Magnifica Humanitas. Pareri a confronto circa l’Intelligenza Artificiale

Aggiornamenti del giorno Sabato 30 Maggio 2026

Pubblichiamo due interessanti interviste. La prima a Mons. Carlo Polvani, Segretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, per una prima analisi dell’Enciclica. La seconda fa riferimento al parere di un noto sacerdote di Brindisi, Don Cosimo Schena, psicologo, assai seguito sui social e quindi a diretto contatto con il mondo della comunicazione multimediale, con i temi dell’ intelligenza artificiale o, preferirei dire, della non-intelligenza ‘artefatta‘.

Il percorso si preannuncia lungo, prendetevi tempo e pazienza.

Perché affermo che il nome di Intelligenza artificale non è congruo alla realtà che vuole indicare? Per una serie di motivi che forse potremmo considerare.

Negli ultimi mesi si è parlato quotidianamente di ‘IA’, di Intelligenza artificiale, prospettando e mostrando, a mezzo televisione, social, giornali, cosa può e potrà fare la ‘IA’.

Ci si sofferma sul cosa IA potrà fare per alleggerire il lavoro dell’uomo e su cosa non dovrà fare per non sostituirglisi nelle sue specifiche funzioni o naturali peculiarità. Quando l’aratro di legno fu sostituito da quello con la lama di ferro, e poi dall’aratro trainato e comandato dal trattore, ci si preoccupò dei posti di lavoro, ma l’uomo non si sentì realmente sostituito, bensì, tutto sommato, coadiuvato. Ma quando si parla di utilizzo dell’IA, tramite robot, in mansioni di assistenza alla persona, nelle docenze scolastiche ed universitarie ed in molti altri campi, il discorso cambia.

Come si vede, nei media il dibattito si è troppo fermato sul fare e poco sull’essere. Ci si è chiesto cosa sia Intelligenza Artificiale? Ci si è chiesto cosa potrebbe diventare, prima ancora di indagarne le possibili applicazioni? La materia è complessa. Sicuramente, oggi la IA è propagandata come la soluzione di tutti i problemi. Se si sono poste delle domande per la sua applicazione nel campo educativo e didattico, mentre siamo in un fase in cui –ne scrivevamo di recente il 10 Maggio 2026 in Compiti per casa o tempo libero per autonomia e svago?– gli stati fautori della multimedialità nella didattica, quali Stati Uniti, Svezia, Francia, stanno ridimensionandone l’applicazione e l’utilizzo per non impoverire i ragazzi nell’apprendimento e nell’elaborazione di un proprio mondo interiore, intellettuale, artistico, perché mai ci si vuole lanciare con tanta fretta nel campo del mondo con questa gioiosa macchina da guerra, che promette ogni cosa? Sembra che dell’IA sarebbe sufficiente occuparsi delle conseguenze sociali, lavorative, addirittura etiche e morali, il che non è certo sbagliato, ma saltando l’inizio del discorso: cosa sia in sé l’intelligenza artificiale, se sia congruo chiamarla con questo nome, sul perché le venga attribuito questo nome. Perché è stata chiamata Intelligenza e non ragione artificiale? Cosa sono per noi intelligenza e ragione umana e ragione non umana? Siamo sicuri che non sia più opportuno ricordare anche, come cristiani, come ricercatori del vero, e dello spirituale, che intelligenza e ragione non esauriscono le funzioni umane in rapporto all’anima la cui funzione più alta è l’intelletto, solo capace di conoscere le essenze delle cose e le verità universali? poiché oggi per molti, in particolare anche nel campo tecnico scientifico, non si distingue più tra ragione e intelletto, sarebbe vano sperare in una loro capacità attuale di riflettere su questo nuovo ritrovato invocando un ragionamento sulla sua natura. Conseguentemente, anche il discorso etico e morale ne subirebbe gravi conseguenze. Per questo, proprio ai cristiani e a tutti i ricercatori della verità sta il compito di avvertire tutti, la società intera, di questo più grande pericolo senza il quale sarebbe inutile voler frenare la corsa al transumanesimo.

Tutti temi, questi ultimi, sui quali l’attenzione non si sta soffermando. Si invoca, poi, il controllo della IA da parte di chi la costruisce, la indirizza o la potrebbe governare, quando questi stessi soggetti sono parte della causa di quanto già oggi preoccupa. E questo perché? Perché Ia, nella opinione pubblica e nei soggetti che ne discutono, anche ai livelli di governo, è vista solo sotto due aspetti: l’utilità pratica e l’inevitabilità e necessità del progresso ritenuto di per sé buono, concetto che anch’esso andrebbe indagato. Addirittura, l’opinione pubblica divulgata dai media si sofferma sul suo fascino perché, indubbiamente, l’IA stupisce. Cominciamo da un primo passo.

Cercando un’informazione su un motore di ricerca, subito prima di documenti ad hoc, appare la risposta, non richiesta, di IA. Scrivendo sul motore di ricerca Intelligenza Artificiale compare questo genere di descrizione:

“L’intelligenza artificiale (IA) è la capacità di un sistema artificiale di simulare funzioni tipiche dell’intelligenza umana, come apprendere, ragionare, pianificare e prendere decisioni. L’intelligenza artificiale è un campo dell’informatica che sviluppa sistemi hardware e software in grado di imitare capacità cognitive umane, come il pensiero, l’apprendimento, la risoluzione di problemi e la creatività. Non si tratta di magia: le macchine non pensano come il cervello umano, ma approssimano alcune funzioni cognitive attraverso algoritmi sofisticati e l’elaborazione di grandi quantità di dati.”.

Non si ha una vera definizione della natura della IA; è come se si fosse costruito qualcosa che funziona, ma che non si sa cosa sia.

L’IA imita talune capacità umane o riproduce alcune azioni rese possibili dalla intelligenza? Questa è una domanda fondamentale. Ma non ce la si pone o lo si fa di sfuggita. L’IA c’è e va usata. Le discussioni solo sono di contorno. La IA già è utilizzata da tutti, inconsapevolmente, ed orienta molte scelte. La IA si pone sulla linea del fare, come già da tempo l’uomo contemporaneo è avvezzo fare, ma non pare si ponga sulla linea dell’essere. Ciò sarebbe indifferente per le sue applicazioni pratiche, già pressocché onnicomprensive?

Facciamo un esempio: Google Cloud, a proposito del Cos’è, scrive proprio con questo titoletto in grassetto: l’AI è un campo dell’informatica incentrato sulla creazione di macchine intelligenti in grado di svolgere attività che in genere richiedono l’intelligenza umana, come l’apprendimento, il ragionamento e la risoluzione dei problemi (QUI). Ancora una volta, ci si ferma non su ciò che una cosa è, ma su ciò che essa fa, al posto del dichiarare ciò che essa è.

Dell’ essere dell’ IA si dice che è un campo dell’informatica, una disciplina, alla fine, una macchina, che può operare anche autonomamente, acquisendo dati in memoria, che vengono processati in sempre maggior numero e velocità. E allora, IA non comincerebbe ad essere un “è”, una sorta di essere autonomo? La descrizione, non definizione, indicando nella descrizione in grassetto non con la dicitura Cosa fa, ma con la dicitura Cos’è, scambia il fare con l’essere. Essa dà ad intendere che stia parlando dell’essere della IA ed invece parla del suo fare.  All’uomo divenuto robot nella catena di montaggio, oggi non si potrebbe sostituire, allora, un vero e proprio robot in molti campi della vita? Sostituire all’uomo, che è divenuto solo un fare, una macchina, che è solo un fare, un agire? Ma si può agire senza uno scopo? Chi stabilisce lo scopo? E secondo quali criteri?

Chiaramente, il percorso è complesso e laborioso, ma intanto siamo già all’interno del campo definito dalla IA al quale non possiamo sottraci e forse ormai siamo già privi della piena libertà di valutare perché influenzati dalle stesse informazioni e propaganda che obbediscono ad IA, a chi la produce e la controlla, almeno la controlla per ora. Ma gli ideatori dei ‘social’ non restarono già stupiti, in un passato non lontano, dei risultati inattesi dagli stessi? Non furono essi stessi superati dai ‘social’, dal loro funzionamento, dagli effetti sulla società? E non è vero che basta che una cosa funzioni perché essa ci affascini e siamo ben disposti a lasciarcene influenzare? Vedi su ciò anche le banali risposte di intervistati nei TG o nei Talk Schow.

Ed in cosa la IA non somiglierebbe all’intelligenza umana? Ovvero, cosa non è?Per dirne una, non ha capacità di astrarre; essa può solo confrontare ed in base a percentuali consolidate, ipotizzare delle probabilità. Non può valutare il bene o il male. Allora non è una intelligenza, ma una macchina calcolatrice con molte più ampie possibilità. Ma è utile, può servire per … Potremmo convenire, ma perché chiamarla Intelligenza Artificiale?

Sul solito motore di ricerca, nel quale di fatto risponde IA, senza che noi lo si chieda, scriviamo: Cosa non è IA. Ecco cosa appare:

L’Intelligenza Artificiale non è una mente pensante, cosciente o senziente. Non prova emozioni, non ha un’anima, non capisce veramente ciò che scrive e non è infallibile. È invece un complesso strumento matematico e statistico che elabora enormi quantità di dati per simulare il ragionamento umano. [QUI ]

La descrizione è corretta, ma allora, se IA non pensa, se non è cosciente o senziente, chiedo ancora a noi tutti: perché chiamarla intelligenza, benché artificiale, quando l’intelligenza è molto altro prima di tutto questo?

Intelligenza, infatti, “ia” non è in alcun modo. Essa è artificiale, non riproduce l’ intelligenza umana, cosa che però i ricercatori sognano invece di realizzare, come se essa potesse essere un clone, una copia conforme in tutto e per tutto, fino ad averne la sua stessa natura. Essa potrebbe essere descritta e definita in forma negativa come non-intelligenza, come non-intelligenza artefatta. Oppure, potremmo chiamarla calcolatore di possibilità o calcolatore di probabilità.

Nei suoi ricercatori e produttori, la non-intelligenza vanta di non essere schiava né di emozioni, né di istinto, non possedendoli. Per questo si ritiene oggettiva, leggi vera! Non dimentichiamo che l’intelligenza non si può nemmeno indentificare solo con il QI, quoziente intellettivo, ma è frutto, per lo meno, di un clima relazionale ed affettivo, di un contesto ambientale e culturale, dello spirito della persona. Al riguardo, suggerisco anche l’articolo dell’ingegnere Leonardo Noschese, su La Fionda del 23 Ottobre 2023 in L’intelligenza artefatta, appunto. La non-intelligenza artefata è assolutamente altro anche per il suo funzionamento basato solo sul calcolo di lettere ricorrenti, algoritmi, e non sulla comprensione (lo dice anche suo ‘padre’ Google, ricordavamo più sopra), possibile solo all’intelligenza che, nel suo massimo sviluppo, tra le creature visibili, conosciamo solo nell’uomo.

L’intelligenza (umana, specifico) è tendenzialmente capace di leggere l’oggetto, fisico, immateriale o spirituale nelle sue caratteristiche più proprie attraverso i suoi gradi di intuizione e di astrazione. Come già disse anche Papa Leone XIV, l’intelligenza artificiale non proverà mai fede, non sarà, quindi mai in comunione né con Dio, né con gli uomini. E ci preoccupa il fatto che il Santo Padre, incontrando i suoi sacerdoti romani, benché bonariamente, abbia dovuto raccomandare loro di « resistere alla tentazione di preparare le omelie con l’IA» perché fare «una vera omelia» è «condividere la fede». L’intelligenza artificiale «mai arriverà a poter condividere la fede» (Da Avvenire del 20 febbraio 2026 «No alle omelie fatte con l’intelligenza artificiale». Il dialogo del Papa con il clero di Roma, di Agnese Palmucci QUI, cosa, per altro, già avvenuta in Nord Europa (vedi, per esempio, gli articoli del Corriere Una chiesa svizzera ha creato un’intelligenza artificiale per poter parlare con Gesù: E’ un’esperienza spirituale o di Libertà: Un parroco affida a Chat Gpt l’omelia da recitare a messa:” Spaventoso e affascinante”).

Ma perché confrontare i due contributi del Segretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione e le parole del Sacerdote, psicologo, fortemente attivo sui social? Perché queste due significative voci indicano cosa, per lo più, si sta riflettedo all’interno della Chiesa circa questo grave tema, da un lato stimato dall’umanità come prezioso e, dall’altro, messo sotto osservazione per i suoi pericoli valutati, però, non come intrinseci a questo salto epocale, ma estrinseci, ascrivibili, cioè, solo alle scelte sbagliate dell’uomo. In realtà, le cose potrebbero essere anche in altri termini.

Si ritiene dai più, insomma, che l’IA sia un mero strumento utilizzabile per il male o per il bene indifferentemente. Essa è solo uno strumento e, per di più, non può essere considerata uno strimento neutro. Essa potrà plasmare l’uomo secondo un disegno diverso da quello che benevolmente vorremmo immaginare.

Si badi bene: con il presente tentativo di analisi non intendo parlar male della IA, mentre la Chiesa ne parla bene (vedi l’esordio dell’intervista a Mons. Polvani), intendo portare il livello della riflessione e, conseguentemente, della discussione, a ciò che precede la stessa IA. Non possiamo guardare alla IA solo come ad un dato di fatto, ma dobbiamo essere consapevoli di ciò che essa è e potrà diventare non immaginandola solo come noi vorremmo che fosse. Ricordiamoci, come è detto nella stessa Enciclica, che le rivoluzioni socio economiche sono sempre state nelle mani di pochi, ma se non siamo ben avvertiti di cosa ciò implichi in questa specialissima novità, saremo del tutto indifesi dai pericoli che la stessa Chiesa paventa.

Se ripensiamo alla storia della tecnologia, la non-intelligenza artefatta non sta all’uomo come la macchina per scrivere sta all’uomo. Gli stessi software vengono di gran lunga superati dalla non-intelligenza artefatta, pur avendo in comune dei processi logici calcolabili. La non-intelligenza artefatta accelera talmente in modo veloce la natura dell’informazione, ovviamente non riflessa ma ‘assemblata’, da mutare la stessa natura dell’informazione. Non solo: essa riduce il conoscere ad informazione e questa è una scelta che sta a monte della stessa realizzazione della IA.

Ma la conoscenza è solo informazione? Potremmo immaginare che un giorno un apparecchio, collegato a mio padre, che vive a mille chilometri di distanza, rilevi la sua improvvisa morte e mi invii un messaggio automatico che me ne informi. Un conto sarebbe l’informazione ed un conto la conoscenza del fatto, unito indissolubilmente allo strumento e non ad una persona che mi informa partecipamdo al mio dolore. Un conto la cessazione del respiro e delle funzionalità vitali di un corpo ed un conto la morte della persona verso la quale, per esempio, io posso nutrire profodo affetto, od odio, o sentimenti contrastanti. Un conto che me lo dica un robot, un conto che me lo dica un amico, un parente, un nemico … Qualunque persona sana di mente condividerebbe, ma risponderebbe egualmente che la macchina fornisce l’informazione e l’uomo può poi completarla con gli aspetti umani. Il che è solo illusorio, non reale, in quanto, ciò che non è fatto da una qualche persona non potrà essere compiuto certo da me al posto suo. Una parte di storia verrebbe tranciata sul nascere. La morte di una persona, infatti, una fase importantissima della vita, così, semplicemente, non verrebbe da me vissuta .

Se la tecnologia travalica i ritmi biologici, psicologici e spirituali della persona, diviene potenzialmente dannosa anche quando fosse animata da finalità buone. Esse non bastano. È comunque improbabile che scienziati e ricercatori seguano dei perfetti corsi di morale, e non solo di etica, prima di decidere cosa inventare o costruire.

È già noto che i settori dell’arte e di ambito umanistico non si stanno avvantaggiando dei risultati di queste nuove forme di tecnologia, pur utilizzandole, e non potrebbe essere che così: Dai cavoli non nascono bambini!

L’opera d’arte nasce all’interno di relazioni umane e non da relazioni uomo-macchina. L’opera d’arte abbisogna, per essere tale, di relazioni vere e prima ancora di spazi interiori, di silenzi, come anche di travagliate sofferenze.

Ovviamente, come scrive e dice anche il Santo Padre, noi abbiamo già a che fare con la IA, meglio, con la non-intelligenza artefatta, basata su un’idea di uomo che esclude emozioni, sentimenti, pensieri, anima, quanto di più prezioso abbia la vita umana.

Questa non-intelligenza artefatta già pretende di orientare, prima del pensiero, i tempi e ritmi di vita. Già l’automobile ci aveva permesso di superare in breve tempo ampie distanze. Consentiva importanti viaggi, più ancora l’aereo. Ma sull’automobile, o sull’aereo, abbiamo montato mitragliatrici, razzi, bombe, per dirne una … quasi scontata. Soprattutto, quando viaggiamo, trasformiamo il viaggio, l’itinere, l’essere in via, nel bruciare i tempi della via.

Ci priviamo degli incontri con il paesaggio, con gli stili diversi di vita, della maturazione di pensieri nel compiere il viaggio. Occorre tempo per vivere e ci priviamo del tempo. Come sarà allora possibile vivere?

Chi più scriverebbe quei bei diari, come il Viaggio in Italia di Goethe o di Mozart, o di antichi scrittori latini o, mutatis mutandis, di un Truman Capote (1924-1984)? Ma non solo l’uomo, con gli eccessi tecnologici, supera pericolosamente i suoi ritmi e limiti, ma smette di funzionare secondo quegli stili che lo fanno riconoscere come uomo. E di fatti, tutti, almeno i più avveduti, ci accorgiamo di essere meno uomini se perdiamo il contatto con la realtà, mediata da cose, tempi, ritmi, persone, ambienti prima che da macchine e soprattutto da macchine di questo genere.

È ciò che accade, che è accaduto, tutte le volte che ci siamo detti:Va bene, ora non prego perché sono impegnato, dopo lo farò. E poi non pregammo. Così per la vita immersiva … Ora uso la tecnologia, poi in vacanza, in pensione … e arriva, senza accorgecena, la morte. E i conti non sono pari, ma dispari. La tecnologia di qualcuno ha vinto e noi abbiamo perso noi stessi Matteo 16,25, ovviamente, qui cito il Vangelo in senso accomodatizio.

Ma non perdiamoci l’intervista a mons. Polvani, che pone già molte importanti questioni sulle quali già il Dicastero aveva lavorato insieme al Dicastero per la Dottrina della Fede, pubblicando il documento Antiqua et Nova Nota sul rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana del 14 Gennaio 2025, assolutamente da non trascurarsi per ampiezza e varietà di analisi e prospettive.

Marcello Giuliano

Polvani: Magnifica humanitas, un piano d’azione per il futuro

Il segretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione analizza l’enciclica di Leone XIV. Un documento fondato sulle solide basi della Dottrina sociale della Chiesa che evidenzia le luci e le ombre dell’intelligenza artificiale. L’arcivescovo ai media vaticani sottolinea i rischi di ordine antropologico che la rivoluzione tecnologica comporta. “La Chiesa – afferma – non parla male dell’intelligenza artificiale ma si sofferma sulle possibilità che essa può offrire in termini di bene”

Jean Charles Putzolu – Città del Vaticano

“Un’enciclica sociale”, la prima di Papa Leone XIV, che offre una chiave di lettura del suo pontificato. È in sostanza il pensiero dell’arcivescovo Carlo Maria Polvani, segretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, autore di vari articoli di divulgazione scientifica, parlando di Magnifica humanitas, presentata ieri 25 maggio, alla presenza del Pontefice nell’Aula del Sinodo. Nell’intervista ai media vaticani rilegge il documento pontificio come voce della Chiesa all’alba di una nuova rivoluzione industriale, 135 anni dopo la Rerum novarum di Leone XIII, e si sofferma in particolare sulle sfide poste dall’intelligenza artificiale all’intera umanità.

L’enciclica di Leone XIV: l’IA serva l’umanità, non il potere di pochi

L’enciclica di Leone XIV: l’IA serva l’umanità, non il potere di pochi

Nel 135° anniversario della “Rerum novarum”, il Pontefice riflette nella sua prima enciclica, “Magnifica humanitas”, sulla Dottrina sociale della Chiesa nel tempo dell’intelligenza …

Eccellenza, nella sua prima enciclica Papa Prevost fa costante riferimento alla dottrina sociale della Chiesa, come solida base da cui partire e, al tempo stesso come materia che, nel corso della storia, si è dimostrata straordinariamente capace di adattarsi ai cambiamenti. Condivide tale lettura?

Sì, e ne abbiamo la prova nei primi due capitoli, in cui il Papa si prende tutto il tempo necessario per spiegare che cos’è la Dottrina sociale della Chiesa. Egli ne espone non soltanto il fondamento teologico, ma anche i grandi principi, i punti chiave che, di fatto, possono essere considerati delle solide rocce: il bene comune, la destinazione universale dei beni, la sussidiarietà, la solidarietà, il principio di giustizia sociale. Dunque, le fondamenta solide già ci sono …



Don Cosimo Schena sull’enciclica di Papa Leone XIV: “Il rischio è perdere il cuore”

Il sacerdote brindisino interviene dopo la pubblicazione della Magnifica Humanitas, dedicata alla dignità della persona nell’epoca dell’intelligenza artificiale, e richiama il pericolo di una società sempre più connessa ma meno capace di relazioni autentiche.

BRINDISI – La pubblicazione della Magnifica Humanitas, la prima enciclica di Papa Leone XIV, dedicata alla dignità della persona nel tempo dell’intelligenza artificiale, apre una riflessione anche nel mondo della comunicazione digitale e spirituale. A intervenire è Don Cosimo Schena, sacerdote e psicologo brindisino, indicato come il sacerdote più seguito sui social in Italia.

Attraverso una riflessione diffusa sui suoi canali social e già condivisa da migliaia di persone, Don Cosimo Schena riprende il richiamo del Pontefice sui rischi di una società sempre più tecnologica, ma sempre meno capace di custodire la dimensione umana. Il tema centrale, secondo il sacerdote, non è la tecnologia in sé, ma […]

«La vera tragedia non sarà quando l’intelligenza artificiale penserà come un uomo», scrive Don Cosimo Schena. «La vera tragedia sarà quando gli uomini smetteranno di avere un cuore».

Nel suo intervento, il sacerdote affronta alcuni dei nodi richiamati dalla Magnifica Humanitas: la dipendenza digitale, l’indebolimento delle relazioni autentiche, la cultura della prestazione […]

«Ci stanno insegnando a essere veloci, produttivi, perfetti», afferma. «Ma l’essere umano non è un algoritmo. La fragilità oggi mette a disagio perché ricorda che non siamo macchine».

La riflessione nasce dalla lettura dell’enciclica, nella quale Papa Leone XIV mette in guardia dal rischio di costruire una “nuova Babele tecnologica”, un mondo in cui tutto appare connesso ma […]

«Ormai valiamo in base ai numeri: visualizzazioni, follower, like», osserva il sacerdote. «Perfino il dolore deve funzionare bene online. Ma una macchina non saprà mai cosa significa restare accanto a qualcuno quando soffre davvero». …

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Author: Marcello Giuliano

Nato a Brescia nel 1957, vive a Romano di Lombardia (BG). Dopo aver conseguito il Baccelierato in Teologia nel 1984 presso il Pontificio Ateneo Antonianum di Roma e il Diploma di Educatore Professionale nel 2001, ha lavorato numerosi anni nel sociale. Insegnante di Religione Cattolica nella Scuola Primaria in Provincia e Diocesi di Bergamo, collabora ai cammini di discernimento per persone separate, divorziate, risposate ed è formatore per gli Insegnanti di religione Cattolica per conto della stessa Diocesi. Scrive sulle riviste online Libertà & Persona e Agorà Irc prevalentemente con articoli inerenti la lettura simbolica dell’arte ed il campo educativo. Per Mimep-Docete ha pubblicato Dalla vita alla fede, dalla fede alla vita. Camminando con le famiglie ferite (2017); In collaborazione con Padre Gianmarco Arrigoni, O. F. M. Conv., ha curato il libro Mio Signore e mio Dio! (Gv 20, 28). La forza del dolore salvifico. Percorsi nella Santità e nell’arte, (2020). Ancora con Padre Gianmarco Arrigoni O. F. M. Conv., Non è qui, è Risorto! Mimep-Docete, Marzo 2024.

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