ORAZIONE
O Dio, che nella passione di Cristo nostro Signore
ci hai liberati dalla morte,
eredità dell’antico peccato
trasmessa a tutto il genere umano,
rinnovaci a somiglianza del tuo Figlio;
e come abbiamo portato in noi,
per la nostra nascita,
l’immagine dell’uomo terreno,
così per l’azione del tuo Spirito
fa’ che portiamo l’immagine dell’uomo celeste.
Per Cristo nostro Signore.
R/. Amen.
VENERDÌ SANTO – 03 APILE 2026
Colore Liturgico Viola
Commento artistico-spirituale alla Prima Lettura di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
Liturgia della Parola in LIS a cura della Conferenza Episcopale Italiana (CEI)
«Ecco, il mio servo avrà successo, sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente. […] È cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida. Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua posterità? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per la colpa del mio popolo fu percosso a morte. […] Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha spogliato se stesso fino alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli.» (Isaia 52,13- 53,12)
Il «Cristo deriso» è stato affrescato (1438-1440) dal Beato Angelico nella cella 7 (convento di san Marco a Firenze), dove egli visse come domenicano. Cristo è rappresentato seduto su finto trono, bendato, con la corona di spine, una canna da scettro e una sfera come globo regale, strumenti usati dai suoi aguzzini per deriderlo. Di questi si vedono solo mani che lo percuotono, un volto che gli sputa addosso e il cappello sollevato in segno di scherno. Davanti siedono la Madonna e san Domenico, «modelli di meditazione» sul mistero della Passione, destinati al frate che occupava la cella.
«Anche Dio è sconfitto»
Dalla poesia «Anche Dio è sconfitto» di p. Turoldo: «Non è Dio che non ci ascolta,/ siamo noi che non ascoltiamo Dio./ Perciò anche Dio, quando l’uomo fa guerra/ a un altro uomo, è uno sconfitto./ È uno sconfitto più di noi».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.
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