DON LUIGI GIUSSANI | Il dono di “sparire” per fare posto alla gloria di Cristo

Giovedì scorso – festa ASCENSIONE secondo la costante tradizione liturgica della Chiesa, a 40 giorni dalla Pasqua – si è conclusa nella basilica di Sant’Ambrogio a Milano la fase diocesana del processo di beatificazione di don Luigi Giussani.

ALTO in latino significa PROFONDO (l’alto mare è dove l’acqua è profonda). Don Giussani ce l’ha ripetuto mille volte: con l’Ascensione il Cristo GLORIOSO scende nella profondità di tutte

Giotto, Ascensiome, 1303-1305. Cappella di Santa Maria della Carità, Padova-Scrovegni.

le cose. Allora il fine della vita per ciascuno di noi non è neppure la santità, ma spendere tutte le nostre energie “per la GLORIA umana di Cristo, qui in terra”.

Questo era chiaro settecento anni fa, alla cultura cristiana medievale. Giotto che come Dante “scrive” in terzine, pone l’Ascensione alla base della “terzina della GLORIA”: La gloria di Giuseppe che vincendo una folta concorrenza viene scelto per sposare Maria; la gloria di Gesù che entra osannato in Gerusalemme; la gloria di Cristo che ascende alla destra del Padre nella Città di Dio.

Mi chiamo Roberto, un nome (nomen omen) che significa “splendente di gloria” e da quando 54 anni fa ho incontrato la compagnia nata dal carisma di don Giussani ho desiderato solo questo: dare tutto per la splendente gloria del Signore, cioè perché la vita umana sia pienamente umana, sì perché “La gloria di Dio è l’uomo vivente” (Sant’Ireneo).

Renato Farina ha cesellato impeccabilmente ciò che a don Giussani stava più a cuore:

A questo prete di Desio, e di Milano, e infine del mondo intero, nella sua esistenza mortale “ferita dalla bellezza” — secondo l’espressione di Joseph Ratzinger — è importato soltanto della “gloria di Cristo in terra”. Usava proprio questa espressione, accentuando la questione della terra: qui, ora. In Cielo, che lui traduceva “nella profondità dell’essere”, il Signore è già nella gloria col Padre.

[Don Giussani] era semplicemente un uomo consumato dal desiderio che ogni persona potesse conoscere un’alba di felicità. E quasi senza fare nulla, facendo innamorare tanti del suo Innamorato, conduceva a Cristo risorto. Che, ascendendo al cielo, ha portato carne e ossa dentro l’Eterno, dentro la Trinità-Amore. […] Il Risorto che ascende. L’umano che entra nel cielo.

[Giovedì scorso] fuori pioveva. Milano era piena del suo rumore quotidiano. Dentro Sant’Ambrogio, invece, si saliva lentamente dentro un canto. Non una cerimonia. Un canto. I Vespri ambrosiani dell’Ascensione sembrano fatti apposta per dire che il cristianesimo non è evasione dalla carne, ma carne che entra nella profondità dell’essere.

Don Giussani amava l’Ascensione più di ogni altra festa. La considerava il culmine della liturgia cristiana. Perché lì la resurrezione arriva fino in fondo: Cristo non abbandona l’umano, lo porta dentro l’eterno. È stato letto il Vangelo di Luca che racconta chi è salito verso l’alto. Non è un fantasma. Mani, piedi, ferite, voce, perfino il pesce arrostito mangiato davanti agli apostoli. Manca soltanto la ricetta, e sapere se fosse giusto di sale. Eppure proprio questa concretezza è il cristianesimo. […]

La liturgia ambrosiana vuole che le cause dei santi siano trasmesse alla Chiesa universale proprio attraverso i Vespri dell’Ascensione. Dentro questo gesto c’era tutta l’ambrosianità di don Giussani. Ambrogio che porta qualcosa di bello a Pietro.

DAVVERO SEMBRAVA CHE TUTTA LA BASILICA SI MUOVESSE VERSO L’ALTO. COME NEGLI AFFRESCHI DI GIOTTO, QUANDO CRISTO NON CI STA PIÙ NELLA CORNICE EPPURE C’È.

San Paolo, nella Lettera agli Efesini, scrive: “Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini”. Siamo noi quei prigionieri. Noi col nostro peso, le nostre ferite, le nostre malinconie. Tutti quelli che al mattino scorgiamo in metrò o dietro i parabrezza dell’auto accanto. Lui ascende portando noi. Il cristianesimo è questo: l’umano salvato, non cancellato.

Da BEATIFICAZIONE DON LUIGI GIUSSANI | Il dono di “sparire” per fare posto alla gloria di Cristo di Renato Farina – Pubblicato 15 Maggio 2026 QUI

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Author: Libertà e Persona

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