Luisella Scrosatti, ben nota per le pagine de La Nuova Bussola Quotidiana, la Radio e numerose pubblicazioni, nei suoi interventi in materia catechetica e spirituale ha particolarmente approfondito la catechesi mariologica. Le abbiamo
chiesto di accompagnarci verso Colei, che è Stella del Mattino, Madre di Dio, Madre della Chiesa, affinché ci trovi sempre pronti e vigili nell’ascolto della Divina Parola, là dove solo retti pensieri possono generare rette azioni.
Per la Redazione, Marcello Giuliano
Da La Nuova Bussola Quotidiana del 14 Maggio 2026
Corredenzione, all’udienza generale, il Papa aggiusta il tiro
In piazza San Pietro Leone XIV richiama il «posto singolare riservato alla Vergine Maria nell’opera della Redenzione». Un intervento breve, che non entra nei problemi sollevati da Mater populi fidelis, ma riammette timidamente la verità sul ruolo unico della Madre di Dio.
– Dossier: Maria è Corredentrice
Ecclesia 14_05_2026

Che Leone XIV stia cercando di rimettere ordine in casa e di compattare il più possibile le diverse anime del mondo cattolico nell’unità della Chiesa è forse la direzione più evidente del suo pontificato. Almeno fino ad ora.
L’Udienza generale di ieri, mercoledì 13 maggio, interamente dedicata a Maria Santissima, ne è un esempio. Il Papa, in occasione della festa di Nostra Signora di Fatima, ha voluto richiamare l’insegnamento dell’ottavo capitolo della Costituzione dogmatica Lumen Gentium (nn. 52-69), presentando la Vergine come «il modello, […] il membro eccellente e la madre dell’intera comunità ecclesiale», «donna icona del Mistero».
Nel discorso del Papa, la Madonna è presentata come membro eccellente della Chiesa, in quanto «credente per antonomasia»; lei è l’esempio più perfetto della dinamica della fede, particolarmente nella sua apertura recettiva dell’azione divina e della sua volontà. E perciò è anche il modello «di ciò che la Chiesa tutta è chiamata ad essere». Il Papa riconosce così che la SS. Vergine è archetipo della Chiesa: è guardando a lei che la Chiesa vede come rispecchiato il proprio mistero, la propria autentica ed essenziale vocazione alla verginità sponsale e materna.
E tuttavia Maria si eleva al di sopra della Chiesa, essendone non solo membro eccellente e modello, ma madre, Mater Ecclesiæ, in quanto «genera figli nel Figlio, amati nell’eterno Amato venuto fra noi», spiega Leone XIV. Senza negare il ruolo esemplare di Maria per tutti i credenti, il Papa ha però voluto precisare che solo lei è madre della Chiesa, perché chiamata dall’eternità a generare le membra di Cristo, lei che ha generato nel proprio grembo il Cristo capo.
Quando Maria abbia concepito e partorito verginalmente Cristo è chiaro a tutti i cristiani; ma quando ella ha concepito e partorito le membra del Cristo? E come adempie verso di loro il suo accudimento materno? Il Papa indica la risposta invitando a rileggere quel «posto singolare riservato alla Vergine Maria nell’opera della Redenzione» espresso in LG 60-62. Lì la Chiesa insegna che la santa Vergine ha cooperato alla Redenzione in modo singolare, essendo associata all’opera del Redentore «a un titolo assolutamente unico», soprattutto soffrendo con Lui sul Calvario e divenendo per questa ragione «madre nell’ordine della grazia» (LG 61).
Il Papa aveva già avuto modo di sottolineare questa partecipazione feconda di Maria al sacrificio della croce in occasione del suo messaggio alla Plenaria della Pontificia Commissione Biblica: «Contempliamo in particolare la Madonna sofferente insieme a Gesù, ai piedi della Croce: Ella, come Madre, patisce sul Calvario le sofferenze del Figlio e vi partecipa con cuore colmo di fede, offrendo la sua lacerante sofferenza per il bene di tutti». Questa sottolineatura dell’oblazione attiva di Maria a vantaggio di tutti riecheggia quanto LG, 58 già insegnava apertamente: Maria stava sotto la croce, «soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al suo sacrifico, amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da lei generata». Ora vi ritorna; il Papa certo si guarda bene dall’utilizzare il titolo di “corredentrice” (che, come sappiamo, è divenuto nuovamente oggetto di accesa controversia), ma pure rilancia la verità di una cooperazione attiva e immediata di Maria alla Redenzione, non relegata semplicemente all’essere Madre del Figlio di Dio, ma sottolineandone la dimensione sacrificale. Ossia, il contenuto della corredenzione.
Il Papa ha anche ricordato, sulla scorta del Concilio, «che unico Mediatore di salvezza è Gesù Cristo (cfr 1 Tm 2,5-6) e che la sua Madre Santissima “in nessun modo oscura o diminuisce questa unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l’efficacia” (LG 60)». LG insegna appunto che la mediazione di Maria non dipende da «una necessità oggettiva», quasi che la mediazione di Cristo sia insufficiente, ma «da una disposizione puramente gratuita di Dio»; e parimenti essa non sottrae nulla alla mediazione del Signore Gesù, perché scaturisce precisamente «dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo».
Questa Udienza generale sembra correggere il tiro di Mater populi fidelis su più punti, riportando l’insegnamento del Magistero almeno nel solco dei testi del Vaticano II, da cui la Nota del 2025 si era pericolosamente allontanata. Nel documento del Dicastero per la Dottrina della Fede si taceva il contributo attivo e sacrificale della Madonna alla Redenzione, Papa Leone lo sottolinea nuovamente; nel primo la Madonna era “schiacciata” sul versante ecclesiotipico, come membro della Chiesa e modello di fede e docilità, qui Leone le restituisce il suo ruolo unico nella cooperazione alla Redenzione, che la fa essere a giusto titolo Madre della Chiesa e vera madre spirituale delle anime; là si respira ad ogni paragrafo la preoccupazione di esorcizzare una presunta competizione tra la Vergine e Cristo, che ha portato il documento a dissolvere il contenuto autentico della mediazione di Maria, qui il Papa ricorda serenamente che la mediazione di Maria non oscura, ma si fonda sulla mediazione di Cristo.
Si tratta comunque di un testo breve, che manifesta la scelta di Leone XIV di non entrare direttamente nei molti problemi sollevati da Mater populi fidelis; eppure è un intervento che sembra riammettere timidamente la verità della corredenzione di Maria. Anche se al Dicastero non vogliono che se ne parli.
LEONE XIV
UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro
Mercoledì, 13 maggio 2026
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I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione dogmatica Lumen gentium. 9. La Vergine Maria, modello della Chiesa
Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!
Il Concilio Vaticano II ha voluto dedicare l’ultimo capitolo della Costituzione dogmatica sulla Chiesa alla Vergine Maria (cfr Lumen gentium, 52-69). Ella «è riconosciuta quale sovreminente e del tutto singolare membro della Chiesa, figura ed eccellentissimo modello per essa nella fede e nella carità» (n. 53). Queste parole ci invitano a comprendere come in Maria, che sotto l’azione dello Spirito Santo ha accolto e generato il Figlio di Dio venuto nella carne, si possano riconoscere sia il modello, che il membro eccellente e la madre dell’intera comunità ecclesiale.
Lasciandosi plasmare dall’opera della Grazia, venuta a compiersi in Lei, e accogliendo il dono dell’Altissimo con la sua fede e il suo amore verginale, Maria è modello perfetto di ciò che la Chiesa tutta è chiamata ad essere, creatura della Parola del Signore e madre dei figli di Dio generati nella docilità all’azione dello Spirito Santo. In quanto, poi, è la credente per antonomasia, in cui ci è offerta la forma perfetta dell’incondizionata aperturaal mistero divino nella comunione del popolo santo di Dio, Maria è membro eccellente della comunità ecclesiale. In quanto, infine, genera figli nel Figlio, amati nell’eterno Amato venuto fra noi, Maria è madre della Chiesa tutta, che a Lei può rivolgersi con confidenza filiale, nella certezza di essere ascoltata, custodita e amata.
Si potrebbe esprimere l’insieme di queste caratteristiche della Vergine Maria parlando di Lei come della donna icona del Mistero. Con il termine donna si evidenzia la concretezza storica di questa giovane figlia d’Israele, cui è stato dato di vivere la straordinaria esperienza di diventare la madre del Messia. Con l’espressione icona si sottolinea che in Lei si realizza il duplice movimento di discesa e di ascesa: in Lei risplendono tanto l’elezione gratuita da parte di Dio, quanto il libero consenso della fede in Lui. Maria è pertanto la donna icona del Mistero, cioè del disegno divino di salvezza, celato un tempo e rivelato in pienezza in Gesù Cristo.
Il Concilio ci ha lasciato un chiaro insegnamento sul posto singolare riservato alla Vergine Maria nell’opera della Redenzione (cfr Lumen gentium, 60-62). Ha ricordato che unico Mediatore di salvezza è Gesù Cristo (cfr 1 Tm 2,5-6) e che la sua Madre Santissima «in nessun modo oscura o diminuisce questa unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l’efficacia» (LG, 60). Al tempo stesso, «la beata Vergine, predestinata fino dall’eternità, all’interno del disegno d’incarnazione del Verbo, per essere la madre di Dio, […] cooperò in modo tutto speciale all’opera del Salvatore, coll’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo ella è diventata per noi madre nell’ordine della grazia» (ibid., 61).
Nella Vergine Maria viene a specchiarsi anche il mistero della Chiesa: in Lei il popolo di Dio trova rappresentati la sua origine, il suo modello e la sua patria. Nella Madre del Signore la Chiesa contempla il proprio mistero, non solo perché vi ritrova il modello della fede verginale, della carità materna e dell’alleanza sponsale, cui è chiamata, ma anche e soprattutto perché riconosce in lei il proprio archetipo, la figura ideale di ciò che è chiamata ad essere.
Come si può vedere, le riflessioni sulla Vergine Madre raccolte nella Lumen gentium ci insegnano ad amare la Chiesa e a servire in essa il compimento del Regno di Dio che viene e che pienamente si realizzerà nella gloria.
Lasciamoci allora interpellare da tale sublime modello che è Maria, Vergine e Madre, e chiediamo a Lei di aiutarci con la sua intercessione a rispondere a quanto ci viene domandato attraverso il suo esempio: vivo con fede umile e attiva la mia appartenenza alla Chiesa? Vi riconosco la comunità dell’alleanza che Dio mi ha donato per corrispondere al suo amore infinito? Mi sento parte viva della Chiesa, in obbedienza ai pastori dati da Dio? Guardo a Maria come modello, membro eccellente e madre della Chiesa, e chiedo a Lei di aiutarmi a essere discepolo fedele del suo Figlio?
Sorelle e fratelli, lo Spirito Santo, disceso su Maria e invocato da noi con umiltà e fiducia, ci doni di vivere pienamente queste stupende realtà. E, dopo aver approfondito la Costituzione Lumen gentium, chiediamo alla Vergine di ottenerci questo dono: cresca in tutti noi l’amore per la Santa Madre Chiesa. Così sia!