NOTA TEOLOGICA AL “GRUPPO DI STUDIO 9” DEL SINODO DEI VESCOVI(PARTE SECONDA).

Per un esercizio sinodale del discernimento nelle Chiese locali: due questioni emergenti

Delle due questioni emergenti si analizza la prima, ossia l’esperienza delle persone omosessuali credenti.

La Chiesa non condanna l’omosessualità, ma gli atti omosessuali. La persona omosessuale è chiamata a partecipare al sacrificio della croce di Cristo, vivendo la sua inclinazione in castità. Il matrimonio omosessuale oltre a contrastare la legge divina, si oppone alla legge naturale e minaccia l’integrità familiare.

Il Magistero dei Santi circa l’omosessualità

San Tommaso d’Aquino

San Tommaso d’Aquino ricorda che ogni atto contro natura è peccato. Nella visione tomista gli atti contro natura sono i seguenti: onanismo, coito bestiale, coito omosessuale, perché non conducono alla procreazione. Diversa invece è la fornicazione, che l’Aquinate definisce azione contro la ragione, perché pur essendo aperto alla procreazione è in contrasto alla morale in quanto avviene al di fuori del matrimonio, tale da precludere al nascituro una forma familiare stabile. Suddetto atto accade in una relazione di fidanzamento e non coniugale. In rifermento al peccato di sodomia, san Tommaso d’Aquino mette in evidenza che contraddice il bene, contrasta l’ordine naturale ed è quindi intrinsecamente malvagio. La sodomia nella Summa Teologica(II – II, q. 154) Tommaso la definisce una forma particolare di lussuria, in quanto è un vizio ed è il peggiore dei peccati presenti nell’ambito della lussuria. Tali peccati ingiuriano contro Dio, violano la sacralità del matrimonio che è relazione sponsale tra Dio e la coppia e profanano la sessualità con una libidine perversa.

Santa Caterina da Siena

Caterina da Siena definisce gli atti omosessuali con parole dure. Ella pone anzitutto in risalto che gli atti omosessuali offuscano la ragione, spiacciono a Dio che è purezza e addirittura anche ai demoni, che pur essendo intrinsecamente malvagi, sono costituiti di natura angelica e vedendo tali pratiche, le riconoscono per azione divina(i demoni sono sempre a Dio sottoposti) come deprecabili e di schiavitù. Santa Caterina da Siena nel “Dialogo della Divina Provvidenza” esordisce così:

Non solo essi hanno quell’immondezza e fragilità, alla quale siete inclinati per la vostra fragile natura (benché la ragione, quando lo vuole il libero arbitrio, faccia star quieta questa ribellione), ma quei miseri non raffrenano quella fragilità: anzi fanno peggio, commettendo il maledetto peccato contro natura.

Quali ciechi e stolti, essendo offuscato il lume del loro intelletto, non conoscono il fetore e la miseria in cui sono; poiché non solo essa fa schifo a Me, che sono somma ed eterna purità (a cui è tanto abominevole, che per questo solo peccato cinque città sprofondarono per mio divino giudizio, non volendo più oltre sopportarle la mia giustizia), ma dispiace anche ai demoni, che di quei miseri si sono fatti signori.

Non è che ai demoni dispiaccia il male, quasi che a loro piaccia un qualche bene, ma perché la loro natura è angelica, e perciò schiva di vedere o di stare a veder commettere quell’enorme peccato” (S. Caterina da Siena, op. cit., cap. 124).

San Bernardino da Siena

Bernardino reputa la sodomia come un vizio che sconvolge l’intelletto, spezza l’animo, rende pusillanimi, iracondi, ostinati e presuntuosi, in quanto l’animo è agitato dal furore e non dalla ragione. Egli nelle “Prediche volgari” redige:

La cagione si è perché ellino so’ accecati, e dove arebbono i pensieri loro alle cose alte e grandi, come quelle che hanno l’animo magno, gli rompe e gli fracassa e riduceli a vili cose a disutili e fracide e putride, e mai questi tali non si possono contentare. (…) Come de la gloria di Dio ne partecipa più uno che un altro, così in inferno vi so’ luoghi dove v’è più pene, e più ne sente uno che un altro. Più pena sente uno che sia vissuto con questo vizio de la sodomia che un altro, perocché questo è maggior peccato che sia” (San Bernardino da Siena, Predica XXXIX in Prediche volgari, pp. 896-897 e 915).

Omosessualità e Catechismo della Chiesa Cattolica

Il canone 2335 del CCC afferma:  <<Ciascuno dei due sessi, con eguale dignità, anche se in modo differente, è immagine della potenza e della tenerezza di Dio. L’unione dell’uomo e della donna nel matrimonio è una maniera di imitare, nella carne, la generosità e la fecondità del Creatore: « L’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne » (Gn 2,24). Da tale unione derivano tutte le generazioni umane.

Il canone sopra citato fa anche rifermento alla purezza di spirito. La fisicità umana, non può essere disgiunta dalla grazia. La grazia in relazione alla ragione aiuta a discernere il sentire e il desiderare ordinato. Il sentire fa parte della creazione, il disordine è frutto di un desiderio non giustificato. Il CCC ricorda che il Vangelo coinvolge l’intera esistenza sia in termini fisici, che spirituali. Il Catechismo di San Pio X ribadisce che il VI comandamento ordina di essere santi nel corpo, che è tempio di Dio. Ecco allora l’ausilio della virtù della temperanza, la quale frena le passioni disordinate e l’uso dei beni sensibili in modalità eccessiva.

Testimonianza del cattolico omosessuale al Sinodo

La mia sessualità non è una perversione, un disturbo o una croce; è un dono di Dio. Ho un matrimonio felice e sano e vivo pienamente la mia vita come cattolico gay dichiarato. Ci sono voluti anni di preghiera, terapia e comunità accoglienti per arrivare fin qui, ma oggi ringrazio Dio per la mia sessualità e per la mia condizione di vita.

Se potessi scegliere di essere gay, lo sceglierei, perché è un modo potente e bellissimo di riflettere l’immagine di Dio nel mondo. Essere un uomo gay mi rende più empatico, premuroso, appassionato di giustizia e creativo. Certo, ho anche i miei difetti, le mie insicurezze e il mio peccato, ma queste cose non hanno nulla a che vedere con il mio orientamento sessuale.

Ho iniziato la mia prima relazione con una persona dello stesso sesso a ventotto anni. È stata una relazione a volte difficile, ma mi ha fatto crescere. Ho imparato a essere meno egoista, a rinunciare al controllo, e ho capito che dentro una relazione divento più facilmente la persona che Dio mi chiama a essere, molto più di quanto riesca a esserlo da solo.

Oggi ringrazio Dio per mio marito, che ho incontrato cinque anni fa. È stata la più grande fonte di apprendimento e di grazia della mia vita. È un immigrato, subisce il razzismo in quanto uomo nero ed è sobrio da sette anni. La nostra vita insieme sembra un miracolo.

Anche se vive con fatica il rapporto con la religione istituzionale, spesso mi spinge a crescere nella mia relazione con Dio. Ci piace scherzare dicendo che lui è “spirituale ma non religioso”, mentre io posso essere “religioso ma non spirituale”.

Ci completiamo a vicenda, e la fede è una parte viva del nostro matrimonio.Io tendo a essere scettico e pragmatico, lui invece irradia speranza e visione. Non sarei la persona che sono oggi, né come uomo né come discepolo di Cristo, senza di lui. Siamo orgogliosi di costruire insieme la nostra famiglia”.

  1. Pur non essendo la tendenza omosessuale un peccato, la pratica degli atti omosessuali rimane un disordine ed è essa stessa intrinsice malum e peccato personale. Dio non può vivere in un contesto disordinato(cfr. 1 Cor. 14, 33). per questo, non giudicando la situazione soggetiva della persona mal informata circa la morale naturale e cattolica, sottolineiamo che l’errore più grave è ascrivibile a chi ciò accettasse come vero, giusto e santo. Dio non accetta la confusione, ma la pace. Il sostantivo pace(shalom) nella Bibbia evidenzia l’ordine con il quale Dio ha proceduto all’opera della creazione. Cieli, terra, esseri viventi secondo la propria specie formano un cosmos ordinato. Si può inoltre affermare che accanto all’ordine c’è la luce(cfr. 1 Gv. 1, 5 – 7). La luce è la comunione con Dio e con il sangue del Figlio. La sessualità è un dono nella misura in cui essa è aperta alla cura dell’altro, ma anche alla procreazione naturale. Diviene una perversione quando l’uomo la relativizza a sola corporeità, non assumendosi una reale responsabilità e non considerando la dignità che l’altro detiene. La persona omosessuale è a immagine di Dio, ma se compie atti contro natura, perde come tutte le altre persone che commettono peccati mortali la somiglianza con Dio. Tale somiglianza le può essere ridonata solo con il Sacramento della Riconciliazione ed un proposito sincero di mutare stile di vita.
  2. Matrimonio: per la Chiesa l’unica forma di matrimonio valida è quella sacramentale. La proposta del Sinodo di mettere in risalto una relazione matrimoniale omoaffettiva, pone soprattutto la fede dei semplici in una condizione di confusione, oltre a contrastare la Tradizione. Il Sinodo in codesto frangente va oltre l’accompagnamento delle persone che vivono situazione irregolare, perché pone in modo parallelo una forma affettiva disordinata all’unica che Dio realmente richiede.
  3. Significato di accompagnamento: l’ermeneutica del sostantivo accompagnamento, la si trova nell’Eucaristia. La motivazione? L’Eucaristia è nutrimento comunitario, oltre che personale. L’accompagnamento cristiano consta esclusivamente nell’identificarsi con Cristo e non nel ridurre il Salvatore ad una immagine umana. L’accompagnamento spirituale ha origine nel Battesimo, che conduce alla santità. Lo scopo dell’accompagnamento è la riscoperta del Vangelo, che mai si subordina alle mode secolari. La direzione spirituale, deve far sorgere questa istanza: si è realmente in Cristo? La direzione spirituale è così correlata alla libertà, ove si richiama il fratello in Cristo ad una fede responsabile. La libertà deve condurre al bene, ed ecco l’ausilio che offre l’ascesi, ove mortificando i vizi, si nobilita lo spirito e l’intera persona. La libertà è correlata all’educazione, quindi ad una maturazione spirituale. Accompagnare le persone omosessuali, significa farli sentire amati da Dio perché redenti dall’Unigenito, ma in una dimensione di accettazione della Parola e degli insegnamenti della Chiesa. Non va quindi adottata una modalità laicista di fede che offre un universalismo senza fondamento, che altera il significato profondo dell’amore e di Dio.
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Author: Emanuele Sinese

Emanuele Sinese è nato a Napoli il 24 Novembre 1991 e da anni vive a Bergamo. Ha frequentato l’Istituto di Scienze Religiose in Bergamo, conseguendo nel 2017 la Laurea triennale con la tesi Il mistero eucaristico in San Pio da Pietrelcina. Nel 2019 ha ottenuto la Laurea magistrale con la tesi La celebrazione eucaristica secondo il rito di San Pio V.  È insegnante specialista di Religione. Da ottobre 2024 prosegue gli studi presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Attualmente è anche coordinatore per la didattica di un laboratorio territoriale di alcuni docenti di religione nella diocesi di Bergamo.

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