Ayrton Senna gareggiava sempre nella direzione sbagliata – Maradona segnava solo i rigori – un qualunque bambino dipinge meglio di Caravaggio – Giacomo Leopardi e Ludwig van Beethoven poi, con le parole e con le note, proprio non ci sapevano fare – sostanzialmente Charles Darwin, in fatto di Scienze Naturali, non ne ha mai azzeccata una.
Di queste affermazioni solo una è vera; procediamo dunque
per esclusione, cominciando dall’ultimo personaggio…sperando che ci vada subito bene.
E’ probabile che il famoso padre del Darwinismo, colui che diede autentico vigore al Sistema Teorico dell’Evoluzionismo, possedesse almeno inizialmente una rilevante onestà intellettuale. Egli infatti, nonostante il clamoroso successo de L’Origine delle Specie (1859), ammetteva che la sua teoria era “ipotetica in modo angosciante”1, consigliando a tutti, per una valutazione, di non basarsi troppo sul metodo induttivo, cioè quello autenticamente scientifico.
“Avete tradito il metodo induttivo”2, gli scrisse infatti Adam Sedgwick, suo docente di Geologia all’Università di Cambridge, non attenzionato da Wikipedia per le puntuali critiche al naturalista, ma per l’aver trascorso un’escursione con lui nel 1831.
Ovviamente non dev’essere stato semplice rimanere calmi quando la propria opera esaurisce tutte le copie dopo 24 ore circa, destando clamoroso apprezzamento, almeno nei primissimi anni, non certo nel mondo scientifico ma in quello dell’alta società inglese, celere a comprendere le implicazioni materialiste della nuova scienza e che dunque “la sua segreta miscredenza e nascosta immoralità ottenevano carte bianche“3.
Quindi si cestina la lettera del professore e se ne scrive un’altra, ad un giovane collega, consigliandolo di lasciare che sia la teoria stessa a guidare le sue osservazioni, dunque a rappresentare una lente con la quale valutare i fatti naturali; un modo d’agire legittimo, ma più ideologico che puramente scientifico.
Del resto non è quello che la divulgazione naturalista ha fatto con noi sin da quando eravamo bambini?
Non c’è alcun dubbio! I fatti naturali, quando non falsificati ad arte, ci sono sempre stati presentati alla luce artificiale dell’evoluzione, tanto che l’Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali, incurante dei progressi della ricerca scientifica, espone ancora oggi il divertente slogan: “Nulla ha senso in biologia se non alla luce dell’evoluzione”.
Più significativa è l’ammissione del celebre scienziato evoluzionista Richard Milner: “Fin dai tempi di Darwin, i biologi hanno discusso sui meccanismi, ma non sul fatto dell’evoluzione”4.
Bella forza! Non si lavora per indagare se un fatto sia vero, ma per stabilirne le eventuali dinamiche, tanto quelle sono presenti dappertutto, anche nei racconti di fantasia, per forza di cose necessitanti particolari accorgimenti, strategie, maccanismi narrativi appunto.
Solo per porre un esempio fra mille, il romanziere evoluzionista, al contrario di quello che pensano in molti, non afferma che l’evoluzione sia sempre lenta, bensì le conferisce una velocità variabile a seconda dei desiderata; ora addirittura impercettibile, ora invece alquanto rapida, ora persino iper-veloce, poi a scatti da ferma e a scatti da lenta, infine, se proprio necessario, le impone la retromarcia, il cambio di direzione.
Insomma ce n’è per tutti i gusti – cioccolato, amarena, yogurt alla corteccia e all’acqua salata – l’importante è superare, di volta in volta, gli ostacoli scientifici che si pongono innanzi.
Charles Darwin riteneva che non vi fosse nulla più dei fatti dell’Embriologia capace di confermare la sua teoria. Si riferiva in particolare al famoso concetto ‘dell’ontogenesi che ricapitola la filogenesi’ (Teoria della Ricapitolazione), particolarmente definito dai disegni (1868), nonché dalle argomentazioni di Ernst Haeckel già circolanti prima dell’opera di Darwin.
Effettivamente, pensavo da studente universitario, ‘se persino dei riconosciuti disegni, firmati dal celebre scienziato tedesco, testimoniano che da embrioni eravamo per qualche giorno alquanto simili ad adulti prima pisciformi, poi anfibi (ecc.), non vi è alcun dubbio che Darwin avesse ragione’.
Improvvisamente però, in una giornata del 1997 il dottor Michael K. Richardson osò fotografare, grazie ad un innovativo strumento, embrioni e feti umani vivi, dimostrando la truffa, ormai universalmente riconosciuta, realizzata dal sistema divulgativo.
Infatti per quasi 130 anni i disegni e la teoria, così importanti per sostenere l’idea darwinista, hanno imperversato in manuali, conferenze e ovviamente nei testi universitari; del resto il sottoscritto si è laureato dopo quell’anno, ma dovette ancora studiarli come fossero veri….pazienza, è solo un semplice esempio di falsificazione evoluzionista!
Approfondendo la materia, ho successivamente appreso che da subito, dalla Svizzera all’Inghilterra, insigni studiosi accusarono Hackel di errare clamorosamente, ma vennero emarginati…pazienza, è solo un semplice esempio di censura evoluzionista!
Bocciato in Embriologia, l’allegro naturalista ci riprovò in Paleontologia, ritenendo che nel futuro verranno scoperti miriadi di fossili di transizione. Il nostro era infatti preoccupato dall’estrema carenza (in realtà assenza) di tali reperti, consapevole che se l’evoluzione fosse vera la Terra dovrebbe letteralmente traboccare di testimonianze paleontologiche attestanti l’onnipresente fenomeno.
Ad oggi, dopo circa 160 anni dall’opera di Darwin, si sono rinvenuti più di un miliardo di fossili e nemmeno uno mette d’accordo tutta la comunità dei medesimi evoluzionisti sulla sua natura effettivamente transitoria. Nemmeno 1 su 1.000.000.000, con buona pace di Lucy, dell’Archaeopteryx e compagnia museale.
Del resto se nel mio nuovo libro antievoluzionista ho citato soprattutto scienziati filo-darwinisti, divertendomi ad elencare le loro ammissioni contro la celebre teoria, i paleontologi rivestono un ruolo alquanto importante nella carrellata – ora sicuri che le linee evolutive ovunque presentate possiedono la validità scientifica delle favole infantili5 – ora certi che non esiste fossile capace di contrastare la concezione degli antievoluzionisti6…mi fermo qui per non far troppo arrossire i responsabili dei Musei di Storia Naturale.
I bene informati, compresi la gran maggioranza degli scienziati ufficialmente evoluzionisti, sanno benissimo che la storia dell’essere scimmiesco che diventa uomo è solamente un’invenzione, il prodotto di un’operazione attuata per fini esclusivamente ideologici.
Tuttavia in questa sede voglio semplicemente chiarire che Charles Darwin affermava che gli indigeni di qualunque continente rappresentano un sicuro anello di transizione fra le scimmie e l’autentico vertice dell’evoluzione, l’uomo bianco, soprattutto nord-europeo.
In quest’ aspetto gli evoluzionisti hanno tenuto esplicitamente il punto per numerosi decenni, moltissimi ben oltre la seconda guerra mondiale, mentre oggi tale prospettiva non viene manifestata, ipotizzano alcuni, per esclusiva opportunità propagandistica.
Del resto c’è poco da imbarazzarsi; colui che viene considerato uno dei più grandi scienziati della storia si dimostrava certo che gli indigeni della Terra del Fuoco fossero equiparabili agli animali inferiori, fornendo ispirazione e sostegno a tutta una serie di concezioni simili, ben presenti prima dell’ascesa del Nazismo, anche oltre i confini tedeschi e coinvolgenti i medesimi europei svantaggiati.
Bisognerebbe “impedire ai membri più deboli e inferiori di sposarsi liberamente come i sani”7, sanciva infatti il confuso ma benestante ricercatore, ulteriore musa ispiratrice per suo cugino Francis Galton, il fondatore dell’Eugenetica.
Persino le fanciulle londinesi devono ammettere che rappresentano un più basso grado di civiltà rispetto ai loro concittadini, innegabilmente più evoluti di loro. Infatti, insegnava il nostro eroe, non è un caso che le donne manifestino più sviluppate le qualità tipiche delle razze inferiori, mentre gli uomini le superano nel compiere qualsiasi cosa8.
Tuttavia, alcuni penseranno, Darwin ci ha comunque azzeccato per quanto riguarda l’evoluzione, almeno nel discorso generale.
Nient’affatto…era nel buio completo anche in quest’aspetto.
Per quanto possiamo assolverlo per l’arretratezza della Biologia ottocentesca, ha scambiato l’involuzione per evoluzione9 – ignorando che l’adattamento, la cosiddetta microevoluzione, implica generalmente una riduzione della variabilità genetica10 – ignorando il processo fondamentale descritto dalla Legge dell’Entropia, alla quale, conferma la scienza odierna, ogni dinamica si deve sottomettere.
Consapevole infatti che ogni realtà naturale e artificiale, animata e inanimata, è inevitabilmente soggetta ad invecchiare/degradare/usurarsi il celebre fisico Fred Hoyle si chiedeva se gli scienziati evoluzionisti fossero in buona fede nel sostenere la famosa teoria…insomma, ci siete o ci fate? …per dirla con un’espressione popolare.
Inoltre l’adattamento delle forme viventi era sostanzialmente conosciuto ben prima di Darwin, basti pensare alle selezioni che l’essere umano, pur con insufficiente consapevolezza scientifica, ha da secoli applicato agli animali d’allevamento; una realtà innegabile, persino indicata nel primo capitolo de L’origine delle specie.
E appunto il concetto di ‘specie’?
Niente da fare neppure qui.
Contrastando molti suoi colleghi dell’epoca, l’impacciato intellettuale rifiutava di considerare la specie una reale entità; riteneva che ogni forma vivente fosse accomunata alle altre da ‘sostanze’ più o meno deformabili, sulle quali l’evoluzione poteva lavorare in modo relativamente facile, portando le specie a trasformarsi in altre anche molto diverse.
Oggi persino gli evoluzionisti ammettono che vi sono confini ben strutturati e definiti fra una specie e ogni altra, per quanto, ritengono, siano potenzialmente valicabili.
Le scoperte scientifiche hanno infatti rivelato l’esistenza di un vasto corredo di ‘carte’, i geni, certo mischiabili fra loro ma comunque manifestanti relazioni sottoposte a tutta una serie di stabili regole che mal si conciliano con il concetto espresso da Charles Darwin.
Protagonista di tal progresso scientifico fu il monaco cattolico Gregor Mendel, considerato il fondatore della Genetica moderna; fatto da molti ignorato, il religioso spedì anche a Darwin i risultati dei suoi pluriennali esperimenti, ma Charles, fra una tazza di porcellana e un sorso di the, non trovò nemmeno il tempo di aprire lo scritto, mentre Gregor, fra un rosario e una messa, lesse L’Origine delle specie appuntandosi qualche osservazione11.
Ritornando all’inizio dell’articolo, qualcosina mi suggerisce che possiamo evitare d’analizzare la professionalità degli altri personaggi, anche perché, almeno a prima vista, pare che i dipinti di Caravaggio non siano proprio da buttare e Ayrton Senna almeno almeno distingueva la partenza dall’arrivo.
A chi proprio disprezza la vena poetica di Giacomo Leopardi, possiamo ricordare che nemmeno la Selezione Naturale, considerata il più celebre marchio di fabbrica di Charles Darwin, venne intuita dall’inglese.
Non mi riferisco solamente al fatto che Alfred Wallace lo precedette nell’ideare la teoria poi nominata ‘darwinista’, ma soprattutto agli articoli ritrovati negli appunti dello stesso Darwin, scritti da Edwart Blyth negli anni ’30 del XIX secolo, già palesemente indicanti quella dinamica naturale12.
Dinamica oltretutto sopravvalutata, come affermò successivamente Charles, ma ancor oggi costituente un espediente narrativo con il quale i filo-darwinisti superano le difficoltà presentate dalle discipline scientifiche, una sorta di “oppio dei biologi”13, ammise il celebre scienziato evoluzionista Antonio Lima de Faria.
Decisa a suggestionarci con folgoranti intuizioni sorte sul campo di ricerca, la divulgazione ha falsificato persino la semplice storia dei Fringuelli delle Galapagos; infatti il nostro ha certo considerato che ogni varietà dell’arcipelago potesse derivare da una popolazione di fringuelli fondatrice, tuttavia, inizialmente, non comprese nemmeno che fossero imparentate. Questa rivelazione gli giunse infatti grazie all’ornitologo inglese John Gould14, celebre ma non abbastanza per intaccare la mitologia darwinista.
“Se si potesse dimostrare l’esistenza di un qualsiasi organo complesso che non abbia potuto formarsi attraverso modificazioni numerose, successive, lievi, la mia teoria dovrebbe assolutamente cadere”15.
Dall’organo dell’udito a quello della vista degli organismi superiori, dalla coagulazione del sangue al flagello batterico al sistema immunitario, è ormai assodato che molteplici organi e dinamiche fisiologiche rappresentano delle cosiddette complessità irriducibili, capaci d’attestare, ancora una volta, la completa fallacia della prospettiva darwinista.
Complessità irriducibili, sarà bene sottolinearlo, non di natura macrostrutturale ma biochimica, infatti autenticamente rilevate grazie a quei progressi scientifici tanto detestati dai filo-darwinisti, ancora affezionati, come dichiarò Albert Einstein, alla scienza di fine ‘800.
Cosa resta di Charles Darwin e soprattutto del sistema teorico che a lui s’ispira? Il rifiuto d’ammettere l’esistenza di una pluridecennale storia di mistificazioni scientifiche, di ricerche condotte basandosi su indebiti apriorismi, di conclusioni selezionate ad arte, d’ingiustificate censure ai dati sgraditi, agli scienziati dissenzienti e alla divulgazione non compiacente.
Soprattutto resta l’ideologia, anche questa ammessa da celebri scienziati evoluzionisti, consapevoli che, nonostante le evidenze contrarie, la scienza deve continuare a mostrarsi materialista16.
Integralmente inserito in tal contesto culturale, Konrad Lorenz esternava la sua prospettiva, affermando che l’uomo ‘non è altro che un’escrescenza del grande albero della vita’ e che il rifiuto della Teoria dell’Evoluzione deriva ‘solo da resistenze irrazionali ed emotive’17.
Ad oggi persino gli evoluzionisti sono consapevoli che non esiste l’Albero della Vita; un altro vessillo – tanto caro a Charles Darwin e sostenuto per circa 150 anni – è stato ammainato senza speranza, tanto che persino Nature lo ha equiparato ad uno scenario ingenuo18, mentre New Scientist si è riferita al simbolico vegetale in una sua copertina, riportante l’affermazione “Darwin aveva torto”19.
“Chi mi sa dire qualcosa che si sappia a proposito dell’evoluzione, una qualunque cosa che sia vera? Ho già fatto questa domanda ai geologi del Field Museum of Natural History e come risposta ho ottenuto solo il silenzio”20.
Così, avvalendosi della sua onestà intellettuale, incalzava il celebre evoluzionista Colin Patterson. Allo stesso modo, possiamo chiedere chi sa dire qualcosa di minimamente sostanziale che sia stata azzeccata da Charles Darwin?
Con tutto il rispetto per l’uomo s’intende, quel rispetto assolutamente negato a centinaia di milioni di persone, prese in giro dal circo pan-banale dell’Evoluzionismo, adeguatamente protetto, mi ripeto, da un’ alta barriera di censure.
Chi mi sa citare infatti, oso porre un’altra domanda, un solo documentario antievoluzionista o una seria intervista ad uno scienziato antievoluzionista trasmesso, in tutti questi decenni, dalla Rai o da Mediaset? Almeno un oggettivo confronto fra visioni opposte? A mia memoria neppure uno.
Non è infatti un caso che quando Carlo Freccero propose di far intervenire in qualche trasmissione il professore Enzo Pennetta, noto anche per le sue posizioni critiche sull’Evoluzionismo, si mosse addirittura Il Corriere della Sera, dando voce a Telmo Pievani, deciso nel proclamare, a beneficio dell’incolto volgo, cosa sia il pluralismo e dunque cosa sia lecito trasmettere nella Televisione Pubblica21.
Eppure se si organizzassero dei dibattiti seri, serali e magari seriali, vi sarebbe molta più attenzione sulla materia, gli eccelsi filo-darwinisti dimostrerebbero a tutti la superiorità della loro scienza, diventerebbero maggiormente famosi, più inviti a trasmissioni e conferenze, più vendite dei loro incontestabili volumi…eppure nulla! Che dilemma! Quale stranezza!
Spero che un novello Darwin passeggi sulle spiagge delle Galapagos, venendo colto dall’intuizione necessaria per dipanare questo mistero. Anche i fringuelli del luogo lo attendono con ansia, pronti ad ispirargli la risposta giusta; in quelle isole infatti persino le mangrovie hanno compreso che la scienza evoluzionista è solo, esclusivamente uno strumento d’inculturazione.
Di Christian Peluffo
Articolo dell’Autore già pubblicato il 20.05.2026 su ComeDonChisciotte, sito di Informazione indipendente