Alleluia, alleluia.
Io sono la via, la verità e la vita, dice il Signore;
nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. (Gv 14,6b.9c)
V DOMENICA DI PASQUA – ANNO A – 3 MAGGIO 2026
Colore Liturgico Bianco
Commento artistico-spirituale alla Prima Lettura di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
Liturgia della Parola in LIS, sottotitolazione e audio a cura della Conferenza Episcopale Italiana (CEI)
«In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: “Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola”. Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani. E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede» (Atti degli Apostoli 6,1-7).
Il brano scritto da san Luca descrive un momento di svolta per la Chiesa primitiva: la nascita del ministero diaconale. Gli Apostoli infatti, per fedeltà alla loro missione chiariscono le loro priorità: la preghiera e l’annuncio della Parola. Di conseguenza chiedono alla comunità di procedere nella scelta per il «servizio delle mense» di sette uomini di buona reputazione e pieni «di fede e di Spirito Santo», capaci di gestire situazioni umane complesse. Nella Chiesa ogni compito richiede persone dedicate.
«Santo Stefano riceve il diaconato e distribuisce le elemosine» è un affresco che occupa la lunetta della parete di sinistra della Cappella Niccolina, dipinta nel palazzo Apostolico in Vaticano da Beato Angelico e aiuti (tra cui Benozzo Gozzoli) tra il 1447 e il 1448 circa. L’opera è composta da due scene distinte, separate da un elemento architettonico verticale: a sinistra, Stefano inginocchiato è ordinato diacono da san Pietro che, alla presenza di otto apostoli, gli consegna il calice e la patena davanti all’altare e, a destra, all’esterno di una chiesa, Stefano attinge monete da una bisaccia per distribuirle a una folla di poveri, tra cui donne, bambini e mendicanti. Tra i personaggi di questo settore si vedono un frate che controlla la lista delle elemosine, un uomo che prega, un povero pellegrino con il bastone (bordone) e il cappello, e infine una donna con un paniere e un artigiano che se ne vanno dopo aver ricevuto l’aiuto.
Prudenzio, poeta cristiano del IV secolo, nel suo «Liber Peristephanon» (Libro sulle corone), descrive il servizio dei diaconi non solo come rito, ma come dono totale: «Ecco il testimone che siede alla soglia,/ il primo che apre la via del sangue,/ diacono eletto al servizio della mensa,/ fatto pane egli stesso per la gloria di Dio».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.