Il suo eroe di quegli anni giovanili era un ricco proprietario terriero di nome Georg von Schönerer, il leader dei pangermanisti austriaci: “Quando arrivai a Vienna- scriverà Hitler nel Mein Kampf- le mie simpatie andavano completamente alla corrente dei pangermanisti”.
Quali le idee di questo signore che non riusciva a vedere attorno a sé altro che “mortali minacce alla sua tedeschità: minacce che provenivano dagli ebrei come dal cattolicesimo apostolico romano, dagli slavi come dai socialisti, dalla monarchia asburgica come da ogni specie di internazionalismo” ?
Georg von Schönerer “propugnava un controllo severo sulle origini dei futuri coniugi per evitare matrimoni misti con ebrei e slavi, la necessità di battezzare i bambini con nomi di origine tedesca invece che con nomi biblici e l’adozione di un calendario in cui una vittoria degli antichi teutoni contro i romani nel 113 a.C. soppiantava la data di inizio dell’era moderna” .
I suoi motti erano lapidari: “Ebreo o cristiano fa lo stesso, lo sconcio sta nella razza”; “Senza Giuda, senza Roma, si costruisce il duomo della Germania”.
Parlava così ai suoi seguaci: “Dobbiamo dunque proseguire la lotta contro i nemici neri e rossi, nello spirito di Bismark, e la visione del mondo e della vita germanici si riaffermeranno. Per cui: Los von Juda! E: Los von Rom!”. E ancora: “Non si può cancellare la realtà che la Bibbia degli ebrei non è un libro etico-religioso tedesco e che il fondatore del cristianesimo, in quanto figlio di una donna di razza ebrea e discendente di David, non è Ariano!”.
Ebrei e cattolici romani, dunque, erano considerati la medesima cosa, egualmente nemici, da questo viennese nato nel 1842 che si ergeva a paladino dei tedeschi e a nemico degli ebrei russi che in quegli anni fuggivano dalla Russia zarista e finivano spesso proprio nella sua città cosmopolita, già gravida di tensioni tra l’elemento tedesco e quello ceco e slavo.
Gli schoneriani nutrivano la loro fortissima avversione verso gli ebrei e la Chiesa cattolica di riti alternativi a quelli religiosi, capaci di creare una sorta di religiosità politica. Infatti celebravano “il solstizio d’estate, la festa del solstizio d’inverno e di Ostara”. Inoltre curavano molto la ginnastica ed erano vegetariani.
Quanto alla sua avversione a Cristo, Schönerer fece “della Chiesa cattolica l’oggetto del suo odio. Un vero tedesco non avrebbe dovuto essere al servizio né di casa Asburgo né della Chiesa cattolica”.
Esclamava: “Via dunque le catene che ci legano alla Chiesa nemica della Germania. Nei paesi tedeschi non deve dominare e regnare lo spirito gesuitico, bensì quello germanico” .
Divenuto capo della Germania, Hitler copierà moltissime idee di Schönerer, riprenderà i suoi riti, seguirà la dieta vegetariana, esalterà l’educazione fisica … lodandolo apertamente nel Mein Kampf, e tributando alla sua memoria molti onori pubblici.
Lo considererà, però, un maestro “ingenuo”: Schönerer, a suo dire, non aveva saputo scegliere i tempi e i modi opportuni, per sconfiggere, uno alla volta, e senza fretta, i suoi nemici. Perché troppo diretto, impulsivo, frettoloso.
Hitler voleva imitarlo, solo con più astuzia e doppiezza!…
Schonerer, ricorda la grande filosofa ebrea tedesca Hannah Arendt in Le origini del totalitarismo, si inseriva in un movimento che andava dai socialisti ai nazionalisti, e che aveva prodotto una “fiumana di libelli contro i Rotschild”, in un’epoca in cui “anche degli ebrei come Marx e Borne scambiavano il banchiere ebreo per una figura centrale del sistema capitalista”, sistema che il giovane Hitler odiava con tutto il cuore. I Rotschild, indubbiamente colpevoli di avidità rapace, simboleggiavano bene un popolo che, “pur avendo perso la fede nel Dio di Israele, non aveva abbandonato la pretesa di elezione”, pretesa che si scontrava con quella, uguale e contraria, dei movimenti pangermanisti…
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