Il nuovo libro di Alfredo Tradigo illustra 57 episodi biblici attraverso i capolavori di grandi maestri – da Beato Angelico a Chagall – e i commenti dei Padri della Chiesa, trasformando le Scritture in una esperienza visiva accessibile a tutti.
«Noi siamo coloro che rivelano agli uomini che non sanno leggere le cose
miracolose operate per virtù della fede». È il passaggio centrale degli Statuti d’arte elaborati dagli artisti senesi nel XIV secolo, e spiega bene che cosa fosse a quel tempo la Biblia Pauperum, ovvero
le storie e i personaggi della Sacra Scrittura “raccontati” da pittori, scultori e incisori a beneficio dei fedeli analfabeti. In pratica, si tratta di una “lettura figurata”, che ricorre al linguaggio artistico. Lo ricorda il cardinale Gianfranco Ravasi nella
sua bella introduzione al volume La Bibbia svelata. L’arte illumina le Scritture, di Alfredo Tradigo (Mimep Docete, 2026), definito «un sontuoso e mirabile volume d’arte e di fede», che attualizza e rinnova la tradizione antica di una presentazione della Bibbia «destinata alle persone semplici che entravano nei templi». Così potevano accostare con facilità «i testi biblici diventati dipinto sulle tele, pietra nelle statue e nei bassorilievi, immagini trasparenti nelle vetrate», in un «legame vivo» tra l’Antico e il Nuovo Testamento.
Questa originale modalità di lettura della Bibbia in base alle concordanze tra Antico e Nuovo Testamento – illustrata nel libro da 180 immagini accompagnate da altrettanti testi di scrittori autorevoli – si avvale in realtà di «un metodo che ha quasi duemila anni», afferma Tradigo, «ma è ancora tutto da scoprire». Si fonda «sul pensiero dei grandi Padri della Chiesa d’Occidente e d’Oriente: Agostino d’Ippona, Ambrogio, Cassiodoro, Crisostomo, Leone Magno, Efrem il Siro, Giovanni Damasceno». Metodo ben sintetizzato proprio da sant’Agostino, secondo cui «nell’Antico Testamento è nascosto il
Nuovo, e in quello Nuovo l’Antico diventa chiaro». Una chiave di lettura allegoricaspirituale che nasce dalle parole stesse di Gesù nel Vangelo di Luca: «Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra». Così Giuseppe, Mosè, Davide, Salomone prefigurano l’avvento di Cristo. Possono essere «semplici parallelismi o concordanze più precise, fili d’oro tesi tra il prima e il dopo».
Come è nata l’idea di quest’opera? «Una decina d’anni fa», spiega l’autore, «ho
cominciato a occuparmi del tema pubblicando sulla rivista I luoghi dell’infinito una nuova rubrica, Concordanze bibliche. Poi mi sono imbattuto in un incunabolo del 1475 che si trova a Modena, nella Biblioteca Estense, e ne ho acquistato un fac simile. Era proprio una Biblia pauperum, che mi ha colpito in modo particolare e affascinato: un manuale per pittori (e predicatori) in cui a un episodio del Nuovo Testamento se ne affiancano due dell’Antico,
un approccio caro appunto ai Padri della Chiesa primitiva e che … [QUI l’articolo completo da il Timone.org]
Intervista realizzata da Vincenzo Sansonetti con Alfredo Tradigo il 20 maggio 2026 per il Timone