Nel fare il trasloco di casa mia, ritrovo i libri del mio passato. Alcuni risalgono addirittura a circa sessant’anni fa quando imparavo a leggere.

Il cuore sobbalza nel togliere la patina di polvere depositata su di essi e nello sfogliare quelle pagine incartapecorite che sanno di buono. Apro La piccola principessa di F. H. Burnett e leggo la dedica di mia zia, già di età matura allora e mancata da molti anni. La gratitudine mi riempie l’animo per quanto vedo scritto: lei, la zia, era parte di una serie di relazioni di affetto e di amore che riconosco come l’humus fondamentale in cui sono fiorite la mia vita e quella di mia sorella. Ritrovarmi in mano la sua dedica e, in particolare, quel libro mi ha permesso di riconoscere il valore di un patrimonio spirituale che non ha uguale per me.
Da questo flusso di ricordi e da una conversazione di qualche giorno fa con la responsabile di una libreria cattolica è nata l’idea di questo articolo. Con esso, infatti, mi rivolgo a coloro che hanno dimenticato l’esperienza di scegliere un libro in negozio e di leggerlo in formato cartaceo. È nota la grave crisi della carta stampata e delle librerie a causa della concorrenza delle piattaforme di acquisti online e, in generale, della mancanza di lettori.
Le ordinazioni con un semplice clic da casa possono essere senza dubbio comode ma forse non lo sono così tanto e non permettono di scegliere vivendo l’esperienza della scelta nella sua completezza.
Quando si ordina un libro dal proprio salotto occorre averne già in mente il titolo. Si va sul sicuro. Normalmente esso viene consigliato da un amico, da altri lettori e dalla risonanza del nome di successo o alla moda. Invece chi si reca in libreria in molti casi sa solo di volere un buon libro; incomincia a girare fra gli scaffali, prende in mano i volumi, sfoglia le pagine, legge la sinossi in quarta di copertina. In sostanza, ha una percezione globale dell’oggetto da acquistare prima ancora di conoscerne il contenuto. Può essere anche che legga l’incipit o qualche passaggio qua e là . La copertina incuriosisce di per sé, il titolo ancora di più, prima ancora di passare alla lettura. Può essere altresì che il nostro potenziale lettore si faccia consigliare dal libraio il quale sa abbinare le richieste del cliente con il libro giusto.
A me è capitato di essere ospitata per il firma copie dei due libri che ho pubblicato. Si è trattato di un giorno davvero significativo poiché ho avuto modo di parlare con le persone e di provare a capire di che cosa avessero bisogno. E per me è stata l’occasione di chiarire a me stessa e agli altri il significato delle mie opere e della ragione per cui esse avevano visto la luce.
Il libro in formato cartaceo va senza dubbio valorizzato. Esso offre innumerevoli possibilità che non si hanno nel caso di un e-book. Si può tornare velocemente indietro e altrettanto velocemente ci si può proiettare avanti nella storia, si possono fare annotazioni o utilizzare un bel segnalibro per scegliere i passi che più ci convincono e che ci hanno lasciato qualcosa. Invece, la digitalizzazione ha smaterializzato gli oggetti racchiudendoli in file o in depositi fra le nuvole. In tal modo però ci dimentichiamo presto di quel libro perché forse non ci comparirà più tra le mani né ci imbatteremo in esso trovandocelo a fianco come un amico. La consistenza di un’opera, infatti, non è data solo dalle pagine di cui è costituita ma dalla ricchezza di vita di cui si è caricata negli anni e che viene restituita al lettore con un credito di valore.
Il libro cartaceo è, in ultima analisi, un incontro con un oggetto che è e ha una storia e che è pronto a dialogare con la storia del lettore in modo che qualcosa di nuovo nasca nel mondo.
Maria Giovanna Fantoli