Ha destato indignazione e sconcerto la decisione della curia milanese di tenere la tradizionale processione del Corpus Domini all’interno del Duomo e non per le vie di Milano, con motivazioni legate al traffico e alla presenza dei turisti, che potrebbero interpretarla come manifestazione folkloristica.
All’opposto la pensava e agiva San Giovanni Paolo II, quando, appena eletto papa, non esitò a entrare in conflitto con l’amministrazione comunale della città eterna perché la solenne processione del Corpus Domini tornasse a celebrarsi pubblicamente di giovedì, dopo che una legge dello Stato italiano nel 1977 ne aveva rimosso gli effetti civili e la pia pratica era stata interrotta.
Il cardinale vicario Ugo Poletti si fece interprete intransigente della linea papale, nonostante le accese rimostranze delle giunte di sinistra guidate dai sindaci Giulio Carlo Argan (fino al 1979) e successivamente da Luigi Petroselli. Alle resistenze del Campidoglio, che proponeva di spostare il corteo alla domenica, di limitarlo o di confinarlo all’interno di aree pedonali, il Vicariato oppose un netto rifiuto, rivendicando il diritto della Chiesa di Roma e dei suoi fedeli di manifestare pubblicamente nel giorno stabilito dalla liturgia, rigettando le accuse di voler provocare il blocco della città o di calpestare la laicità dello Stato.
Vale la pena soffermarsi a riflettere sul significato delle processioni religiose, che rappresentano una delle espressioni più antiche e pubbliche della fede cristiana. Non semplici sfilate, ma atti di culto comunitari, dal profondo significato teologico e spirituale.
Per la Chiesa Cattolica, questa pia pratica – che si sviluppò a partire dal IV secolo d.C., quando l’Editto di Milano concesse ai cristiani la libertà di culto – racchiude almeno quattro significati fondamentali:
- La Chiesa come popolo in cammino: Ricorda il popolo d’Israele nel deserto e simboleggia la condizione umana. Il cristiano non è statico, ma è un pellegrino verso la Patria celeste.
- La testimonianza pubblica della fede: Il culto esce dalle mura protette della chiesa per entrare nelle strade, santificando lo spazio quotidiano (il lavoro, le case) e mostrando apertamente la propria identità religiosa.
- La dimensione comunitaria: Camminare allo stesso passo, cantando e pregando insieme, manifesta visibilmente l’unità dei fedeli come “Corpo Mistico” di Cristo.
- La sequela di Cristo: Seguire la croce o una statua posta in testa al corteo significa ribadire la volontà di seguire l’esempio di Gesù nella propria vita.
È evidente quindi come confinare la processione entro il perimetro del Duomo alteri e svilisca il profondo significato del gesto liturgico. Di conseguenza, la scelta della curia milanese appare una resa all’attuale processo di decristianizzazione della società e un travisamento della natura della processione del Corpus Domini, che porta in mezzo alle strade del mondo il centro stesso della fede cattolica: Gesù vivo e vero nell’Eucaristia, come segno di benedizione e testimonianza pubblica della fede cristiana.
Nell’enciclica Ecclesia de Eucarestia del 2003, San Giovanni Paolo II al punto 10 ne ribadiva l’importanza con queste parole: La devota partecipazione dei fedeli alla processione eucaristica nella solennità del Corpo e Sangue di Cristo è una grazia del Signore, che ogni anno riempie di gioia chi vi partecipa.
Diversi fedeli hanno reagito alla decisione della curia milanese con articoli, denunce sui social, petizioni online e mail di protesta.
Ben vengano queste iniziative mediatiche, ma non sono sufficienti.
Il mio invito, rivolto a tutti, ma in particolare agli ambrosiani, è di partecipare almeno a una delle tante processioni pubbliche del Corpus Domini, che tra giovedì 4 e domenica 7 giugno si terranno nel nostro territorio, mostrando nei fatti quanto ci è cara questa devozione.