. Dalla droga alla conversione.
Nel mondo delle comunità e dei percorsi di recupero dalla droga, nate spesso da sacerdoti e religiosi, frequentemente v’è l’idea che l’interesse religioso in un tossicodipendente sia quasi un diversivo
illusorio con lo scopo inconsapevole di nascondere i veri problemi che avrebbero portato alle dipendenze, quali problematiche relazionali, emotive ed affettive, di personalità, restando sempre in un quadro di lettura del fenomeno strettamente nell’ambito dello psicologico. Spesso si ripete anche che le dipendenze nulla avrebbero a che vedere con i vizi, che rientrano, invece, nelle categorie morali.
In realtà, i confini tra morale, spirituale e psicologico, tra educativo e spirituale non sono così netti e può avvenire che proprio una vita lasciata andare alla deriva, concedendosi tutti quei piaceri, che potremmo desiderare di soddisfare, possano poi far cadere nel vortice delle apparentemente invincibili dipendenze, di qualsiasi natura esse siano. Le dipendenze non sono un vizio, ma nei vizi trovano ampio pascolo in cui lavorare alla distruzione delle vite di giovani e meno giovani. Al fondo, però, sta una domanda e più ancora un vuoto: perché vivere? Che senso ha la mia vita?
Fra’ Michele, davanti ai suoi eccessi, ha ritrovato la propria identità a confronto con due genitori che, in modi diversi, mai hanno smesso di seguirlo e di pregare per lui, finché sforzi e preghiere hanno ottenuto un cambimamento insperato. Ma loro, i genitori, speravano sì, ma non di una speranza solo umana, ma sprannaturale, teologale.
Neanche a farlo apposta, è stato l’incontro di Michele con due donne, una suora e Maria, la Madre di Dio, a compiere il miracolo.