San Giuseppe nel Magistero dei papi

Introibo

Fu papa Pio IX, mediante il decreto “Quemadmodum Deus”, a proclamare San Giuseppe patrono universale della Chiesa. Il Pontefice illustra il ruolo che il patriarca Giuseppe ebbe nella storia della salvezza. Giuseppe, figlio di Giacobbe, ebbe un ruolo fondamentale per la salvezza d’Israele e ancor di più, lo ebbe Giuseppe lo sposo di Maria. Si evince che attraverso i due Giuseppe, Dio ha operato portenti, aprendo la storia dell’umanità verso la via della redenzione eterna.

Decreto Queadmodum Deus

La Chiesa ha sempre avuto un grande onore, ricolmando di lodi il beatissimo Giuseppe e di preferenza a lui ricorre nelle angustie. Suddetta espressione esprime una condizione di diritto, in quanto San Giuseppe ha avuto un ruolo, seppur secondario ma comunque importante nella salvezza. Egli fu anzitutto sposo fedele di Maria, ricordando che la fedeltà coniugale è forma di collaborazione con il divino. Giuseppe è stato poi custode del Redentore; egli lo ha infatti protetto dalla furia omicida di Erode. Giuseppe è l’uomo di giustizia e di fede; il suddetto è infatti obbediente alla Legge di Dio.

Inclytus Patriarca Ioseph

Il 10 settembre 1847 papa Pio IX, attraverso il decreto “Urbis et Orbis”, assegna la festa di San Giuseppe alla terza domenica dopo Pasqua, ove viene definito e presentato come putativo del Figlio Unigenito del Padre Onnipotente, vero sposo della Regina del mondo. Giuseppe diviene così, il celebre Patriarca, perché obbediente a Dio ed in virtù di questo amore ricevuto dall’Onnipotente, è destinato a prestare soccorso alla miserrima condizione umana.

San Giuseppe nel Magistero di papa Leone XIII

Il 15 agosto 1889 papa Leone XIII, mediante l’enciclica “Quamquam Pluries”, estende a tutta la Chiesa la protezione di San Giuseppe. La motivazione è scaturita dall’instaurarsi del relativismo, quindi di una dittatura che ha condotto alla perdita della carità, alla degradazione dei costumi e delle idee, alla violenza verso la sposa di Cristo: la Chiesa. In una situazione così infausta, Leone XIII invoca gli ausili divini, riconoscendo Giuseppe, quale guida e patrono speciale della Chiesa. In riferimento al titolo di padre putativo di Gesù, Leone XIII fa anzitutto allusione al matrimonio, istituzione naturale, che costituisce la società. Il matrimonio è vincolo superiore ad ogni altro vincolo, che prevede la comunione dei beni dell’uno, con l’altro. Giuseppe è inoltre simbolo della purezza. La purezza è una virtù che consente a Dio di coabitare nel cuore dell’uomo, tale da realizzare il comandamento dell’amore, che è poi la salvezza.

Il Magistero di papa Pio X

La considerazione che papa Pio X ebbe verso San Giuseppe, fu perlopiù pastorale, ma non per questo non importante. Si ricorda infatti, che tra teologia e pastorale vi è circolarità ermeneutica. Il Pontefice, nel 1909, approvò le litanie in onore a San Giuseppe, promesse la pratica del mercoledì a lui dedicato e sottolineò l’importanza del lavoro onesto e ordinato, seguendo l’esempio del Patriarca. La pratica del mercoledì dedicata a San Giuseppe, consta nel rivolgere sette mercoledì, antecedenti al 19 marzo, con preghiere e pratiche devozionali, quali la recita dei sette dolori di Maria, la partecipazione attiva ai sacramenti, in particolare alla Riconciliazione e l’Eucaristia.

Il Magistero di papa Pio XI

Papa Pio XI considera San Giuseppe dal polo della Dottrina Sociale della Chiesa. Nell’enciclica “Divini Redemptoris”(1937) il Romano Pontefice, propone Giuseppe come esempio di virtù per la classe operaia. Lui, che aveva dedicato l’intera sua esistenza come lavoratore artigiano, ben conscio era delle fatiche di chi svolge attività professionali manuali. Nell’enciclica “Divini Redemptoris” Pio XI, al n°36 redige:

Ma i nemici della Chiesa, pur costretti a riconoscere la sapienza della sua dottrina, rimproverano alla Chiesa di non aver saputo agire in conformità di quei principi, e perciò affermano di doversi cercare altre vie. Quanto questa accusa sia falsa e ingiusta lo dimostra tutta la storia del Cristianesimo. Per non accennare che a qualche punto caratteristico, fu il Cristianesimo a proclamare per primo, in una maniera e con un’ampiezza e convinzione sconosciute ai secoli precedenti, la vera e universale fratellanza di tutti gli uomini di qualunque condizione e stirpe, contribuendo così potentemente all’abolizione della schiavitù, non con sanguinose rivolte, ma per l’interna forza della sua dottrina, che alla superba patrizia romana faceva vedere nella sua schiava una sua sorella in Cristo. Fu il Cristianesimo, che adora il Figlio di Dio fattosi uomo per amor degli uomini e divenuto come « Figlio dell’Artigiano», anzi « Artigiano» Egli stesso, fu il Cristianesimo ad innalzare il lavoro manuale alla sua vera dignità; quel lavoro manuale prima tanto disprezzato, che perfino il discreto Marco Tullio Cicerone, riassumendo l’opinione generale del suo tempo, non si peritò di scrivere queste parole di cui ora si vergognerebbe ogni sociologo: «Tutti gli artigiani si occupano in mestieri spregevoli, poiché l’officina non può avere alcunché di nobile»

I nemici della Chiesa sono i materialisti, coloro i quali, in nome di una propaganda marxsista, pensano di purificare e risollevare gli indigenti, affidandosi alle esclusive soluzioni economiche, scindendo, così, ogni persona dall’Imago Trinitatis e precludendo, così, l’accesso al Regno. Papa Pio XI considerando il lavoro, in particolare quello manuale, ribadisce che il Magistero, fin dagli albori è stato un fautore e un difensore delle professioni manuali che, per dignità, sono alla stregua di quelle intellettuali. Prosegue chiosando che il Logos si è incarnato grazie anche alla volontà di Giuseppe, il quale, obbediente alla Legge divina, è stato fedele alla vocazione affidatagli(paternità putativa) affinché le promesse veterotestamentarie giungessero al loro compimento. Si evince che la Chiesa non ha una visione classista, ove l’opulento e il dotto sono prediletti a diniego del meno abbiente o di chi ha un basso livello culturale.

Magistero di papa Pio XII

Papa Eugenio Pacelli prosegue sulla scia del predecessore, ribadendo che San Giuseppe è patrono dei lavoratori e modello di devozione quotidiana. La concezione di papa Pio XII circa il lavoro è dogmatica, il pontefice anzitutto ribadisce che il lavoro è un obbligo morale, grazie al quale l’uomo collabora al progetto di creazione. Il lavoro non è quindi una mera mercé o un onore finanziario, ma bensì vocazione che concorre alla realizzazione del bene comune. In relazione al bene comune papa Pio XII riconosce che lo Stato è a servizio della persona umana e non viceversa. Esso deve promuovere e garantire i diritti fondamentali, quali la la giustizia e la pace. Il fondamento del bene comune è certamente Dio. Pio XII il 12 marzo 1950 promulga l’enciclica Anni Sacri, affinché si tuteli la fede cristiana e si garantisca la concordia tra i popoli. Papa Pacelli riconosce, seppur in modo latente l’avvicendarsi della secolarizzazione, il dilagare dell’ateismo, che abolisce la legge naturale. Si incitano così le genti all’odio, alla ribellione, alla rivalità, contrastando così anche a livello sociale quella stabilità che garantisce il bene comune. Il papa lancia così un monito, affinché coloro che all’interno, ma anche all’esterno della Chiesa lavorano per il Regno di Dio creino anche a livello antropologico i dovuti equilibri sociali, ribadendo come chiosa l’evangelista Giovanni(16,6) che solo Cristo è la via, la verità e la vita.

Magistero di papa Giovanni XXIII

Papa Giovanni XXIII, mediante la Lettera Apostolica “Le Voci”(1961) affida sotto l’egida di San Giuseppe, il Concilio Ecumenico Vaticano II che Roncalli afferma essere per i “cristiani tutti” affinché la grazia raggiunga i singoli credenti. San Giuseppe, chiosa papa Giovanni XXIII è l’esempio di virtus divina per cui anche la storia della Chiesa contemporanea, nelle diatribe dettate dalla secolarizzazione e del mutare dei tempi, annuncia, con spirito nuovo e fervente la verità. Papa Giovanni XXIII in riferimento redige:

Venerabili Fratelli e figliuoli di Roma, Fratelli e figliuoli diletti di tutto il mondo: è a questo punto che Noi desideravamo di condurvi, inviandovi questa Lettera apostolica giusto nel giorno 19 marzo, in cui nella celebrazione di S. Giuseppe, Patrono della Chiesa universale, poteva venire alle vostre anime l’eccitamento ad una ripresa straordinaria di fervore, per una partecipazione orante più viva, ardente e continuata alle sollecitudini della Santa Chiesa, maestra e madre, docente e dirigente di questo straordinario avvenimento del Concilio Ecumenico XXI, e Vaticano II, di cui tutta la pubblica stampa mondiale si occupa con interessamento vivo, e con attenzione rispettosa”.

Magistero di papa Paolo VI

Il 19 marzo 1966, in occasione della consacrazione di quattro nuovi Vescovi, papa Paolo VI presenta san Giuseppe come icona del buon pastore. Montini si espresse così:

Come quella di lampada domestica, che diffonde lume modesto e tranquillo, ma provvido ed intimo, e fuga l’oscurità della notte, invitando alla veglia pensosa e laboriosa, conforta il tedio del silenzio e il timore della solitudine, vince il peso della stanchezza e del sonno, e sembra discorrere con voce piana e sicura dell’alba che verrà, così la luce della pia figura di san Giuseppe, pare a noi, diffonde i suoi raggi benefici nella “casa di Dio”, che è la Chiesa; la riempie degli umanissimi ed ineffabili ricordi della venuta nella scena di questo mondo del Verbo di Dio, fatto uomo per noi e come noi, e vissuto sotto la protezione, la guida e l’autorità del povero artigiano di Nazareth”.

Si evince che dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, la Chiesa necessita ancor di più di un celeste patrocinio, mite ed umile, affinché la Chiesa stessa sia interiormente unita, ordinata e fervorosa. C’è quindi la necessità di attuare gli impegni del Concilio, affinché si perfezioni la carità in tutte le sue espressioni.

Magistero di papa Giovanni Paolo II

Nell’Esortazione Apostolica “Redemptoris Custos”, Giovanni Paolo II riprendendo gli insegnamenti dei Padri della Chiesa, sottolinea la particolare attenzione del padre adottivo di Cristo nei confronti di Maria e da un versante l’educazione verso Gesù. Si suddetto documento si analizza il servizio della paternità. La paternità di Giuseppe deriva da un fondamento giuridico: il matrimonio con Maria. Vanno così considerati due passaggi biblici:

Matteo(1, 18)

“ La nascita di Gesù Cristo avvenne in questo modo. Maria, sua madre, era stata promessa sposa a Giuseppe e, prima che fossero venuti a stare insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo”.

Luca(1, 26 – 31)

Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret,a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te».A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.L’angelo le disse”: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù>>.

Gli evangelisti, mettono in risalto che al momento dell’Annunciazione, Maria è promessa sposa di un uomo della casa di Davide chiamato Giuseppe. La natura di queste nozze ha un fondamento pneumatologico: la nascita del Figlio di Dio; una nascita tutta soprannaturale, in quanto sia in Maria che in Giuseppe la verginità rimarrà come elemento prevalente nell’arco dell’esistenza. San Giuseppe è stato chiamato da Dio a servire attraverso la paternità la persona e la missione di Gesù. La sua paternità si esprime nell’aver fatto della sua vita un servizio, un sacrificio al mistero dell’incarnazione, attuatosi anche nelle mura domestiche, tale da divenire modello per i padri. È chiaro nei Vangeli il compito paterno di Giuseppe verso Gesù, in quanto nella sua vita tutto è frutto di un piano divino già prestabilito e quindi non casuale.

Magistero di papa Benedetto XVI

Joseph Ratzinger non relega a puro ed esclusivo aspetto legale la figura di San Giuseppe, ma lo colloca come l’uomo giusto e disponibile a compiere la volontà di Dio. San Giuseppe è così testimone dell’incarnazione; l’angelo afferma infatti: “Giuseppe figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo”(Mt.1, 20).

Come afferma Sant’Ambrogio, in Giuseppe c’è l’amabilità e la figura del giusto, per rendere più degna la qualità di testimone. San Giuseppe in unione con Maria è tempio dello Spirito Santo, annunciatore dei prodigi gesuani, aprendo così l’esistenza alla porta della salvezza. In relazione a San Giuseppe all’essere tempio dello Spirito Santo, Ratzinger ribadisce che sia il matrimonio, così come la scelta celibataria sono forme che esprimono l’unico e fattivo mistero dell’alleanza di Dio con il suo popolo. San Giuseppe è inoltre modello di trasmissione dei valori, tra cui la famiglia, fondata sull’amore sponsale dei coniugi di sesso opposto, sul muto soccorso e sull’educazione della prole.

Magistero di papa Francesco

Papa Francesco nel 2020 pubblicò la Lettera Apostolica Patris Corde per il 150° anniversario della dichiarazione di San Giuseppe come patrono della Chiesa Cattolica. Il papa argentino pose l’attenzione soprattutto sulla tenerezza paterna di Giuseppe. In relazione, l’evangelista Luca(2, 52) redige: E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Il Salmo 103, 13 afferma: “come è tenero un padre verso i figli, così il Signore è tenero verso quelli che lo temono”.

San Paolo in Romani 4, 18 redige: “Egli ebbe fede sperando contro ogni speranza e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: così sarà la tua discendenza”.

Il maligno ci fa guardare con giudizio negativo la nostra fragilità, lo Spirito Santo invece tocca la fragilità umana, conducendo la persona alla conversione, ove il Sacramento della Penitenza è l’incontro con l’Assoluto che sino all’ultimo istante dell’esistenza vuole salvare il penitente.

Magistero di papa Leone XIV

L’attuale Pontefice pur non essendosi espresso sulla figura di San Giuseppe ne esalta le virtù eroiche, anzitutto la carità, quale forma di subordinazione delle creature al Creatore, affinché raggiungano già qui e ora il Regno di Dio.

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Author: Emanuele Sinese

Emanuele Sinese è nato a Napoli il 24 Novembre 1991 e da anni vive a Bergamo. Ha frequentato l’Istituto di Scienze Religiose in Bergamo, conseguendo nel 2017 la Laurea triennale con la tesi Il mistero eucaristico in San Pio da Pietrelcina. Nel 2019 ha ottenuto la Laurea magistrale con la tesi La celebrazione eucaristica secondo il rito di San Pio V.  È insegnante specialista di Religione. Da ottobre 2024 prosegue gli studi presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Attualmente è anche coordinatore per la didattica di un laboratorio territoriale di alcuni docenti di religione nella diocesi di Bergamo.

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