Partiamo da un dato di fatto: lo scandalo Epstein coinvolge soprattutto il mondo politico di sinistra. I primi silurati eccellenti, da Lang al commissario europeo Mandelson al ministro consulente di Clinton-Obama Summers sino all’ex primo ministro norvegese Jagland , sono TUTTI uomini della sinistra internazionale. Per non parlare dei Clinton, compromessi sino al collo, del cofondatore di google Sergey Brin, finanziatore del partito democratico, di Woody Allen… E’ allora piuttosto facile capire perchè l’amministrazione Biden non abbia mai voluto pubblicare e approfondire nulla.
Quand’anche, infatti, vi fosse stato coinvolto anche Trump, il rischio era troppo grosso, visto e considerato che i nomi citati sono solo alcuni, ma tutto fa pensare che vi siano innumerevoli altre persone dello stesso ambito coinvolte.
Ma allora perchè Trump, una volta al potere, invece di tirar fuori con baldanza la lista Epstein, ha iniziato a spiegare che non esisteva, che non era una cosa importante ( «La gente parla ancora di questo tizio, di questo pervertito? È incredibile») e poi, una volta costretto, ha fatto publicare solo una parte, e ben censurata, dei documenti?
Tutto fa pensare che pubblicando la lista Epstein completa, il mondo dem andrebbe gambe all’aria, ben più di quanto è già avvenuto.
Ma, qui sta forse il punto, lo stesso Trump, all’epoca, era un DEM! Di quel mondo era frequentatore e amico.
Trump è stato ufficialmente registrato come membro del Partito Democratico per circa 8 anni, dall’agosto 2001 al settembre 2009 e non ha lesinato donazioni al partito. Del resto, da buon newyorkese, stare con i dem significava stare con i più forti.
Di qui le tante foto che documentano i suoi buoni e continui rapporti con Bill e Hilary Clinton, con Epstein e la Maxwell.
Trump è stato in tutto e per tutto parte di quel mondo.
Di più. Basta prendere in mano il libro chiave, cioè la testimonanza di Virginia Giuffrè, per fare un salto all’inferno, ma anche per accorgersi di due cose: la ragazzina violentata di continuo da Epstein e dalla Maxwell (bisessuale) era figlia di un impiegato di Trump, a Mar-a- Lago, e lei stessa ha lavorato lì per il futuro presidente. Di più: è lì, “mentre mi avviavo a piedi alla spa di Mar a Lago per prendere servizio che un’auto rallentò“. Da quell’auto, proprio nei pressi della villa di Trump, scese la Maxwell – descritta dalla Giuffrè come ancora più influente di Epstein (è stata lei a presentargli molti potenti, oltre che a procurargli le vittime) – per irretirla. Epstein, del resto, è stato membro del club di Mar a lago sino al 2007.
Parlando delle feste organizzate da Maxwell-Epstein, la Giuffrè cita alcune volte due ospiti in particolare, quasi fossero i più intimi: Bill Clinton e Donald Trump (siamo nel 2000, Bill è presidente degli Usa, Trump è solo un elettore e finanziatore dem tra i tanti; i due sono amici, tra loro e con la coppia Epstein-Maxwell).
Se a questi fatti aggiungiamo una lite tra i due avvenuta per motivi da approfondire e lo spostamento di Trump, successivamente, nello schieramento opposto a quello prediletto da Epstein, riusciamo forse a giustificare due cose: non solo la rottura del rapporto tra i due (Epstein non è stato un trumpiano, quando nel 2016 Trump si è candidato la I volta), ma anche la paura di Trump di essere travolto dallo scandalo.
Nel 2016 “una donna anonima identificata come Jane Doe intentò una causa sostenendo che Trump ed Epstein l’avessero aggredita e stuprata più volte nel 1994, quando aveva 13 anni, nella residenza newyorkese di Epstein. La denuncia fu ritirata pochi giorni prima che Trump vincesse le elezioni presidenziali“.
Trump nel 2017 scelse come segretario del lavoro Alexander Acosta (poi costretto a dimettersi). Chi era costui? Per brevità, riporto il riassunto di Gemini: “Alexander Acosta è coinvolto nel caso Jeffrey Epstein per aver patteggiato un accordo estremamente indulgente (definito “da incorniciare”) nel 2008, quando era procuratore distrettuale in Florida. Questo accordo ha permesso a Epstein di evitare accuse federali più gravi, scontando solo 13 mesi in un carcere locale con un regime di semilibertà, nonostante fosse accusato di traffico sessuale di numerose minorenni“.

Nel nuovo corso Trump c’è almeno un uomo molto potente, ebreo come Epstein e Maxwell, e loro frequentatore, al fianco di Trump: il segretario al Commercio Howard Lutnick. Molti nel mondo Maga ne hanno chiesto le dimissioni, ma Trump ha negato e continua a negare. La sua sfuriata contro i repubblicani che hanno lottato per la pubblicazione dei files, ha motivazioni passate e presenti.

Considerate ora un’ultima cosa: la Maxwell, di cui si è già detto che aveva avuto un ruolo centrale (lo ha avuto anche nel presentare Clinton ad Epstein) è ancora viva: tiene “per le palle” Trump? Per questo gli ha chiesto la grazia?
E i Clinton, che sono nella tempesta, ma nessuno affonda il colpo (non Trump, che ora è arrivato ad elogiarli), dopo aver fatto di tutto per non comparire in audizione, hanno forse fatto capire a Trump che se esagera, lo trascinano nel fango con sè?
Fonti: Virginia Giuffrè, Nobody’s girl (autobiografia), edita da Bompiani;
https://www.rollingstone.it/…/quello-che…/1010705
https://www.rainews.it/…/caso-epstein-quei-file…
https://www.ansa.it/…/bufera-su-pam-bondi-il-mondo-maga…
Dall’articolo del Corriere del 12/7/2019 (https://www.corriere.it/esteri/19_luglio_12/alex-acosta-ministro-lavoro-trump-si-dimette-il-caso-epstein-58059162-a4ab-11e9-8190-c38885ca4abc.shtml): “…Il procuratore generale della Florida, Barry Krischer, declassò subito il caso, prefigurando un reato collegato alla prostituzione, anche se era coinvolta una ragazza di 17 anni. Krischer incaricò Alexander Acosta, un magistrato del Southern District della Florida, di patteggiare con i legali dell’imputato. Acosta incontrò l’avvocato Jay Lefkowitz, nell’ottobre del 2007, nel Palm Beach Marriot. Trovarono un accordo: Epstein si dichiarò colpevole e scontò una condanna di 13 mesi nel carcere della stessa città. Ma la detenzione somigliava a un soggiorno in albergo. Epstein usciva tutta la giornata, lavorava regolarmente e poi rientrava per la notte… Ma le indagini di New York stanno dimostrando quanto fosse grottesca quella punizione così lieve concordata da Acosta. Gli avvocati della diciassettenne abusata non furono neanche avvisati. Alla fine Acosta ha deciso di fare un passo indietro. Donald Trump lo ha accompagnato davanti alle telecamere, fuori dalla Casa Bianca: «Fosse stato per me, Alex sarebbe rimasto al suo posto. E’ un uomo di grande talento e ha fatto un lavoro eccezionale al ministero».
In realtà l’amministrazione prova a disinnescare almeno un fronte di polemiche e di insidiose rivelazioni. Epstein è una vecchia conoscenza di Trump. Sul suo jet privato, il «Lolita Express» ci salivano tante celebrità. Uno dei più assidui era l’ex presidente democratico Bill Clinton: 26 passaggi ad alta quota tra il 2001 e il 2003, stando ai piani di volo consultati da «Fox news». Trump ha detto di «non conoscere» il businessman. Ma nel 2002 raccontò al «New York Magazine»: «È un personaggio incredibile, molto divertente. Anche a lui piacciono le donne, anche se devono essere molto giovani». Nessuno, però, tra una chiacchiera sul «Lolita Express» o un drink nei club di Manhattan, si era mai accorto di nulla. Per ora, paga Acosta.”.
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