Proseguiamo le testimonianze di prodigiose conversioni dall’islamismo al cristianesimo (rif. Musulmani convertiti direttamente da Gesù Cristo), presentando la straordinaria figura di Ismail Youssef, più conosciuto su internet come Ish of Arabia @ishofarabia.
Ismail ama definirsi un apologeta cristiano, ha un seguito di oltre 86.000 follower su Instagram, dove discute di teologia, conversione e identità culturale. Il suo viaggio dall’Islam al cattolicesimo affonda le sue radici nello studio storico, nell’indagine filosofica e nel proprio cammino di crescita spirituale. È spesso invitato a dare testimonianza del percorso di vita, che lo condotto a Cristo e delle sfide che questa decisione ha comportato (si veda ad esempio il video sottotitolato in italiano).
Attualmente sta lavorando a Thirst for a Life-Giving Water, il resoconto autobiografico del suo viaggio verso la libertà di Cristo e l’impegno nella difesa della verità senza compromessi.
Nel frattempo, basandomi sulle numerose testimonianze disponibili in rete, presento una sintesi della sua esperienza di vita, che ritengo molto istruttiva per noi cattolici della vecchia Europa.
Ismail nasce a Halifax, in Canada, secondogenito di padre egiziano di religione musulmana sunnita e madre canadese, cresciuta come testimone di Geova, ma convertita all’Islam dopo il matrimonio per ragioni di opportunità economica e sociale.
Ismail è ipovedente dalla nascita. Per il padre questa disabilità è un segno di particolare privilegio e benevolenza divina: Allah sarà maggiormente disposto a perdonargli eventuali inadempienze del Corano.
I suoi genitori trascorrono i primi anni di matrimonio in Canada, ma in seguito all’amicizia con un correligionario, il padre diventa un religioso molto fervente e estremamente rigoroso, al punto da imporre il trasferimento dei figli in Egitto, per imparare l’arabo e studiare il Corano.
Questa decisione è molto dolorosa e quasi incomprensibile per la madre dei ragazzi perché, in seguito alle esperienze negative con i testimoni di Geova, aveva maturato un’avversione per tutte le religioni, diventando sostanzialmente atea. Come soluzione di compromesso ottiene che i figli in Egitto frequentino una scuola americana, mentre un iman provvede alla loro istruzione religiosa a domicilio.
Un insegnante di matematica cristiano, durante le lezioni parla di Gesù ai giovani studenti. Le autorità lo scoprono e lo cacciano dal paese. In seguito, anche un altro docente approfitterà della situazione per testimoniare il Vangelo e subirà lo stesso trattamento, ma intanto Ismail ha completato il primo ciclo di 9 anni di studio e si trasferisce nuovamente in Canada per frequentare la scuola superiore.
Ismail è un ragazzo dall’intelligenza vivace e dalla profonda spiritualità, è stato istruito nella religione islamica, ha letto interamente il Corano, ma è anche affascinato dalla figura di Gesù.
A tredici anni, prima di addormentarsi, si rivolge direttamente a Dio per chiedere un segno che gli faccia comprendere quale sia la Verità: “Se tu sei Gesù, voglio un sogno di Gesù sulla Croce. E se tu sei Allah, voglio sognare la Mecca, che è la città santa.”
Sogna di trovarsi tra una folla che cammina verso una collina dove si trovano tre croci. Ismail non aveva mai letto la Bibbia e non sapeva che Gesù è stato crocifisso insieme ad altre due persone. Nessuno gliene aveva mai parlato.
Tiene nascosta questa esperienza, particolarmente al padre e al fratello per timore delle conseguenze: sarebbe stato come l’ammissione di un suicidio. Il fatto di trovarsi in Canada non farebbe molta differenza: per l’apostasia l’assassinio è considerato alla stregua di un delitto d’onore.
Continua quindi ad approfondire la conoscenza della religione islamica leggendo la vita di Maometto, come viene riferita negli hadith.
Apprende delle stragi compiute dal Profeta, tra cui la mattanza di 1200 persone in una sola notte e di Aisha, la bambina di 9 anni, che prese per moglie. Ne rimane profondamente disgustato.
A 16 anni si confida con la madre, chiedendole se sapeva che Maometto era un pedofilo e uno spietato assassino. La donna taglia corto, rispondendogli di ritenere inutili le religioni e che probabilmente l’islam è la più stupida di tutte.
Ismail non demorde, si fa coraggio, confida al fratello le sue perplessità sulla religione paterna e in poco tempo diventa ateo.
Come lui stesso riferisce, inizialmente era liberatorio mangiare la pizza con la pancetta, ma presto gli effetti della mancanza di una bussola morale si fanno drammaticamente sentire: inizia a fumare molta erba e a bere in continuazione.
Tuttavia, nel vuoto angoscioso che lo divora, conserva la consapevolezza della verità del cristianesimo, ma, nello stesso tempo, prova una grande rabbia nei confronti dei cristiani in Occidente per la generale pavidità e tiepidezza.
L’incontro con un missionario all’Università lo mette in contatto con altri giovani ferventi cristiani. Rimane profondamente turbato dalla loro gioia di vivere, al punto da dubitare della sua autenticità. Un giorno, li rimprovera e li sfida dicendo loro: “Ragazzi, siete troppo felici. Non è normale. Non potete essere così contenti. Il vostro atteggiamento deve essere falso e ve lo dimostrerò“.
Anche questa volta si rivolge direttamente a Dio, con una confidenza e una schiettezza che stupiscono e commuovono allo stesso tempo. Dall’abisso della sua abiezione e del suo dolore, pronuncia queste parole: “Gesù, se sei reale, Voglio che tu mi mostri questa felicità in questo momento“.
Quello che gli accade subito dopo è l’irrompere della grazia, come lui stesso testimonia in una delle numerose interviste sulla sua conversione: Appena ho detto questo, letteralmente appena l’ho detto, sono diventato cristiano perché al tempo non sapevo che fosse lo Spirito Santo, ma lo Spirito Santo è entrato nel mio corpo in un modo immediato e ha acceso e colmato di senso la mia vita. E mi piace tutto quello che ho sentito, ogni desiderio di nascondersi semplicemente nella droga e come scappare dal mondo o ogni desiderio di non affrontare le mie paure o fare cose che mi fanno male era semplicemente svanito. Sono corso fuori nonostante fosse notte fonda. La luna brillava. Alzo lo sguardo e comincio a parlare con Dio e come comincio dico Gesù, in realtà penso a Gesù: “Non so cosa sia appena successo. Penso che tu sia reale. Ora so che sei reale. Credo che ti darò la mia vita stasera”. E ho detto “Dio ti benedica Gesù”. Questa è la mia prima preghiera: Dio ti benedica.
Da quella sera, Ismail desidera ricevere il battesimo cristiano e, in preparazione di questo evento, inizia un periodo di studio e di discernimento per determinare in quale Chiesa risieda la Verità “tutta intera”.
Inizialmente resta sconcertato di fronte all’impreparazione di alcuni sacerdoti cattolici, che si rivelano incapaci di fornire risposte soddisfacenti alle sue domande di natura dottrinale. Accetta quindi l’invito di un amico protestante di frequentare uno studio biblico. Qui rimane impressionato dalla serietà e dall’amore che vede per Gesù, tanto da fargli affermare di essere diventato più santo in quel corso sulla Bibbia che nella maggior parte degli eventi cattolici a cui aveva preso parte. Eppure trova un ostacolo inevitabile dato il principio del libero esame delle Sacre Scritture, ma insormontabile e estremamente frustante: non esiste un solo versetto biblico in cui esista accordo sull’interpretazione; ognuno ha un’opinione diversa.
A questo punto comprende la necessità della presenza di un’unica guida autorevole e universalmente riconosciuta. Decide quindi di approfondire la fede dei primi padri della Chiesa e la lettura delle lettere di S. Ignazio d’Antiochia gli fa comprendere la centralità dell’Eucarestia, riavvicinandolo al cattolicesimo.
Prosegue nella ricerca della Verità con nuovo slancio, confortato dalle parole di Geremia: Mi cercherai e mi troverai quando mi cercherai con tutto il cuore (Geremia 29:13).
Alla fine di questo percorso, nonostante il “corteggiamento” di amici protestanti ed ortodossi, Ismail, all’insaputa della sua famiglia, riceve il battesimo cattolico e si iscrive a teologia all’Università.
Il padre inizialmente crede che la scelta universitaria di Ismail sia dettata dalla volontà di conoscere il cattolicesimo per confutarlo più efficacemente. Quando però il figlio li informa della sua conversione, i familiari ne restano scandalizzati e il fratello decide di interrompere ogni rapporto con lui.
Oggi Ismail si è riconciliato con il padre e l’11 ottobre 2025, dopo aver superato numerose e spesso sconcertanti difficoltà, dovute all’ostilità del suo parroco, ha ottenuto dal vescovo il nulla osta per unirsi nel sacramento del matrimonio cattolico con la sua fidanzata Hanna.
Come afferma lui stesso: Nonostante le nostre lotte, non abbiamo mai rinunciato alla Chiesa di Cristo. Non importa cosa sia successo, io rimango. Perché anche se ogni persona all’interno della Chiesa dovesse abbandonare la fede, Cristo stesso non ha mai abbandonato me e mia moglie.