Ho ricevuto l’altro giorno, non molto dopo la nostra prima conversazione sul caso della Famiglia nel bosco, un testo di sintesi degli eventi con alcune considerazioni finali. Voglio leggerne le considerazioni finali che possono farci, e farmi, ancora una volta, riflettere, prima di passare alla lettura attenta dei tre Decreti
emessi dal Tribunale dei Monori di L’Aquila.
“La decisione dei giudici nel caso della “famiglia del bosco” di Palmoli nasce da una valutazione complessiva di inadeguatezza dell’ambiente familiare rispetto ai bisogni dei minori, non da un singolo fattore. […]
In sintesi
La decisione dei giudici è stata determinata da una combinazione di fattori:
casa non idonea, istruzione insufficiente, scarsa socializzazione, dubbi sulle capacità genitoriali. Tutto valutato alla luce di un unico criterio: il “miglior interesse del minore”. Professionisti, come giudici o assistenti sociali, hanno strumenti, formazione e accesso a informazioni che il pubblico non ha. Le loro valutazioni si basano su criteri oggettivi e procedure precise.
La libertà di opinione è lecita: allo stesso tempo, in una società aperta le persone tendono comunque a commentare fatti di cronaca o situazioni pubbliche. Il problema nasce quando queste opinioni vengono espresse come verità assolute, senza cautela o rispetto.
Chiunque può avere un’opinione, ma dovrebbe farlo con umiltà, consapevolezza dei propri limiti e rispetto per la complessità della situazione.“
Criteri interpretativi da noi adottati nel video
Nel nostro video, in cui si trova l’esame ed il nostro commento ai Decreti del Tribunale dei Minori di L’Aquila e contestuali documenti, ci permettiamo di anteporre una citazione tratta dal Nuovo Art. 403 c.c. Indicazioni teoriche e operative per gli assistenti sociali Terza versione Ottobre 2023 2 Ordine degli Assistenti Sociali della regione Lombardia che indica la prospettiva secondo cui valutare i fatti per non fraintenderli e poter giungere alla verità di essi:
“Anche da parte degli operatori sussiste un ostacolo a riconoscere la possibilità di comportamenti distruttivi verso i figli, dovuto al fatto di trovarsi inconsapevolmente confrontati con le proprie rappresentazioni culturali e affettive della famiglia, della genitorialità e dell’infanzia”
Rappresentazioni culturali e affettive dell’idea di famiglia in capo ad operatori sociali, magistrati e genitori
Ogni operatore, secondo questo documento e, aggiungerei, ogni magistrato, si trova a dover superare un ostacolo arduo ogni volta che debba valutare una situazione, specialmente riguardante dei bimbi in tenera età: se nel nucleo familiare si stiano verificando tali e tanti comportamenti che possano risultare distruttivi per i bambini al punto da doverli allontanare dal loro ambiente, dalla loro e famiglia e dai loro affetti. L’ostacolo da cosa sarebbe costituito? Dalle proprie rappresentazioni culturali e affettive della famiglia. Che gli operatori provengano da un cultura simile o dissimile da quella della specifica famiglia, abbiano o meno convinzioni simili alle loro, sempre dovranno fare i conti con quelle rappresentazioni proprie o altrui, volere o no. E quanto potranno influire dette loro rappresentazioni sull’applicazione delle leggi, sui provvedimenti da prendere o suggerire come autorità?
Si incontrano, o scontrano, tra loro, solo comportamenti presumibilmente difformi dalla legge e chi l’amministra o due visioni del mondo?
Ci accingiamo ora all’analisi dei tre Decreti e di altri utili documenti non sotto uno stretto punto di vista di natura giuridico giurisprudenziale, non essendo questa una nostra competenza né oggetto del nostro intervento, ma in rapporto al mondo dei significati culturali all’interno dei quali la norma e la sua applicazione sono contestualizzati con utilità o rischio di danno per la persona e per la società, chiedendoci di volta in volta se l’analisi dei fatti e dei dati presi in considerazione da servizi e magistrati sia attinente prioritariamente solo ad essi o ad una lettura culturale opinabile di essi con il conseguente rischio di fraintendere il senso degli interventi dei genitori in questione e dunque di giungere ad applicazioni improprie della norma nella fattispecie del caso. In effetti, i provvedimenti presi sembrerebbero opportuni in casi di abusi e violenze, di non cura e di trascuratezza e di negligenza circa l’obbligo scolastico e formativo nei confronti dei figli. Per i genitori e per il contesto sociale nel quale i genitori sono inseriti, sembrerebbe che i comportamenti adottati dai genitori stessi nei confronti dei figli siano adeguati.
La questione che si pone è: questi genitori sono incorsi o meno nei casi indicati dalla legge e che essa stessa valuta come pregiudizievoli per la crescita e sviluppo dei minori? Fino a dove la legge, i servizi e la magistratura possono entrare in merito alle scelte dei genitori rappresentanti legali e naturali dei propri figli ed esercitanti la responsabilità genitoriale della cura, educazione, istruzione e amministrazione dei beni dei figli stessi?
Nel proseguo, i tre Decreti che mettiamo a disposizione dei lettori
–1oDecreto 13/11/2025
Fonte Ordinanza integrale 11 Novembre 2025 “Mister Lex” Responsabilità genitoriale – Agibilità casa – Istruzione parentale – Allontanamento minori – Tribunale per i minori dell’Aquila, Ordinanza del 13/11/2025
2° Decreto all’udienza del 4/12/25
Ordinanza integrale da Quotidiano ilCentro Bimbi nel bosco, ecco l’ordinanza integrale | Il Centro
3° Decreto del Tribunale L’Aquila, il 05/03/2026 da ilCentro:
https://www.ilcentro.it/l-aquila/esclusivo-bimbi-nel-bosco-ecco-lordinanza-integrale-v1ymhgi3