EPIDEMIE, SORVEGLIANZA SOCIALE E CONTROLLO POLITICO
La fiction dell’Hantavirus
La fiction dell’Hantavirus è durata poche puntate. L’audience è risultata bassa. Così è stato deciso di rimettere in programmazione Ebola, un programma vecchio, già visto, ma che fa comunque gioco alla cultura della paura indotta.
La malattia da virus Ebola (EVD) è stata descritta per la prima volta nel 1976 nei pressi del fiume Ebola nell’attuale Repubblica Democratica del Congo.
Da allora, cluster epidemici sono stati descritti periodicamente in diversi Paesi africani. Ebolavirus fa parte della famiglia dei Filoviridae. La più grande epidemia di EVD descritta ad oggi si è verifica tra il 2014 e il 2016 in Africa occidentale, con circa 28.000 casi.
Tasso altissimo di letalità
Ebola ha un altissimo tasso di letalità: circa il 50% . Questo tuttavia rappresenta anche un limite alla sua diffusibilità. I focolai epidemici devono essere molto ben circoscritti, in modo che si possano estinguere. Benché sia un virus noto da 50 anni, non si è mai riusciti a realizzare un vaccino, anche perché tale possibilità è tutt’altro che facile. Il che fa molto pensare su come si sia arrivati nel 2020 a produrre in pochi mesi dei “vaccini” per il Covid, che in realtà erano dei profarmaci genici.
Vaccini e paure
Il termine “vaccino” era stato usato ingannevolmente perché si ritenne un “brand” accettabile e facilmente imponibile con la massiccia propaganda mediatica.
Tornando a Ebola, è stato giustamente sottolineato che le azioni belliche in corso in Congo rappresentano un ostacolo agli interventi sanitari di contenimento del focolaio epidemico, ed è vero. Le guerre hanno sempre contribuito alla diffusione delle malattie infettive e al peggioramento delle condizioni sanitarie.
È da notare che della guerra in Congo non parla mai nessuno. È emerso ora solo perché l’attenzione mediatica è stata portata su Ebola.
Il Grande Reset del World Economic Forum
Abbiamo già detto nei giorni scorsi della paura come elemento di controllo sociale, utilizzato per il Covid e che periodicamente viene riproposto per altre pandemie-fantasma.
Il Grande Reset, quello di cui parlava negli anni scorsi il World Economic Forum, ha trovato nelle epidemie, nelle “emergenze sanitarie”, il pretesto perfetto per instaurare un nuovo ordine sociale fondato sulla paura.
Virus male assoluto
I virus devono essere, nell’immaginario collettivo, un nemico impossibile da sconfiggere, un male assoluto. Davanti ad essi non c’è cura: si può solo andare a mettersi sotto l’ombrello protettivo dello Stato, di un Security State che chiede di rinunciare alle libertà in cambio di una “protezione” sanitaria, attuata attraverso meccanismi sempre più coercitivi, dai lockdown ai vaccini obbligatori.
Istituzioni, OMS e Governi in vera sinergia mondialista
La Medicina è diventata un instrumentum regni, al servizio di grandi istituzioni private e pubbliche. Tra queste l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che avrebbe come propria mission guidare il lavoro sanitario a livello mondiale, in un’ottica secondo cui solo l’impegno dei governi in sinergia globale può proteggere, promuovere e rendere efficace il diritto universale al livello più alto possibile di salute.
L’OMS e diversi esponenti di un pensiero e di un modello mondialista, sottolinea continuamente quanto sia necessaria un’organizzazione sovranazionale con un’estensione globale per il controllo della salute. Con possibilità di interventi coercitivi e impositivi.
Le misure di allontanamento sociale come le restrizioni alle riunioni pubbliche potrebbero essere periodicamente introdotte per contenere la diffusione di nuovi virus.
Restrizioni, sanzioni e recessione
Queste dure misure al tempo del Covid hanno già spinto l’economia mondiale in recessione, ma questo sembra non interessare.
Nel nuovo ordine mondiale, inoltre, la sanzione avrà un ruolo di grande rilievo, e ci sarà un regime di polizia che veglierà sul rispetto delle norme. Le libertà del XX secolo diverranno uno sbiadito ricordo.
Il compito della Medicina
Il compito della Medicina dovrebbe invece essere quello di farsi carico, con piena consapevolezza, della sofferenza che incontra, della malattia e della morte, in tutte le circostanze del lavoro.
Il compito del curare ha ogni giorno a che fare con il singolo segnato dalla malattia nel suo corpo e nel suo spirito, senza cedere alla paura.