Festa delle Repubblica matrigna

Si vuole ancora unire gli italiani attorno a miti screditati dalle ideologie e dalla manipolazione storica. Come questo 2 Giugno, che celebra la nascita di una “nuova” Italia partorita da un probabile imbroglio, come quelli – i plebisciti – che portarono all’Unità

25 Aprile, 2 Giugno, 4 Novembre; date che dovrebbero unire gli italiani facendoli sentire “popolo”. Ricorrenze che hanno evidentemente fallito nel loro intento a giudicare dalle profonde divisioni ideologiche che ancora solcano – a 150 anni dalla malfatta Unità nazionale – questa nostra povera e negletta patria, popolata da chi italiano non è e difficilmente lo sarà, da chi sembra aver rinnegato la propria appartenenza, tanto da sfilare sventolando ogni sorta di bandiera, appassionandosi a tutte le cause meno che a quella italiana e da chi rivendica con orgoglio la sua “italianità” senza però conoscere a fondo la storia dell’Italia, le proprie radici culturali e religiose – anche a causa di un sistema scolastico sempre più scadente – ; ovvero proprio quello che dà spessore e sostanza a qualsiasi identità nazionale.

Ma anziché cominciare una buona volta a fare pulizia delle incrostazioni che impediscono una onesta e corretta conoscenza della storia patria si continua nell’illusione di poter unire gli italiani attorno a “miti” la cui credibilità è oltretutto irrimediabilmente sbiadita a causa delle manipolazioni ideologiche cui sono stati fatti oggetto.

Del 25 Aprile si sono infatti appropriate le sinistre facendone un momento di puerile contrapposizione politica e ideologica; il 2 Giugno è la celebrazione di una Repubblica nata per il rotto della cuffia – o grazie a clamorosi brogli come accenniamo più avanti –; il 4 Novembre dovrebbe celebrare una vittoria militare e le Forze Armate che la resero possibile, in una Italia ormai imbelle e pacifista che rigurgita di bandiere arcobaleno, anche sugli altari.

Ma soffermiamoci un momento proprio sul 2 Giugno in cui si festeggia la fine della monarchia sabauda e la nascita di una “nuova” Italia, democratica e repubblicana. Un evento che però, ancora dopo ottant’anni è avvolto nella nebbia. Vi sono fondati dubbi infatti che gli Italiani col referendum del 1945 vollero un cambio di regime, bensì avrebbero in realtà espresso la volontà di continuare ad avere un Re. Furono i magheggi di Togliatti, l’allora Guardasigilli nonché leader del Pci, probabilmente con la complicità di altri rappresentanti dei partiti del Comitato di liberazione nazionale, a cambiare le carte in tavola. Lo racconta Massimo Caprara, allora segretario particolare del segretario comunista in un articolo del 2002 pubblicato da Il Timone.

Tra l’altro anche la nostra unificazione nacque da brogli: i plebisciti, nei quali votarono esigue minoranze di “signori” e in cui i “Si” risultarono superiori al numero dei votanti.

Ma questo sarebbe il meno se in seguito la tanto celebrata Repubblica non si fosse rivelata essere una bisbetica matrigna, salvo forse nei suoi primi venti anni di vita riuscendo, fintanto rimase saldamente in mano ai cattolici, a risollevare la nostra patria dalle devastazioni della guerra. Poi purtroppo sono ricominciate le trame di chi aizzando l’odio, questa volta di classe, ha voluto prima rendere l’Italia simile ad un regime socialista, in cui i cittadini sono controllati, vessati e repressi nelle loro fondamentali libertà, come la proprietà privata, in nome di un malinteso egualitarismo, e poi in una arena politico-ideologica  ove mettere gli italiani l’uno contro l’altro.

In questa ennesima festa nazionale ignorata e non sentita dai più, vogliamo pertanto ricordare le parole che Fëdor Dostoevskij scrisse all’indomani della presa di Roma: «Per duemila anni l’Italia ha portato in sé un’idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, non la speculazione di una mente di gabinetto, ma un’idea reale, organica, frutto della vita della nazione, frutto della vita del mondo: l’idea dell’unione di tutto il mondo, da principio quella romana antica, poi la papale. I popoli cresciuti e scomparsi in questi due millenni e mezzo in Italia comprendevano che erano i portatori di un’idea universale, e quando non lo comprendevano, lo sentivano e lo presentivano. La scienza, l’arte, tutto si rivestiva e penetrava di questo significato mondiale. Ammettiamo pure che questa idea mondiale, alla fine, si era logorata, stremata ed esaurita (ma è stato proprio così?) ma che cosa è venuto al suo posto, per che cosa possiamo congratularci con l’Italia, che cosa ha ottenuto di meglio dopo la diplomazia del conte di Cavour? È sorto un piccolo regno dì second’ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale, … un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un’unità meccanica e non spirituale (cioè non l’unità mondiale di una volta) e per di più pieno di debiti non pagati e soprattutto soddisfatto del suo essere un regno di second’ordine. Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del conte di Cavour!» (da Diario di uno scrittore, maggio – giugno 1877).

Il regno di second’ordine ha lasciato il posto ad una repubblichetta di quart’ordine assolutamente incapace di neppure concepire di nuovo «un’idea universale capace di riunire il mondo»

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Author: Pietro Licciardi

Pietro Licciardi, giornalista professionista dal 1991, ha collaborato con La Nazione e Il Telegrafo. Nel 1992 ha collaborato a due programmi di fascia pomeridiana della RAI e nello stesso periodo ha lavorato presso l’Ufficio relazioni esterne dello stabilimento Ilva di Piombino, per il quale ha realizzato l’house organ, curato la comunicazione interna e tenuto i rapporti con la stampa locale e nazionale. Ha successivamente svolto incarichi di ufficio stampa ed è stato addetto stampa a Roma presso la sede nazionale di una associazione di lavoratori. Inoltre, ha diretto e collaborato con diverse riviste. Tra il 1993 e il 2000 ha svolto una inchiesta sul “Mostro di Firenze” al termine della quale ha pubblicato: Gli “Affari riservati” del mostro di Firenze – Roma 2000, La strana morte del dr. Narducci. Il rebus dei due cadaveri e il “mostro” di Firenze – Derive e Approdi, Roma 2007. Altre pubblicazioni: Sussidiarietà: pensiero sociale della Chiesa e riforma dello Stato - Monti, Saronno 2000, Franchising ed impresa sociale – Franco Angeli, Milano 2003, Facility management e global service - Franco Angeli, Milano 2003.

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