Antifona
Il mio cuore ripete il tuo invito: «Cercate il mio volto!».
Il tuo volto, o Signore, io cerco, non nascondermi il tuo volto. (Sal 26,8-9)
II DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO A – 02 MARZO 2026 ANNO A
Colore Liturgico Viola
Commento artistico-spirituale alla Prima Lettura di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
Liturgia della Parola in LIS, sottotitolazione e audio a cura della Conferenza Episcopale Italiana (CEI)
«In quei giorni, il Signore disse ad Abram: “Vàttene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò. Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra”. Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore» (Genesi 12,1-4).
Dio chiama Abramo ad abbandonare la sua terra e le sicurezze (la parentela e la casa di suo padre) per una destinazione ignota, promettendogli una grande discendenza, un territorio e la benedizione universale. Abramo aveva 75 anni quando con fede incondizionata lasciò Carran (Harran), nel nord della Mesopotamia (oggi in Turchia meridionale) per seguire la disposizione soprannaturale. Il patriarca è diventato un modello di fede e dimostra che non è mai troppo tardi per iniziare o riprendere un cammino spirituale sotto la guida divina.
Dio chiama Abramo
L’incisione «Dio chiama Abramo» è stata realizzata da Wenceslaus Hollar, probabilmente nel XVII secolo, a commento del fondamentale momento storico e biblico in cui Dio ordina ad Abramo di lasciare il suo paese e iniziare il viaggio verso la terra promessa. L’opera raffigura Abramo in ginocchio, in un atteggiamento di ascolto fiducioso del Signore, mentre guarda verso l’alto e riceve la chiamata divina, come si legge nella parte superiore, a destra (Genesi 12,1.2). Dal cielo scende sul patriarca un fascio di luce contenente il messaggio divino: prima l’iscrizione del «Tetragramma biblico» (il nome di Dio, indicibile) in caratteri ebraici, che simboleggia la presenza di Dio e poi, in inglese antico, la scritta: «Esci dalla tua terra» (l’inizio del brano sopra presentato). Sullo sfondo, a sinistra, l’artista boemo ha inciso una carovana con cammelli, greggi e altri animali ad indicare la reale partenza di Abramo e della famiglia dal paese e dalla casa di suo padre, per andare nella terra che il Signore gli indicherà.
Esci dalla tua terra
Una delle più celebri rielaborazioni del racconto biblico è la canzone «Esci dalla tua terra», scritta e musicata (1973) da Gigi Cocquio, padre missionario del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere), diventata uno dei canti religiosi più famosi in Italia, che evidenzia la forza di affrontare il futuro di chi, come Abramo, si fida del Signore. «Abramo, non andare, non partire,/ non lasciare la tua casa, cosa speri di trovare?/ La strada è sempre quella, ma la gente è differente,/ ti è nemica, dove speri di arrivar?/ Quello che lasci tu lo conosci,/ il tuo Signore cosa ti dà?/ “Un popolo, la terra e la promessa”,/ parola di Jahvè!/ Esci dalla tua terra e va’ dove ti mostrerò».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.
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