L’ideologizzazione della fede è in opposizione a Dio.

In un contesto frammentato dalle guerre, ove sembra venire meno anche la stabilità Occidentale, il confronto tra fede e politica, può aiutare a comprendere il valore intrinseco dell’uomo e il senso dell’appartenenza alla religione.

La teocrazia è ideologizzazione della fede

Il sostantivo “teocrazia” deriva dal greco “theos” che significa Dio e “kratos” che significa potere. La teocrazia è quella forma di governo, ove la sfera religiosa coincide con quella di governo. Si può quindi affermare che per teocrazia si intende il governo di Dio. Fu lo storico Giuseppe Flavio a coniare tale termine, per definire il governo tipico dei giudei. Nell’antico Israele Dio era considerato l’unico legislatore e le norme politiche coincidevano con quelle religiose. Ogni legge era così subordinata alla Torah a cui dovevano obbedire anche i re, oltre ai sacerdoti. La teocrazia ebraica ha origine nel 1446 a. C quindi nel momento in cui Israele esce dalla schiavitù dell’Egitto. Con precisione, la teocrazia ha il suo inizio sul Monte Sinai, perciò nel momento in cui Dio stipula con Mosè la nuova alleanza, che dura sino alla caduta di Gerusalemme(586 a. C). In senso più politico, la teocrazia ha avuto pieno compimento con il re Davide.

Teocrazia del re Davide

Il re Davide non sale al trono per diritto ereditario, ma scelto da Dio attraverso il profeta Samuele che lo unge, ossia lo consacra. Il Primo Libro di Samuele, al capitolo 16, versetto 13 narra:

“Samuele prese il corno dell’olio e lo consacrò con l’unzione in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore si posò su Davide da quel giorno in poi. Samuele poi si alzò e tornò a Rama.”

Suddetta unzione, trasferisce a Davide una potenza soprannaturale, ma anche politica. Con Davide si passa dal potere tribale, alla monarchia unitaria, ponendo fine alla frammentazione in cui Israele verteva. L’unzione politica di Davide, si attua poi con la conquista di Gerusalemme e il trasferimento dell’Arca dell’Alleanza. Codesta unzione indica che Davide unisce Giuda e Israele. Davide attua un modello teocratico in queste modalità: 

  1. Progetta il Tempio per ospitare l’Arca, spostando così il culto religioso dalla tenda ad una sede fissa. 
  2. Ribadisce la supremazia della legge divina; infatti quando pecca con Betsabea si umilia dinanzi al profeta, dimostrando che anche l’uomo politico è soggetto al giudizio divino
  3. Rende il Tempio di Gerusalemme un polo teocratico.

Tempio di Gerusalemme: cuore teocratico

Il Tempio di Gerusalemme è il cuore religioso e politico d’Israele. Per ciò che concerne la dimensione religiosa, esso deve essere l’unico luogo in cui Dio può essere adorato, al cui capo vi è il sommo sacerdote. In cosa è teocratico il Tempio? Il Tempio legittimava il potere dei re, oltre che dei sacerdoti. Questi ultimi accompagnavano l’esercito in guerra, per simboleggiare la presenza di Dio tra le truppe, il cui simbolo era l’Arca dell’Alleanza.

Nuovo Testamento: Gesù non è un teocratico

Il N.T. presenta una visione di regalità divina, opposta a quella dell’Antico Testamento. Gesù rifiuta una teocrazia politica e lo si comprende nel dialogo con Pilato, riportato da Giovanni al capitolo 18, 36:

Gesù rispose: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perché io non fossi consegnato ai Giudei; ma ora il mio regno non è di qui». 

Gesù ha sempre rifiutato il potere politico, mettendo in luce che la centralità di Gerusalemme non è politica, ma celeste e il nuovo Tempio è il corpo di ognuno, ove praticando le virtù e l’ascolto del Logos fatto carne, si costituisce una “teocrazia interiore”, basata sulla legge dello Spirito e non su quella mosaica.

Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio

Gesù istituisce una netta distinzione tra l’autorità civile e l’autorità divina. La risposta “rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” fu all’istanza posta dagli erodiani e i farisei a Gesù, con l’intento di trovare l’accusa per consegnarlo a Pilato. Gesù mediante la moneta che raffigura l’imperatore Tiberio, scinde il potere temporale, da quello spirituale, pur ribadendo l’importanza di pagare le tasse.

Editto di Costantino

Il 13 giugno 313 l’imperatore Costantino e l’imperatore Licino firmano a Milano l’Editto di Costantino o Milano, ove la religione cristiana viene tollerata. Si pongono così fine alle persecuzioni disposte dai governatori delle province romane, gli autori redigono:

«Noi, dunque Costantino Augusto e Licinio Augusto, essendoci incontrati proficuamente a Milano e avendo discusso tutti gli argomenti relativi alla pubblica utilità e sicurezza, fra gli altri provvedimenti che sembrano per molti riguardi conformi al bene della comunità, decidemmo con preferenza e antecedenza di regolare quanto riguarda il rispetto e l’onore della divinità, affinché sia consentito ai Cristiani e a tutti gli uomini la libertà di seguire la religione che essi volevano, affinché ogni divinità e ogni potenza celeste potesse essere propizia a noi e a tutti coloro che vivono sotto la nostra potestà.» 

Nel tempo l’imperatore Costantino varò delle leggi a favore della fede cristiana: nel 321 stabilì che la domenica doveva essere riconosciuta dallo Stato come giorno festivo(dies Solis). Nel 324 proibì i culti pagani, nel 325 convocò il primo Concilio Ecumenico: il Concilio di Nicea. L’editto di Costantino sancì la fine delle persecuzioni verso i cristiani, ma non creò alcuna teocrazia. L’imperatore Costantino varò delle norme anche in opposizione alla morale cristiana, cercò infatti più volte un compromesso con la Chiesa circa la questione del divorzio. L’imperatore voleva concedere il divorzio in casi particolari:

  1. La moglie poteva ripudiare il marito in caso di crimini gravi, quali l’omicidio, la violazione dei sepolcri e la magia.
  2. L’uomo poteva ripudiare la moglie in caso di adulterio, magia e prostituzione.

Si comprende che tali leggi sono in contrasto con la dottrina cristiana, ove le cause, seppur considerevoli per la loro gravità, non ammettono la violazione sacramentale. Chi commette gli atti gravi sopra citati, deve essere condotto, in virtù della carità cristiana, a mutare stile di vita, affinché si converta. 

Editto di Tessalonica

L’Editto di Tessalonica è stato emanato il 27 febbraio 380 dagli imperatori Teodosio I, Graziano e Valentiniano II. Codesti dichiararono il Cristianesimo religione ufficiale dello Stato. Suddetto editto ha sancito un rapporto unico tra Stato e Chiesa, ove imperatori e sudditi dovevano perseverare nell’unica e vera religione: il Cristianesimo, con a capo il Vicario di Cristo. Coloro che si opposero per questioni teologiche, vennero definiti eretici, come nel caso di Ario. Chi si oppose per stoltezza, venne invece condannato dall’autorità imperiale. Sorge l’istanza: l’Editto di Tessalonica, crea la teocrazia? Esso crea una forma di cesaropapismo, ove il potere civile estende la propria autorità a quello religioso. Teodosio I e gli altri imperatori miravano, grazie all’unità spirituale della Chiesa all’unità imperiale, ecco il motivo per cui gli imperatori avevano la pretesa di legiferare in ambito teologico, presenziando ai Concili dei primi secoli.

La teocrazia medioevale(incipiente approccio)

Questo modello si instaura con papa Innocenzo III, il quale afferma che il potere temporale deriva da quello spirituale. Egli sostenne che il papa essendo il Vicario di Cristo detiene la plenitudio potestatis. Paragona infatti l’autorità papale al sole e il potere regio alla luna, che dal sole riceve la luce. Di conseguenza il potere temporale è subordinato a quello spirituale. Da un punto di vista temporale papa Innocenzo III ebbe notevole influenza nelle questioni dinastiche, sostenne infatti Federico II per il trono imperiale. 

L’epoca moderna e la proposta di papa Pio IX

Il contesto moderno vede la fine dell’ideale supremazia papale medievale, ad una convivenza con le monarchie nascenti. Si affievolisce così la presenza del Papato a livello politico, rimanendo così il solo Stato della Chiesa come modello teocratico a livello europeo.

La proposta di papa Pio IX:

Papa Pio IX attraverso il Sillabo(si redigerà un articolo in riferimento) condanna tutti gli aspetti che contrastano gli ideali cristiani, quali il Comunismo, il razionalismo e il liberalismo. In questo frangente non si tratta di un ritorno alla teocrazia, ma bensì di una condanna degli elementi negativi dell’epoca moderna, che si oppongono alla fede cristiana. Si mette in evidenza che la stesura del Sillabo fu affidata nell’assise preparatoria al laico Juan Danoso Cortés, liberale convertitosi al cristianesimo, incaricato dal Cardinale Raffaele Fornari, affinché condannasse gli errori del tempo. Per Cortes il liberalismo è la conseguenza di un errore teologico: l’abolizione del concetto di peccato, ove l’uomo si reca da sé il diritto di essere buono. L’uomo è buono, perché toccato dalla grazia e non per sua esclusiva volontà.

I Patti Lateranensi(accenno)

La necessità dei Patti Lateranensi si colloca nell’ambito della questione romana, quindi all’anno 1870 in cui avvenne la Presa di Roma e il Regno d’Italia, omettendo quanto rimaneva degli stati della Chiesa, pose fine al potere temporale dei papi. Nello stesso frangente papa Pio IX promulgò l’enciclica Respicientes ea, in cui delineò che lo Stato Italiano ha deturpato alla Santa Sede i suoi territori. I Patti hanno il seguente contenuto:

  1. Il trattato: riconosce l’indipendenza e la sovranità della Santa Sede, che fonda lo Stato della Città del Vaticano. L’articolo 1 cita: <<L’Italia si obbliga a versare, allo scambio delle ratifiche del Trattato, alla Santa Sede la somma di lire italiane 750.000.000 (settecento cinquanta milioni) e a consegnare contemporaneamente alla medesima tanto Consolidato italiano 5% al portatore (col cupone scadente al 30 giugno p.v.) del valore nominale di lire italiane 1.000.000.000 (un miliardo).>>
  2. Il Concordato: esso definisce le relazioni religiose e civili in Italia. Il governo italiano acconsente di rendere le sue leggi sul matrimonio conformi a quella della Chiesa e di non chiamare alla leva militare il clero. Venne inoltre garantita e riconosciuta la religione Cattolica, come religione di Stato, con particolare interesse anche all’IRC nelle istituzioni scolastiche.

Da papa Leone XIII a oggi

Con la promulgazione dell’enciclica Rerum Novarum(1891) si costituì la DSC. Da questo momento in poi non si volle più un sistema teocratico, ma piuttosto di collaborazione tra Stato e Chiesa, mantenendo le rispettive autonomie. Il Magistero ricorda l’importanza, soprattutto a livello etico, di garantire il bene comune. Il successore di papa Leone XIII fu Pio X che teorizza la necessità del “regno sociale di Cristo” ed anche l’unione armoniosa tra Stato e Chiesa, ove lo Stato non neghi l’ordine soprannaturale. Cosa si intende per regno sociale di Cristo? Da un punto di vista teologico, Cristo essendo l’incarnazione di Dio, ha per natura la stessa regalità del Padre. Solo mediante Cristo, si può conoscere il Padre. Da un punto di vista sociale l’accettazione della legge naturale, che è ovviamente anche divina. La legge naturale indica che l’uomo è titolare di dignità, la quale non gli viene conferita dallo Stato, ma da Dio. Allo Stato è richiesto di proteggere i diritti inviolabili, quali la vita dal suo nascere al suo morire, il matrimonio monogamico ed eterosessuale ed anche l’attenzione alle fasce indigenti, che per dignità sono alla pari di chi è abbiente.

Papa Giovanni XXIII e il potere temporale

Con il pontificato di Giovanni XXIII si assiste a differenti mutamenti nella Chiesa. Il papa orobico, convoca il Concilio Ecumenico Vaticano II per dialogare con le altre espressioni cristiane ed i tempi che mutano. Da un punto di vista della gerarchia ecclesiastica, si costituisce una forma di collegialità tra Vescovi e Papa. Da un punto di vista del potere temporale, papa Roncalli si batté con più vigore per i diritti umani, dichiarando come l’attuale(Leone XIV) che non esiste una guerra giusta. Egli infatti nel 1963 promulga l’enciclica Pacem in Terris(in relazione alla Guerra Fredda) esortando tutti gli uomini di buona volontà e quindi non solo i cattolici, al dialogo internazionale, alla promozione delle giustizia, della pace e della solidarietà. Il Sommo Pontefice al capitolo primo in relazione agli elementi sopra redatti, scrive:

Ogni essere umano ha il diritto all’esistenza, all’integrità fisica, ai mezzi indispensabili e sufficienti per un dignitoso tenore di vita, specialmente per quanto riguarda l’alimentazione, il vestiario, l’abitazione, il riposo, le cure mediche, i servizi sociali necessari; ed ha quindi il diritto alla sicurezza in caso di malattia, di invalidità, di vedovanza, di vecchiaia, di disoccupazione, e in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà .

Il destino dell’Europa nell’epoca post contemporanea 

L’Europa a causa di una mentalità liberale è giunta ad odiare se stessa, scindendosi così dalle sue radici cristiane. Quali sono queste radici cristiane? Le radici dell’Europa sono anzitutto greche e dal punto di vista culturale, si intende la filosofia greca, che ha offerto un notevole apporto alla teologia cristiana. Grazie alla filosofia greca, si è giunti a comprendere per esempio la differenza tra il Bene e i beni. Con il Bene si intende la dimensione ontologica, quindi il Sommo Bene, quale fine ultimo dell’agire umano, che conduce all’eudemonia, quindi alla felicità, che per l’uomo greco è la perfezione morale. I beni sono invece quei mezzi, che consentono di corroborare e completare la felicità(salute, ricchezza). La seconda radice è poi quella giudaica cristiana. La fede cristiana ha radici in quella giudaica, Gesù ha infatti adempiuto le antiche scritture, definendosi come la Rivelazione, il Messia atteso. L’Europa, da un punto di vista culturale, deve molto al Cristianesimo, anzitutto per la conservazione del sapere; si pensi ai monasteri, in particolare a quelli benedettini:essi erano luoghi di cultura, oltre che di spiritualità.  Gli ordini religiosi, hanno poi istituito numerose reti di accoglienza per viandanti e pellegrini, offrendo così ausili di vario genere. La cultura cristiana ha posto le basi della dignità umana, come valore inviolabile, si pensi al rispetto della vita dal suo nascere al suo morire. Attualmente l’Europa su un fronte sta vivendo una crisi di fede notevole, sull’altro vede la presenza di un pluralismo religioso. Nelle altre religioni, si ricorda la presenza dei Semina Verbi e quindi anche gli appartenenti ad esse, per una grazia particolare che solo Dio conosce, giungeranno alla salvezza(non mi soffermo avendo già redatto più articoli in merito). Da un punto di vista statistico, in Europa la fede ancora prevalente è il Cristianesimo, anche se la percentuale dei fedeli praticanti è in netto calo. L’avanzamento di nuovi movimenti religiosi, tra cui l’Islam crea non poche tensioni. 

Dialogo con l’Islam: quale possibilità?

Il problema dell’Islam consta nell’assenza di un’ortodossia, perché manca un magistero dottrinale e quindi il dialogo risulta complesso. L’allora Cardinale Joseph Ratzinger all’incontro di Civiltà afferma:

“Il Corano è una legge religiosa che abbraccia tutto, che regola la totalità della vita politica e sociale e suppone che tutto l’ordinamento della vita sia quello dell’islam. La shari’a plasma una società da cima a fondo. Di conseguenza, l’islam può sfruttare le libertà concesse dalle nostre costituzioni, ma non può porre tra le sue finalità quella di dire: sì, ora siamo anche noi enti di diritto pubblico; ora siamo presenti [nella società] come i cattolici e i protestanti. A questo punto [l’islam] non ha ancora raggiunto pienamente il suo vero scopo, si trova ancora in una fase di alienazione”

Il problema del cittadino musulmano, consta anche nel non identificarsi con il contesto socio culturale, perché non è un apparato musulmano. La visione di vita, di politica, di società, intesa dai cristiani, non è proiettabile sull’Islam, dacché quest’ultima è totalmente diversa dall’Occidente e la convivenza risulta essere difficile.

No all’ islamofobia

Numerosi sono i musulmani che rigettano e condannano il terrorismo, il quale oltre ad essere perverso e crudele è sempre in opposizione a Dio. Il dialogo tra Cristianesimo e Islam per realizzare la pace, che si oppone al fanatismo e al rancore. Su cosa si fonda suddetto dialogo? Sulla razionalità, che non deve divenire positivista, perché se così fosse i grandi valori verrebbero ridotti al relativismo, sminuendo quindi la creatura umana. La dimensione razionale, fa anche riconoscere  al cittadino europeo che è il Cristianesimo ad essere parte integrante della cultura ed identità Occidentale. Dell’Islam si può ammirare il senso del sacro, che l’Occidente ha smarrito a causa del relativismo e in virtù del dialogo, non bisogna cedere alla politica laicista, che tende a eliminare ogni riferimento religioso dalla società, in primis quelli cristiani.In un contesto frammentato dalle guerre, ove sembra venire meno anche la stabilità Occidentale, il confronto tra fede e politica, può aiutare a comprendere il valore intrinseco dell’uomo e il senso dell’appartenenza alla religione.

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Author: Emanuele Sinese

Emanuele Sinese è nato a Napoli il 24 Novembre 1991 e da anni vive a Bergamo. Ha frequentato l’Istituto di Scienze Religiose in Bergamo, conseguendo nel 2017 la Laurea triennale con la tesi Il mistero eucaristico in San Pio da Pietrelcina. Nel 2019 ha ottenuto la Laurea magistrale con la tesi La celebrazione eucaristica secondo il rito di San Pio V.  È insegnante specialista di Religione. Da ottobre 2024 prosegue gli studi presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Attualmente è anche coordinatore per la didattica di un laboratorio territoriale di alcuni docenti di religione nella diocesi di Bergamo.

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