Nuove e vecchie dipendenze: un vuoto morale che genera nuove schiavitù

Che confusione! Osserva i particolari e ricostruisci la storia a seconda di come ti possa sembrare più plausibile.

Le statistiche più recenti registrano una crescita impressionante delle dipendenze giovanili in varie forme comportamentali. A ciò si affianca un aumento allarmante del disagio psicologico, specialmente tra gli adolescenti. Ma queste non sono semplici “mode giovanili” o il frutto di una “società che cambia”, sono sintomi di una crisi più profonda, culturale e morale.


Le dipendenze giovanili stanno cambiando volto: accanto alle sostanze tradizionali, crescono il consumo di alcol, ecig, farmaci senza ricetta e, soprattutto, le dipendenze comportamentali collegate al digitale, dal gioco online all’uso compulsivo dei social. Non si tratta di fenomeni isolati, ma dell’effetto visibile di una crisi culturale più profonda: il crollo dei valori, l’erosione del senso morale e la fragilità della famiglia.


Per anni, la cultura dominante ha presentato il relativismo etico come un segno di maturità sociale: nessuna verità stabile, nessun bene o male oggettivo, nessun criterio morale valido per tutti. Il risultato è una generazione che cresce senza mappe interiori, incapace di orientarsi tra desideri, limiti e responsabilità.
Il relativismo – come ricordava Benedetto XVI – diventa rapidamente una “dittatura”, perché sottrae all’uomo la possibilità stessa di riconoscere la verità e, con essa, il bene.
Sul piano psicologico, questa assenza di criteri si traduce in fragilità emotiva, impulsività, dipendenza dal giudizio altrui e ricerca di stimoli immediati:

Le famiglie escono indebolite e le relazioni diventano fragili. La crisi educativa della famiglia è un fattore incisivo e decisivo sul disorientamento giovanile.
La disgregazione dei legami, la diminuzione dei modelli stabili, l’assenza di figure genitoriali autorevoli e coerenti, la precarietà affettiva e relazionale lasciano molti giovani senza radici e senza un quadro morale vissuto e trasmesso.

Bauman, il sociologo contemporaneo, usa il termine liquido per descrivere la società contemporanea dove tutto è rapido, instabile, provvisorio. Di conseguenza, anche i legami affettivi diventano: fragili, reversibili, facilmente sostituibili, poco impegnativi.
In una relazione liquida, l’altro non è più un compagno di cammino, ma spesso un “oggetto relazionale” da tenere finché non crei difficoltà, finché dà qualcosa, finché non richiede costanza. Conseguenza psicologica e morale è una certa mobilità affettiva, una sessualità disordinata e adulti spesso privi di
autorevolezza. Terreno fertile di un contesto dove i figli non trovano ciò di cui avrebbero maggiormente bisogno: sicurezza, confini, identità e senso.

La psicologia del profondo ha sempre riconosciuto che l’essere umano ha bisogno di punti di riferimento stabili, un ordine morale e una cornice di senso per sviluppare un’identità integra. Su questa linea, Viktor Frankl offre un contributo essenziale: La persona non può realizzarsi se non trascendendosi verso un significato che la supera (Viktor E. Frankl – Logoterapia). Questo significa che l’identità non nasce da impulsi instabili o da legami provvisori (come nelle “relazioni liquide” di Bauman), ma dal radicamento in valori che durano nel tempo. Senza i quali si cade nel

  • vuoto esistenziale,
  • disorientamento,
  • frustrazione esistenziale,
  • dipendenza dallo sguardo degli altri.

In altre parole, la precarietà relazionale, descritta da Bauman, trova nella prospettiva di Frankl una spiegazione più profonda:


Senza questo fondamento, il giovane è esposto a scelte impulsive e comportamenti compensatori, che spesso sfociano in assenza di morale dove le
dipendenze e la patologia comportamentale, diventano risposta al vuoto.
Le condotte a rischio non sono espressione di “libertà”, ma tentativi di colmare un vuoto di senso.
Il binge drinking (bere in modo eccessivo) per affrontare l’ansia, il gioco online per cercare un’illusione di controllo, la pornografia per sopperire alla solitudine affettiva, le sfide social estreme per ottenere un riconoscimento immediato sono tutte forme di autoterapia fallimentare, che alimentano ulteriormente il disagio.
Come ricorda Viktor Frankl, quando manca un significato per cui vivere, l’uomo diventa vulnerabile a qualsiasi forma di dipendenza!

Giotto, Disperazione, 1303-1305, Padova, Cappella Santa Maria della Carità (Scrovegni, zoccolo inferiore) – Fonte “Il Centro culturale Gli scritti” QUI

Il vuoto esistenziale non tollera il silenzio: chiede di essere riempito e, se non trova la verità, trova i surrogati nei vizi.
In una società senza morale condivisa, ciò che per secoli la tradizione cristiana ha riconosciuto come “vizi capitali” viene reinterpretato come libertà individuale:

  • la lussuria come emancipazione,
  • la gola e l’avidità come ricerca di esperienze,
  • l’ira come autenticità,
  • l’accidia come diritto al disimpegno,
  • la superbia come autoaffermazione narcisistica.

Ma i vizi, quando non riconosciuti come tali, non scompaiono: diventano strutture di schiavitù, che logorano affetti, personalità e relazioni.

La lotta alle dipendenze, al disagio giovanile in generale, alla crisi familiare, non può limitarsi a interventi tecnici o psicologici. Richiede un lavoro più profondo:

  • ricostruire la famiglia come luogo primario di educazione e amore stabile;
  • recuperare la legge morale naturale come fondamento della libertà;
  • restituire ai giovani un orizzonte di senso che non sia variabile al ritmo dei social;
  • proporre un modello di persona capace di verità, responsabilità e dono di sé.

La vera libertà non coincide con l’assenza di limiti, ma con la capacità di scegliere il bene.


Nel mio lavoro clinico, e soprattutto nei miei scritti come: Dal vuoto al senso della vita, ricerca vocazionale, Il viaggiatore e il suo mentore, dialoghi che curano e Il Vangelo che guarisce, Psicoterapia e spiritualità in dialogo, insisto su un punto: l’essere umano guarisce quando ritrova senso, vocazione e verità.
La psicoterapia, senza un orizzonte antropologico fondato sulla persona e sulla sua dignità, rischia di diventare tecnica senza scopo.
Cristo, che è Via, Verità e Vita, è la risposta ultima alla sete di senso che abita ogni cuore umano.

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Author: Pasquale Riccardi Psicologo e Psicoterapeuta

Psicologo-Psicoterapeuta Docente Asl per la Seconda Università di Napoli Federico II, Formatore psicoterapeuta per centro Logos (Ce), riconoscimento M.I.U.R. Fra le sue più recenti pubblicazioni: La dimensione amorosa tra intimità e spiritualità, D’Ettoris, Catanzaro 2021; Psicoterapia del cuore e Beatitudini , Cittadella, Assisi 2018; Parole che trasformano. Psicoterapia dal vangelo. Cittadella, Assisi 2016

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