La Chiesa distingue il ricordo dei santi stabilendone la Festa, la Memoria e la Memoria facoltativa, a seconda del rilievo attribuitogli in rapporto alla diffusione del loro culto nel tempo e per il numero dei territori, infatti alcuni santi sono più venerati in un luogo che in altri. Per Paolo VI la scelta è caduta sulla Memoria
facoltativa, ovvero, la Memoria del Santo Papa potrà essere celebrata ovunque, ma senza obbligo.
Nel caso di un papa santo, sarà proprio facoltativo ricordarlo in tal guisa, dato l’amore suscitato nel Popolo di Dio, la sua finezza nelle virtù, i gesti epocali da lui compiuti quali: il primo viaggio in Terra Santa, l’incontro con il Rabbino di Roma, il primo incontro con il Patriarca Ecumenico Atenagora di Costantinopoli, che segnò la riapertura del dialogo con le Chiese di Oriente, dopo il Grande Scisma del 1054, eventi che non possono non essere impressi nel ricordo della Chiesa universale.
E l’Humane vitae? E la Riforma Liturgica, e il Concilio, che il Santo Papa si trovò a guidare in acque tempestose? Proprio un Papa ed un Santo di poco conto, che i più potranno trascurare senza problema alcuno!
Sulle stravaganze registrate nelle attribuzioni dei livelli di ricordo dei santi nella liturgia è interessante l’articolo del 27 Maggio 2020, a firma di Cristina Siccardi, pubblicato da Corrispondenza Romana:
Le memorie liturgiche dei santi. Quanta confusione! (QUI)
Per la Redazione, Marcello Giuliano
Vogliamo ricordare San Paolo VI con un bell’articolo intervista a Padre Sicari, importante agiografo e storico, pubblicato da Costanza Signorelli su La Nuova Bussola Quotidiana il 14 Ottobre 2018.
L’INTERVISTA
Incompreso perchè Santo. Ecco chi era davvero Paolo VI
«Sull’Humanae vitae non fece mai un passo indietro e fu sostenuto e confortato dai santi di allora: Padre Pio e Giovanni Paolo II». E poi: «Agli assalti contro la liturgia rispose riaffermando con forza la dottrina e la fede integrale nell’Eucaristia». Ancora: «Nonostante tutte le insidie del Concilio Vaticano II, guidò costantemente la Chiesa verso una sola e unica meta: Gesù Cristo». Oggi la Chiesa proclama Santo Paolo VI, liberando questo Pontefice da oltre mezzo secolo di strumentalizzazioni. Il Papa del Concilio Vaticano II, fu un uomo semplicemente e follemente innamorato di Gesù Cristo. Padre Sicari, il più noto agiografo italiano, ci racconta Paolo VI.
CHIESA, UN SOLO AMORE, UN SOLO ANNUNCIO: GESU’ CRISTO!, di Paolo VI
MIRACOLO DI PAOLO VI: MONITO PER I SINGOLI E PER LA CHIESA, di B. Frigerio
Attualità 14_10_2018

Non un modernista o un conservatore, non un comunista né un democristiano. Non fu nemmeno il Papa di questa o di quella corrente ideologica. Giovanni Battista Montini fu “semplicemente” un Santo. E come tale viene oggi proclamato durante la cerimonia di canonizzazione in San Pietro. E’ la “sua” Santa Madre Chiesa, alla fine, a liberarlo una volta per tutte dai pregiudizi e dalle strumentalizzazioni di oltre mezzo secolo di storia. Ed è proprio la sua amata Sposa che gli restituisce la verità, anche su questa terra. Paolo VI oggi è chiamato Santo perchè fu un uomo solamente e follemente innamorato di Gesù Cristo. «Ricordate: questo è il nostro perenne annuncio, è la voce che noi facciamo risuonare per tutta la terra e per tutta la fila dei secoli. Ricordate e meditate: il Papa è venuto qua fra voi, e ha gridato: Gesù Cristo!». Questo forte grido, che Montini pronunciò dagli estremi confini della terra, durante uno dei suoi incessanti viaggi apostolici, fu lo stesso grido che rieccheggiò nel suo cuore per tutta la vita. E, forse, fu proprio questo grido – ovvero questa sua radicale appartenenza solo a Dio – che costò a Paolo VI la completa solitudine e la totale incomprensione, specialmente alla fine del suo pontificato. I feroci attacchi ed il disprezzo che dovette sopportare per la pubblicazione dell’Enciclica Humanae vitae ne sono solo un esempio. Tanto che quando morirà, il grande teologo Hans Urs von Balthasar lo ricorderà appassionatamente come: «Il Dileggiato del Vaticano», nella cui figura «emerse con tutta forza l’immagine del Signore Crocifisso».
E’ questa, a grandi linee, l’immagine che esce da “Paolo VI. Il papa del dialogo e del perdono”, il ritratto che il più noto agiografo italiano, padre Antonio Maria Sicari, ha tracciato di lui. Ed è proprio a padre Sicari che abbiamo chiesto di raccontarci, con confidenza, questo nuovo Santo che la Chiesa regala al popolo di Dio.
Mons. J. Magee, segretario di Paolo VI, lo definì il Papa del Perdono. Sosteneva, infatti, che la prima e la più evidente virtù di Papa Montini, fosse quella di essere “dispensatore di perdono e della misericordia di Dio”. Può spiegare? C’è qualche esempio particolare che si può raccontare a riguardo?
«Credo che l’esempio più probante sia proprio l’affermazione del segretario che gli è stato accanto per anni e che ha potuto testimoniare: «Paolo VI non aveva mai una parola di condanna per nessuno, sempre scusava (…). Diceva: “Io sono il primo a essere perdonato da Dio. Io non devo mai condannare nessuno, devo essere sempre il ministro del perdono”». Egli sapeva non solo perdonare, ma anche chiedere perdono. La prova più commovente è nel suo Testamento dove, fin dalle prime righe, [… QUI l’ articolo completo]
San Paolo VI morì come visse, in quella divina luce che descrisse in quell’Angelus, preparato per il 6 Agosto 1978, che non poté pronunciare.
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