Antifona
Osanna al Figlio di Davide!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore,
il re d’Israele!
Osanna nell’alto dei cieli! Antifona (Cf. Mt 21,9)
DOMENICA DELLE PALME 29 MARZO 2026 ANNO A
Colore Liturgico Rosso
Commento artistico-spirituale alla Prima Lettura di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
Liturgia della Parola in LIS, sottotitolazione e audio a cura della Conferenza Episcopale Italiana (CEI)
«Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli. Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso» (Isaia 50,4-7).
Il terzo «Cantico del Servo» di JHWH, prefigura la passione di Cristo, descrivendo la sofferenza del servo che mantiene l’assoluta fiducia nel Signore, nonostante le violenze fisiche e gli insulti subiti, indurendo il volto come pietra «per non restare confuso».
L’«Ecce Homo» è un dipinto a olio su tavola, realizzato da Antonello da Messina intorno al 1460-1465. L’opera che un mese fa è stata acquisita dallo Stato italiano per 14,9 milioni di dollari, è un piccolo pannello dipinto su entrambi i lati: sul fronte è raffigurato l’«Ecce Homo» e sul retro un «San Girolamo penitente». La tavola del giovane Antonello, destinata alla funzione devozionale privata, mostra un Cristo profondamente umano, dal volto caratterizzato da un’intensa carica emotiva, con gli occhi velati da lacrime e la bocca leggermente dischiusa, a segnalare un sospiro di sofferenza o una preghiera sussurrata. La luce, proveniente da sinistra, modella il corpo con un forte realismo dove si notano le gocce di sangue che rigano la fronte, la resa dei peli della barba e i capelli bagnati dal sudore. Il Cristo, rappresentato dal pittore messinese con la corona di spine e con la fune al collo, dietro un parapetto in pietra, quale confine tra il mondo dello spettatore e quello sacro, guarda ogni persona sollecitando una partecipazione interiore al dolore di Cristo.
Dalla poesia «La notte del Signore» di Turoldo David Maria: «[…] anche Tu/ inoltrandoti ormai nella Notte/ solo, assenti/ i tuoi o lontani,/ gravati gli occhi dal sonno;/ solo/ anche tu con la mole/ del mondo sul cuore;/ solo/ sotto la cupa volta del cielo,/ un cielo ancor più assente/ e sordo/ e lontano;/ e la Notte nera,/ via via ancor più nera: e gli occhi/ un grumo di lacrime e fango,/ lacrime e sangue:/ sangue dalla fronte, dal viso/ dalle mani, sangue e terra/ e fili d’erba sulla bocca;/ anche Tu, solo:/ solo uomo, perfettamente uomo, pienezza/ di umanità: “Per questo/ per questo…”./ Interrompa/ il novello scriba le ciance,/ ritorni il silenzio!/ Mai nessuno ha saputo./ Per voi, o Teologi, lasciate…».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S
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