Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto;
beati quelli che non hanno visto e hanno creduto! (Gv 20,29)
SECONDA DOMENICA DI PASQUA O DELLA MISERICORDIA ANNO A – 12 APRILE 2026
Colore Liturgico Bianco
Commento artistico-spirituale alla Prima Lettura di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
Liturgia della Parola in LIS, sottotitolazione e audio a cura della Conferenza Episcopale Italiana (CEI)
«[Quelli che erano stati battezzati] erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati» (Atti degli Apostoli 2,42-47).
Il passo biblico descrive l’ideale della prima comunità cristiana di Gerusalemme, offrendo un modello di vita («erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere») che racconta e definisce l’identità della Chiesa attraverso quattro elementi essenziali: l’ascolto dell’insegnamento degli apostoli, la comunione (koinonìa), la frazione del pane (l’Eucaristia) e le preghiere. Nella Chiesa la dimensione spirituale e quella sociale sono inseparabili.
Il dipinto «San Tommaso da Villanova che dona elemosina ai poveri», è stato realizzato su commissione dei francescani per la chiesa del convento dei Cappuccini a Siviglia, tra il 1665 e il 1670, da Bartolomé Esteban Murillo che riteneva quest’opera «la sua tela preferita» perché riusciva a unire la maestosità divina alla realtà dei bisognosi. L’opera, visibile al Museo delle Belle Arti di Siviglia, mostra una scena con al centro san Tommaso mentre con la mano destra porge una moneta a un mendicante inginocchiato ai suoi piedi che tende la mano per ricevere l’aiuto. Il santo (1486-1555), frate e arcivescovo di Valencia, è raffigurato con l’abito nero tipico degli agostiniani, rivestito delle insegne episcopali (la mitria e il pastorale) e attorniato da indigenti ritratti con un realismo toccante ma nobile. In basso a sinistra, una giovane donna siede a terra e accudisce un bambino e, a destra, un ragazzo guarda il santo con un’espressione di speranza e stupore, un uomo anziano e una donna con il capo coperto da un fazzoletto rosa attendono il loro turno, sottolineando che la carità di san Tommaso raggiungeva tutti, senza distinzione di età.
Il testo seguente fu redatto da Klaus Hemmerle, vescovo di Aquisgrana, come messaggio d’augurio per la Pasqua 1993, poco prima della sua scomparsa avvenuta nel gennaio successivo. «Io auguro a noi occhi di Pasqua/ capaci di guardare nella morte fino alla vita,/ nella colpa fino al perdono,/ nella divisione fino all’unità,/ nella piaga fino allo splendore,/ nell’uomo fino a Dio,/ in Dio fino all’uomo,/ nell’io fino al tu./ E insieme a questo, tutta la forza della Pasqua!».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S