“Non era possibile che la morte lo tenesse in suo potere”

 

«[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così: “Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nazareth – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene –, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. […] Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi. Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: ‘questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne subì la corruzione’. Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire”» (Atti degli Apostoli 2,14.22-33).

Il brano pone al centro la resurrezione di Gesù e l’effusione del suo Spirito come novità assoluta.

L’altorilievo «Dono» è stato realizzato (2019) da Saba Masoumian, giovane artista iraniana, residente a Genova. A partire da una lastra di polistirolo, l’artista si concentra sulle piaghe di Cristo da cui esce sangue abbondante a formare una cascata rossa che si allarga verso il basso, andando a occupare gran parte della base del pannello, a simboleggiare come il sacrificio di Cristo si riversa per «abbracciare» l’umanità. «In “Dono” – scrive Masoumian descrivendo la sua opera – ho cercato di rappresentare la parola di Dio che attraverso il sangue di Cristo raggiunge gli uomini, rappresentati da uccelli che si alimentano delle tessere di un mosaico divino, come fossero semi con cui sfamarsi. Nel legno della Croce, segnato dalla Passione appena compiuta e penetrato dalla luce dell’aureola divina, già germogliano le foglie dell’albero della vita che annunciano la salvezza prossima dell’uomo».

L’itinerario poetico di Clemente Rebora si connota come un viaggio interiore teso verso Dio. Ecco una strofa della lirica «La speranza» tratta dalle «Poesie religiose» (1936-1947).


don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.

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Author: Libertà e Persona

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