Introibo
La visione tommasiana sull’uomo non è materialista, egli non riduce l’uomo alla sola carne e alle sole leggi biochimiche, ma non è neppure esclusivamente spirituale. L’uomo è sarx e anima. Nella Summa Tehologiae III, questione II, San Tommaso sottolinea che l’unione tra anima e corpo genera l’intera persona umana. Cosa intende per anima l’Aquinate? Riprendendo Aristotele, San Tommaso afferma che l’anima è ciò che da vita e struttura alla sarx. Essa non è preesistente al corpo, ma è infusa da Dio all’atto della creazione. L’anima svolge differenti funzioni:
- Vegetativa
- Sensitiva
- Intellettiva
La più importante è quella intellettiva, perché immateriale e quindi non può corrompersi con il corpo. Si evince che l’anima ha un’essenza: l’essere spirituale. L’anima è così forma del corpo non per mezzo delle proprie potenzialità, ma a motivo della sua essenza: l’essere creata a Imago Dei per partecipare alla grazia divina. Quale circolarità tra anima ed Eucaristia? La carne come il sangue di Cristo sono il vero cibo e la vera bevanda e Cristo è presente nel tabernacolo in ogni momento attendendo che le anime si rechino al suo cospetto, tali da potersi così ristorare. L’evangelista Matteo al capitolo 11, 28 redige:
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro
La dimensione materiale dell’Eucaristia secondo San Tommaso d’Aquino
Aristotele insegnò che ogni cosa esistente è composta da materia e forma. La materia è ciò su cui la forma si applica. La forma è la caratteristica peculiare, che rende una cosa quella che essa è. Anche i Sacramenti, come tutte le realtà esistenti hanno una materia e una forma. Nell’Eucaristia la materia è costituita da due specie: il pane e il vino. Il Sacramento vuole essere così segno di una realtà spirituale, sacra e invisibile. L’Eucaristia vuole essere segno della passione, morte e risurrezione di Cristo che a coloro che la ricevono, dona differenti effetti. In relazione al Kerygma Pasqule (passione, morte e risurrezione) si afferma che la morte è rappresentata da due specie: la separazione dello spirito (prima specie) dal corpo (seconda specie). Gesù stesso ha sperimentato questa separazione morendo in croce e rimanendo tre giorni sepolto nel sepolcro. Il pane quindi rappresenta la carne, mentre il vino il sangue, che nella tradizione ebraica è simbolo di vita, quindi forma di immortalità spirituale. Perché Cristo ha scelto il pane per significare il suo corpo e non la carne di un animale? Su questa scelta nel IV secolo d. C. alcune sette avevano deciso di celebrare in modo diverso il Sacramento dell’Eucaristia. Gli Artotiriti offrivano a Dio formaggio al posto del vino e i Catafrigi prelevavano alcune gocce di sangue dalle dita dei bambini, perché simbolo dell’innocenza, mescolando il tutto nella farina, per simboleggiare il pane. Tommaso d’Aquino afferma in riferimento che la Chiesa sceglie il pane di grano e il vino come elementi per rappresentare il Corpo e il Sangue di Cristo perché unici elementi che offrono all’uomo maggior sazietà. Nel vino si aggiunge poi qualche stilla d’acqua, che sta a simboleggiare l’unione di Cristo con la sua Chiesa. La poca acqua mescolata rappresenta inoltre l’unione di tutti i fedeli a Cristo.
La forma eucaristica secondo San Tommaso d’Aquino
Tommaso d’Aquino per forma eucaristica intende la transustanziazione. L’Aquinate nella Terza Parte della Summa Tehologiae questione 73 e seguenti pone una considerazione tra consacrazione e uso della materia consacrata. La consacrazione della materia, consta nel rendere sacre le specie eucaristiche. L’utilizzo della materia consacrata si attua nella ricezione della sola specie eucaristica e nell’adorazione di essa. Si può così affermare che nel pane e nel vino, come anche in ogni singola goccia c’è interamente Cristo nelle sue due nature, umana e divina.
Gli effetti dell’Eucaristia secondo Tommaso
La linea tommasiana riconosce due effetti, che scaturiscono dall’Eucaristia: il conseguimento della grazia e il conseguimento della gloria.
Conseguimento della grazia:
La grazia afferma il domenicano è il dono che Dio offre e mediante il quale possiamo compiere le opere che a Lui sono gradite. Gli enti sono così le creature che Dio nel Figlio ha unito al suo disegno salvifico. La grazia viene distinta tra grazia increata e grazia creata. La grazia Tommaso la definisce come la forma soprannaturale, che attua la materia della natura umana. Si comprende quindi che tra la grazia che informa e materia vi è unione, che offre la possibilità di preparare gli atti umani alla giustificazione, facendoli così divenire forme di conversione. San Tommaso definisce poi anche la presenza dell’instinctus interior, che altro non è se non la grazia interiore, la quale conduce alla giustificazione. Che cosa intende il domenicano per giustificazione? Essa è la correzione dei rapporti tra le creature e il Creatore che il peccato ha compromesso. Il peccato crea disordine e la giustificazione pone ordine nella misura in cui l’uomo in tutte le sue facoltà si subordina a Dio riconoscendolo come proprio fondamento. La giustificazione non è un procedimento meccanico, essa opera sull’intelligenza e sulla volontà della persona, ma prima ancora sulla fede. L’anima deve quindi voler abbandonare il peccato. La giustificazione è un rapporto duale, tra l’orante e Cristo in una forma di dedizione e non di dominio, dacché lo scopo è la conversione dell’anima a Dio. In riferimento alla grazia ovviamente solo Maria tra le creature umane è stata in toto preservata dal peccato. Il peccato originale è stato una colpa maggiore, che ha richiesto l’intervento diretto di Dio ove l’uomo in Cristo in virtù del Battesimo viene rigenerato e nel tempo nutrito dall’Eucaristia che alimenta la grazia e protegge dai peccati, in particolare da quelli mortali.
Conseguimento della gloria:
Se uno mangerà di questo pane vivrà in eterno(Gv. 6, 52)
San Tommaso d’Aquino definisce la manifestazione della gloria nei seguenti punti:
- Gloria Dei
- Visio Beatifica
- Lumen Gloriae
- La Gloria e l’Amore
- Finalità della creazione
Dei cinque punti si analizzano il lumen gloriae e la finalità della creazione.
Per lumen gloriae si intende il dono soprannaturale della grazia, che eleva l’intelletto a Dio, il quale senza la grazia non può giungere alla conoscenza dello stesso. La grazia è l’essenza che perfeziona la natura(gratia non tollit naturam, sed perficit) ed è necessaria alla salvezza. Non si giunge alla Beatitudine Perfetta se non per mezzo della grazia. La grazia ricorda San Tommaso ha tre sfaccettature:
- Operante: Dio muove l’anima verso il bene, senza il concorso della volontà umana.
- Cooperante: la volontà umana mossa da Dio collabora al bene.
- Santificante: la grazia giustifica l’uomo, rendendolo partecipe della natura divina.
Operante: è la modalità attraverso cui l’uomo si muove verso Dio che è il Sommo Bene. Suddetta grazia è immeritata, perché è un dono. La grazia operante, la si può definire abito entitativo, dacché eleva l’anima rendendola capace di vivere secondo la volontà divina. Cosa si intende per volontà divina? In Dio sia la volontà, che l’intelletto coincidono, il cui fine principale è la bontà di Dio stesso, poiché Dio vuole che le creature partecipino a tale bontà, ordinandole così al bene. La volontà divina si manifesta come legge eterna, che guida l’universo, agendo con giustizia e misericordia.
Giustizia nel pensiero tommasiano
Il Dottore angelico riprendendo Aristotele definisce la giustizia una virtù morale, che risiede nella volontà. In seguito la giustizia può essere generale(ordina le azioni al bene comune) particolare(regola i rapporti tra gli uomini). Dal punto di vista teologico morale, la giustizia è una caratteristica propria di Dio che da ordine alla creazione. In riferimento alla giustizia si fa menzione della misericordia, che Tommaso definisce la più grande virtù divina, ma anche umana. Nella Summa Tehologiae la misericordia la considera superiore alle altre virtù, perché è l’atto attraverso il quale Dio si china sulla miseria umana. La misericordia non elimina la giustizia, perché Dio è misericordioso non per passione(emozione) ma per azione(volontà). La misericordia sta alla radice della giustizia, affinché essa non divenga autoreferenziale. La misericordia assume poi un ruolo decisivo nell’incarnazione del Logos in virtù del quale tutte le cose sono create, compreso l’uomo. L’assunzione della natura umana da parte del Verbo incarnato ha permesso di ricomporre la disarmonia dei progenitori.
Cooperante: è l’aiuto soprannaturale attraverso il quale Dio accompagna il libero arbitrio umano. Cooperante quale significato? È la grazia che agisce con l’uomo, quindi la creatura mossa dal suo creatore agisce rendendo l’atto umano un atto meritorio. La grazia cooperante è mossa così dalla volontà del soggetto. La volontà ribadisce San Tommaso d’Aquino è l’appetito razionale, ove la facoltà spirituale anela alla beatitudine, perché è mossa dall’intelletto che è capace di comprendere il soprannaturale, rendendo inutile la scissione tra la fede e la ragione. La volontà umana quindi desidera Dio, con l’ausilio della grazia cooperante che la muove verso di Lui. La grazia cooperante è necessaria, perché muove la salvezza tale da perfezionare la volontà umana.
Santificante: anch’essa è un dono che Dio infonde nell’anima ed eleva l’uomo a figlio di Dio. La grazia santificante trasforma l’uomo da capax Dei a captrix Dei, esso lo rende giusto conferendogli le virtù come fede, speranza e carità. Essa è indispensabile per la salvezza. Codesta grazia conduce alla santità, che consiste nella relazione totale con Cristo. La grazia santificante è così in circolarità con la carità, la cui forma primaria consta nella conoscenza di Dio che è amore Sommo. La grazia santificante nel CCC è descritta nel canone 2023 come dono gratuito che Dio ci fa della sua vita, infusa dallo Spirito Santo nella nostra anima per guarirla dal peccato e santificarla.
Finalità della creazione
Il Dottore angelico definisce la creazione come libera comunicazione della bontà divina. Il primo elemento della creazione è il mondo, quale modalità attraverso cui Dio manifesta la sua bontà e perfezione. Secondo elemento sono le creature, che da Dio ricevono l’essere partecipando però in modo analogo all’Essere Sommo che è Dio. Tra le tante creature la più eccellente è l’uomo, creato per conoscere e amare Dio il cui fine è la visione beatifica. È lecita l’istanza: da dove crea Dio? Dio non ha bisogno della materia preesistente per creare. Egli crea attraverso un atto di amore e libertà. La creazione non è un evento limitato, ma bensì una continua dipendenza da Dio da parte delle sue creature. Dio è l’essere stesso a differenza delle creature che da Lui ottengono l’essere. La creazione è poi l’atto con cui Dio continua a comunicare l’essere alle creature. L’essere ricorda Tommaso è l’actus essendi e condizione per raggiungere la suprema perfezione. L’unico essere sussistente è Dio(Ipsum Ess Subsistens) e le creature sono coloro che ricevono da Dio l’essere. Dio non ha l’essere, ma è l’essere stesso. Riprendendo il conseguimento della gloria scaturito dall’Eucaristia non si può non considerare l’unione alla Passione, Morte e Risurrezione per acquisire la gloria divina. La passione è atto supremo d’amore, misericordia e giustizia divina che libera l’uomo dal peccato, conducendolo alla salvezza. La Passione di Cristo è stata necessaria, perché consona alla giustizia(ha soddisfatto il peccato) e alla misericordia, le quali si attuano anche nella celebrazione eucaristica, memoriale della Passione, Morte e Risurrezione di Cristo. La Passione ha innalzato l’uomo rendendolo obbediente a Dio attraverso il Battesimo ove i neofiti muoiono al peccato, per risorgere alla vita nuova.