Sabato 23 Maggio, alle ore 16.30, apparirà a Romano di Lombardia, a cura di Stefania Burnelli, Angelo Pezzoli e don Tarcisio Tironi, nella Basilica di San Defendente, l’esposizione L’intuizione e il metodo, con opere dell’artista bergamasco Luigi Ravasio, accompagnata dalle note dell’Ensamble Locatelli in Un violoncello oltre Bach: Maestri Thomas Chigioni, violoncello piccolo e Tomas Gavazzi, clavicembalo.
Sul sito della Fondazione CreBerg è già on line il catalogo L’intuizione e il metodof.
Modus in rebus (Dalla presentazione di Angelo Piazzoli, Presidente Fondazione Creberg, Catalogo, p. 3)
Luigi Ravasio (Bergamo, 1930-2018) appartiene a quell’intrepido manipolo di artisti bergamaschi che costituì la cosiddetta “generazione anni Trenta” sulla cui riscoperta ci siamo molto impegnati in passato attraverso le significative mostre personali dedicate, fra gli altri, a Paolo Ghilardi (I ritmi del colore, la danza delle forme, 2016), a Gianni Grimaldi (L’Assoluzione dell’uomo, 2019), ad Angelo Celsi (Colori e dissolvenze, 2011; Via Vitae, 2012; Come gente che pensa a suo cammino-Persone e Personaggi della Divina Commedia, 2015/2016; L’arte del paesaggio, 2017).
Siamo ora lieti di poter aggiungere – con una selezione di opere dagli anni Settanta agli anni Duemila, grazie alla generosa disponibilità della famiglia e alla appassionata competenza della critica d’arte Stefania Burnelli – il nostro omaggio a Ravasio, una delle figure artistiche più sfaccettate e longeve del nostro territorio.
Stile con carattere (Dalla presentazione di Don Tarcisio Tironi, Catalogo , p. 4)

L’interesse del pittore a cogliere le reazioni delle persone davanti alle sue opere, conferma la sua lungimiranza a considerare la natura intrinsecamente soggettiva e aperta dell’arte, attestata da una sua affermazione: «Ognuno di noi può dare un significato diverso a ciò che vede e quindi decidere il suo titolo». Ogni opera è, di fatto, un’esperienza interattiva e vitale, dove il contesto personale di chi guarda è fondamentale tanto quanto quello dell’autore.
Il M.A.C.S. di Romano ospita, con la gratitudine e la riconoscenza dovute alla Fondazione Creberg, la seconda sezione della mostra, intitolata “Luigi Ravasio, geometrie di un tempo interiore”, caratterizzata in una parte da dipinti realizzati soprattutto in formato tondo, a cui seguono otto tele che testimoniano in particolare la dimensione esistenziale e l’interiorità dell’artista. Sono opere cariche di significati e di incredibile armonia da cui emerge una «spiritualità laica che – ricorda con efficace sintesi Angelo Piazzoli – si manifesta come tensione verso l’essenziale, come interrogazione sul senso e come esperienza percettiva del silenzio, del vuoto, dell’intensità».
Grazie alla sapiente proposta dei curatori, il percorso tra le opere create dall’artista quali spazi in cui liberamente immergersi, può regalare autentiche esperienze meditative in grado di suscitare, ad ogni persona in visita, l’interesse e il piacere di percepire e scoprire ledimensioni del “divino” o dell’“infinito”.
Le tele del nostro Maestro non si limitano pertanto a essere viste, ma si ascoltano. Attraverso questo concerto sinfonico di colori, la singola opera si trasforma in un’esperienzasensoriale, dove ogni cromia è una nota che risuona direttamente nell’anima di chi guarda,lasciando che la luce e l’intensità dei colori tocchino l’interiorità e guidino l’emozione benoltre il visibile. Solo così le opere di Luigi Ravasio, protagoniste assolute di una sinfoniavisiva e interiore indimenticabile, diventano un’eredità di luce che continua a suonare nello
spirito di chi osserva, trasformando lo sguardo in un atto di ascolto puro e totale.
Grazie alla sapiente proposta dei curatori, il percorso tra le opere create dall’artista quali spazi in cui liberamente immergersi, può regalare autentiche esperienze meditative in grado di suscitare, ad ogni persona in visita, l’interesse e il piacere di percepire e scoprire le dimensioni del “divino” o dell’“infinito”.
Stefania Burnelli, ceritica d’arte, così nell’attacco (catalogo pp. 5 – 7 – 11).
Luigi Ravasio è un artista che merita una rilettura. Il suo profilo è rimasto lontano dai riflettori anche per via dell’indole riservata dell’uomo, in un periodo di fermento per le arti visive quale furono gli anni tra i Settanta e i Novanta del Novecento. Al cuore della sua riflessione
grafica e pittorica si collocano le teorie del colore e della percezione, che hanno avuto un ruolo decisivo nello sviluppo delle pratiche visive del secondo dopoguerra, spingendo la pittura oltre i suoi confini tradizionali. […] La vicenda artistica di Luigi Ravasio attraversa oltre quattro decenni di ricerca, scanditi dal costante equilibrio tra razionalità e immaginazione. La sua pittura si muove lungo il crinale dell’astrazione, ma mantiene una collocazione ibrida, a cavallo di più scuole e linguaggi: è il risultato di una personalità estremamente strutturata ed esigente e di un dialogo continuo con le grandi correnti del Novecento, oltre che con le domande più intime dell’esperienza umana. […]
La vicenda artistica di Luigi Ravasio attraversa oltre quattro decenni di ricerca, scanditi dal costante equilibrio tra razionalità e immaginazione. La sua pittura si muove lungo il crinale dell’astrazione, ma mantiene una collocazione ibrida, a cavallo di più scuole e linguaggi: è il risultato di una personalità estremamente strutturata ed esigente e di un dialogo continuo con le grandi correnti del Novecento, oltre che con le domande più intime dell’esperienza umana.
Per meglio comprenderlo, percorriamo le tappe stilistiche e i suoi cicli pittorici più significativi e declinati nella presente mostra, che hanno definito la sua identità sullo sfondo dell’arte astratta italiana contemporanea. […]
Luigi Ravasio è pittore nell’uso sapiente del colore, designer nella gestione dello spazio e grafico nella precisione del segno. La sua è una pratica di progetto che intreccia saperi diversi, nutriti da letture incessanti e da un dialogo continuo con colleghi e amici.
Affascinato dall’ordine delle forme geometriche, Ravasio è immerso nel mondo dei numeri e delle loro proprietà filosofiche. Nel suo sistema artistico “tutto è numero”: come per i Pitagorici, anche per lui l’universo risponde a leggi numeriche che regolano la realtà secondo rapporti di armonia e perfezione. Davanti al foglio e alla tela, l’artista adotta uno sguardo speculativo e analitico, concentrandosi su elementi misurabili, strutture e matrici del reale.
I suoi lavori nascono da una rigorosa catalogazione numerica, talvolta prossima alla numerologia, in cui ogni dettaglio deve trovare una corrispondenza esatta. L’idea viene fissata in istantanee dinamiche, con uno spirito curioso e talora ludico, quasi fosse una trascrizione musicale. Le opere si configurano così come partiture visive, sostenute da netti gradienti cromatici che orchestrano forme e movimenti.
In questa sinestesia di linguaggi, pittura e musica sono per Ravasio due aspetti di un’unica ricerca. Il mondo dei suoni, delle idee e delle cose trova nei suoi progetti una sintesi ragionata, che prende corpo nella bidimensione. Non è casuale che nel suo studio convivano oli e disegni con testi di filosofia, scienza e teoria musicale, testimonianza di una curiosità intellettuale sempre vigile.
Dalla Nota biografica (Catalago p. 66)

Luigi Ravasio nasce a Bergamo nel 1930, ultimo di otto figli, in una famiglia che sperimenta con curiosità diverse tecniche espressive e si confronta con studi filosofici, trasmettendo ai figli un amore autentico per arte e musica. La madre, Giuditta Secomandi, proviene da una famiglia di tipografi, mentre il padre Alessandro, appassionato lettore di testi teologici, padroneggia la calligrafia: è lui a instillare in Luigi, fin da ragazzo, l’amore per la precisione del segno e per l’osservazione attenta del mondo, anche in anni segnati dalla guerra e dalla difficile ricostruzione del dopoguerra. L’ambiente familiare è vibrante di creatività: Mario, il fratello maggiore, si dedica alla scultura del legno, Carlo alla pittura, Pino eccelle nel disegno, nella musica e nell’illustrazione; tutti condividono un talento naturale per le arti visive, in un dialogo costante che stimola Luigi a sperimentare tecniche diverse, dal carboncino alla sanguigna, dalla penna alla tempera.
L’adolescenza di Luigi coincide con un periodo cruciale della storia italiana: il Paese si trova a ricostruire non solo le città, ma anche la propria identità culturale. In questo contesto, […]