Soldato e martire San Giorgio è ricordato per aver ucciso il drago, che indipendentemente dalla sua storicità ci ricorda che esistono nemici anche collettivi che occorre combattere e sconfiggere; come le odierne eresie e ideologie.
Nella Chiesa contemporanea inquinata dal modernismo, che – ricordiamolo – per Papa Pio X è la “sintesi di tutte le eresie”, c’è un santo militare che è stato “degradato” e messo nel dimenticatoio; forse perché scomodo per certo clero pacifista e infatuato del dialogo senza se e senza ma. Il santo è Giorgio; quello quasi sempre ritratto a cavallo intento a infilzare un drago e di cui il 23 Aprile si celebra la memoria liturgica.
San Giorgio nacque in Cappadocia, nell’odierna Turchia, presumibilmente tra il 275 e il 285, da genitori cristiani. Cresciuto nella fede abbracciò a diciassette anni la carriera militare sotto l’imperatore Diocleziano distinguendosi per coraggio e rettitudine guadagnandosi l’alto grado di tribunus militum e già questo dovrebbe dire qualcosa ai cattolici “obiettori” che scambiano l’evangelico desiderio di pace con il pacifismo ideologico e velleitario dei giorni nostri.
Ma il tribunus Giorgio la sua migliore prova la dette nel 303, nel bel mezzo della persecuzione scatenata dall’imperatore. Egli infatti non esitò a dichiararsi cristiano avendo pure l’ardire di presentarsi proprio al cospetto di Diocleziano per rimproverarlo. Inutile dire che fu immediatamente arrestato e torturato in tutti i modi più atroci e per noi difficilmente immaginabili per strappargli l’abiura, ma ovviamente tutto fu inutile.
Frustato fino alle ossa, cotto in una fossa ardente, calzato con stivaletti incandescenti egli morì diverse volte e diverse volte fu miracolosamente resuscitato per continuare a soffrire senza arrendersi. La tal cosa suscitò diverse conversioni tra i presenti, tra cui quella il suo comandante Anatolio e Alessandra, la moglie dell’imperatore, la quale subì anch’essa il martirio.
San Giorgio tuttavia è dai più ricordato per aver ucciso il drago; una bestia terribile e famelica che terrorizzava gli abitanti della libica Silena i quali cercavano di placarlo dandogli ogni giorno delle pecore in pasto e quando le greggi furono esaurite, vittime umane estratte a sorte.
Gli apologeti segnalano che la storia non è inverosimile, poiché gli oracoli pagani, ispirati dal demonio, spesso chiedevano sacrifici umani e solo il cristianesimo ha interrotto la pratica infernale.
Giorgio si trovò a passare da quel luogo proprio il giorno in cui doveva essere addirittura la figlia del re a fare da spuntino alla bestia. Ella era in attesa di essere sbranata quando vide il soldato cristiano a cavallo armato di lancia, il quale dopo averla invitata ad avere fiducia nel nome di Cristo, affrontò e uccise il mostro.
Al termine del combattimento Giorgio, recatosi al cospetto del sovrano di Silena chiese la conversione del popolo. Il re si battezzò immediatamente e con lui ventimila uomini, senza contare le donne e i bambini.
L’immagine di San Giorgio che trafigge la bestia indipendentemente dalla sua storicità dovrebbe avere per noi un gran valore simbolico, specialmente in questo tempo, poiché il drago ci ricorda che esistono nemici anche collettivi che occorre combattere e sconfiggere. Sotto le sembianze di drago potremmo raffigurare le ideologie e le eresie che da secoli cercano di distruggere la civiltà cristiana e che oggi sembrano essersi scatenate per l’ultimo definitivo assalto.
Dunque quella per San Giorgio è una devozione che noi moderni combattenti per Cristo dovremmo “rispolverare”, chiedendo al nostro tribunus militum di guidarci ancora una volta alla vittoria; come nel corso della prima crociata, quando i soldati cristiani giunti alle porte di Gerusalemme lo videro apparire rivestito di una bianca armatura su cui splendeva rossa una croce facendo segno di seguirlo fino alla vittoria. Lo stesso accadde nella battaglia di Antiochia.
Se l’episodio del drago non è storicamente provato entrambi gli episodi appena citati lo sono eccome, suffragati da centinaia di testimonianze. Per questo da allora San Giorgio è il patrono non solo della lotta, ma del trionfo sul nemico, e come tale è stato invocato nei secoli.