Gli stranieri in Italia sono il 9%, circa 5 milioni e mezzo su 58 milioni; una percentuale inferiore a quella di altri Paesi nord-europei ma la loro presenza percepita è molto superiore, come documenta una ricerca Eurispes
Quanti sono gli stranieri in Italia? Secondo alcuni ancora troppo pochi, per altri decisamente troppi tanto da cominciare ad essere un problema, eppure la ricerca dell’Eurispes ,“Immigrazione tra opinione e realtà”, da poco pubblicata disegna una realtà più sfumata anche se il dato più interessante riguarda l’esistenza di uno scarto significativo tra la realtà demografica e le rappresentazioni sociali del fenomeno immigratorio, che continua ad essere percepito come un tema critico.
Benché gli immigrati siano infatti il 9% dell’intera popolazione, ovvero più o meno 5 milioni e mezzo, dei quali il 5% di religione islamica e il 2% quelli di origine africana soltanto quattro intervistati su dieci (40,2%) fornisce una stima corretta. La maggioranza (complessivamente il 51,4%) tende invece a sovrastimare la consistenza del fenomeno immigratorio: oltre un terzo del campione (34,8%) ritiene che gli stranieri rappresentino oltre un quinto della popolazione, mentre il 16,4% arriva ad affermare che ogni tre residenti ci sia uno straniero.
La distorsione percettiva aumenta per i cittadini di religione islamica, che la maggioranza degli intervistati ritiene essere molto superiore: il 10%, per il 25,9% del campione; il 16%; per il 24,5% degli interpellati e addirittura sarebbe di religione islamica più del 25% per quasi il 10% del campione. Ad essere ancora più sovrastimata è la presenza di africani che per il 30,3% degli intervistati è del 9% e il 26,2% li ritiene essere il 5%. Quasi 2 intervistati su 10 infine pensano che gli africani rappresentino il 19% della popolazione.
Forse come conseguenza di questa sovrastima la metà dei cittadini intervistati (50,9%) ritiene che la presenza di immigrati nel nostro Paese sia attualmente superiore alle possibilità di accoglienza del territorio e dell’economia e solo l’11,8% la giudica inferiore alle potenzialità disponibili.
Tuttavia il fenomeno migrato non è al primo posto nelle paure sociali; vengono prima l’incompetenza politica (89,8%), la corruzione (88,4%), le organizzazioni mafiose (82,2%) e le emergenze ambientali, come l’inquinamento dell’aria (76,1%) o idrica (72%). L’immigrazione è comunque percepita come un rischio dal 57,8% degli italiani mentre il 55% teme la presenza degli islamici e il ruolo dei cinesi nell’economia nazionale.
Del resto un non trascurabile 34,7% degli intervistati ha dichiarato di avere avuto esperienze negative; per il 17,5% si è trattato di problemi con persone immigrate verificatisi una sola volta, mentre il 17,2% ha riferito problematicità in più di un’occasione. Il valore più alto di soggetti con esperienze negative si registra tra i 25 e i 34 anni (il 40,7% ha dichiarato di aver avuto problemi una o più volte), mentre è il Nord-Ovest l’area geografica nella quale i cittadini hanno riferito di avere avuto più problemi con immigrati (39%).
Tra i più segnalati: insistenza molesta (56,8%), schiamazzi (45,8%), furto o tentativo di furto (42,1%). Un quinto di chi ha avuto problemi con persone immigrate ha fatto riferimento ad aggressioni fisiche (19,3%). Più contenuta la percentuale relativa ai comportamenti non corretti in ambito lavorativo (14,2%).

Tuttavia, sul tema sensibile della criminalità circa un terzo del campione (33,6%), ritiene che gli autori dei crimini in Italia siano in egual misura italiani e stranieri. Poco più di un quinto degli intervistati (21,5%) attribuisce invece la responsabilità dei reati soprattutto agli stranieri. Un ulteriore 13,1% sottolinea che, pur essendo entrambi, italiani e stranieri, coinvolti, la percentuale di autori di crimini sia più alta tra la popolazione straniera.
Dunque gli immigrati devono essere considerati una risorsa o un problema? Secondo la ricerca Eurispes l’immigrazione sarebbe una risorsa e un problema allo stesso tempo per oltre la metà degli italiani (51,4%), il 34,7% la percepisce esclusivamente come un problema, mentre solo il 13,9% la considera una risorsa.
Nonostante tutto ciò l’atteggiamento degli italiani nei confronti degli immigrati è prevalentemente orientato alla solidarietà (23,7%). Seguono la diffidenza (17,9%) e l’indifferenza (11,7%). Compassione e fastidio sono sentimenti indicati nel 9,7% dei casi, mentre il timore si attesta all’8,6% seguito da ostilità (5,1%) e simpatia (5%).
E ancora: oltre la metà degli italiani (57%) descrive come conoscenza cordiale il proprio rapporto personale con immigrati. L’amicizia con residenti stranieri è segnalata da una percentuale del 31,2% come esperienza ricorrente e dal 19,2% come caso singolo. Il 49,5% non riporta rapporti di questa natura.
I dati esposti, seppure parziali – ma invitiamo a consultare la ricerca completa – sembrerebbero indicare che, sebbene l’Italia non sia affatto il paese xenofobo e razzista che certa sinistra cerca di dipingere, ci si stia avvicinando ad una soglia critica di tolleranza. Ce lo fa pensare la sovrastima percepita della presenza straniera, e il fatto che oltre la metà degli italiani intervistati ritiene l’immigrazione un problema sociale, o che si sia giunti oltre le capacità di accoglienza mentre ben quasi il 35% ha dichiarato di avere avuto motivi di conflittualità con stranieri
Prevale tuttavia ancora una certa buona predisposizione nei loro confronti (oltre il 23% è orientato alla solidarietà mentre il 57% ha con loro rapporti cordiali) per mantenere la quale è da ritenersi urgente adottare una politica immigratoria decisa e di lungo respiro, senza ricette ideologiche, per garantire sicurezza, istruzione e formazione professionale, veri fattori di integrazione, che per inciso non si ottiene abdicando ai nostri millenari principi e valori religiosi e civili. Soprattutto occorrerebbe per una volta guardare ai Paesi nord-europei per evitarne gli errori, a cominciare da certo malinteso multiculturalismo che con emblematica eterogenesi dei fini sta facendo proliferare la nascita di veri e propri ghetti rendendo problematica la tenuta sociale di quelle società.
