I nostri lettori sanno che la nostra linea è da sempre apartitica, e che il nostro interesse primario è l’annuncio del Vangelo. Tuttavia, il cristiano è dotato, proprio in quanto cristiano, di una particolare sensibilità sociale che lo rende attento alle sfide del mondo contemporaneo. Non a caso, anche la teologia prevede al suo
interno un ramo che si chiama Dottrina Sociale della Chiesa. Naturalmente, all’interno di questa dottrina non si trovano riferimenti diretti alle tematiche referendarie, né tanto meno riferimenti sulla riforma della magistratura, ma vi sono riferimenti indiretti che toccano valori come la giustizia e l’eguaglianza, perché deve restare garantito che tutti gli uomini siano uguali davanti alla legge. Ora, proprio ispirandosi a questi valori di giustizia e di uguaglianza, pur consapevoli della molteplicità dei punti di vista, ci è sembrato opportuno motivare nei tratti essenziali le ragioni del nostro SI’:
1) Siamo l’ultimo Paese d’Europa (oltre alla Grecia) a non avere ancora attuato la separazione delle carriere.
2) La separazione delle carriere tra la figura di Pubblico Ministero (che rappresenta l’accusa) e quella del Giudice, garantisce una maggiore autonomia di quest’ultimo, reso meno influenzabile da una sola delle due parti a processo.
3) La divisione del CSM in due organi distinti (quello dei PM e quello dei Giudici) rende il CSM meno controllabile politicamente, meno soggetto alle spartizioni delle correnti, correnti spesso ideologizzate, che decidono per conto loro le nomine e talvolta esercitano addirittura pressioni sull’andamento dei processi, specie se coinvolgono uomini politici non graditi alle correnti stesse.
4) L’istituzione di un terzo organismo come quello dell’Alta Corte disciplinare introduce, inoltre, un’ulteriore garanzia di democrazia e può rimediare all’antica questione della sostanziale impunità dei magistrati che non rispettano la legge, o che violano i principî di neutralità della magistratura.
5) Il nuovo meccanismo di estrazione, riguardante i componenti di questi tre organismi, sebbene sempre scelti secondo criteri di elevate qualifiche, garantisce ancora di più l’autonomia e l’indipendenza degli organi di magistratura perché, pur restando ineliminabile la visione politica di ogni singolo magistrato, si vanno a tagliare tutti quei tentativi di pilotare dall’esterno le nomine, secondo i gradimenti politici, come spesso avvenuto in Italia.
6) Tutti i grandi costituzionalisti e i grandi magistrati antimafia del passato hanno sempre auspicato una separazione delle carriere e perfino gli attuali fautori del NO erano, in passato, favorevoli alla separazione delle carriere e ai meccanismi di estrazione, anche se ora, per motivi di convenienza e di schieramento d’opposizione, passano (in parte, non tutti) dall’altra parte della barricata.
7) Tutte le precedenti ragioni ci convincono dunque a scegliere (e a far scegliere!) la posizione del SÌ anche perché ci sottraiamo all’idea di trasformare questo referendum, ottima occasione di democrazia orizzontale, in un voto pro o contro il governo, trattandosi questa di una mera situazione di contenuto. Crediamo quindi nella bontà di questa riforma e l’appoggiamo con l’auspicio che nessuno si sottragga dal dovere morale di andare al voto.
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