IL DON CAMILLO SECONDO ALDO MARIA VALLI

C’era una volta Don Camillo, il pretone della Bassa parmense uscito dalla fantasia di Giovannino Guareschi, insieme a Peppone e tanti altri personaggi.

C’era una volta, e tanti sono quelli che vorrebbero sapere, di fronte agli avvenimenti quotidiani, di fronte a una società dove il torbido sembra sempre più prevalere sul limpido, cosa farebbe dire ai suoi personaggi Giovannino Guareschi.

Bene: un grande giornalista cattolico, Aldo Maria Valli ha provato – riuscendovi- a dare ancora voce al pretone della Bassa e al Crocifisso dell’Altare. In qualche modo ha ripreso il compito che si era assunto Giovannino, di critico della società ma anche della crisi della Chiesa.

“Gesù e Don Camillo. Dialoghetti per non morire” è una raccolta di racconti “apocrifi”, appena pubblicata. Valli ci presenta Don Camillo e il Cristo a intenso colloquio . Non c’è Peppone, non ci sono lo Smilzo e il Brusco, ma c’è la realtà quotidiana letta attraverso i dialoghi tra il Parroco e il Crocifisso. Scritti ora. Quindi, potrà obiettare qualcuno, non si tratta di farina del sacco di Guareschi. Ma sono stati scritti con la stessa coscienza che animò Giovannino.  Valli ha fatto come il collega della Bassa: si è confrontato costantemente con la voce del Cristo.

Lasciamo alle parole di Guareschi stesso il compito di dare una spiegazione: «Ebbene, qui occorre spiegarsi – scrisse su Candido. -Se i preti si sentono offesi per via di don Camillo, padronissimi di rompermi un candelotto in testa. Se i comunisti si sentono offesi per via di Peppone, padronissimi di rompermi una stanga sulla schiena. Ma se qualcun altro si sente offeso per via dei discorsi del Cristo, niente da fare: perché chi parla nelle mie storie non è il Cristo, ma il mio Cristo, cioè la voce della mia coscienza. Roba mia personale, affari interni miei».

Il Don Camillo e il Crocifisso postumi di Valli sono perfettamente in continuità con il canone guareschiano.

Valli dunque riprende Don Camillo dove Guareschi l’aveva lasciato, con tutta la sua umanità profonda, con tutta la sua fede, e con tutta la confidenza in Gesù.

Ogni capitolo, ogni piccolo racconto, si apre con Don Camillo che si rivolge al Crocifisso: “Gesù avete saputo? Gesù avete sentito? Gesù avete visto?”. Sì, Gesù vede, e sa, e consola il vecchio parroco, lo conforta, gli fa dono della sua saggezza. E Don Camillo abbozza, mugugna un po’, ma segue fedelmente le indicazioni del Salvatore.

Rispetto a tempi in cui questi personaggi ricevevono voce da Guareschi, i tempi sono cambiati. Non ci sono più i comunisti galantuomini come Peppone: c’è un mondo crudele, incanaglito, e una Chiesa imbelle e accondiscendente.

La pretesa di vivere e di comportarci etsi Deus non daretur, come se Dio non esistesse venne già svelata da Guareschi nei suoi racconti, e la demolì con una risata. Oggi, verrebbe da dire, e Aldo Maria Valli lo sa bene, c’è poco da ridere. Eppure si ha tanto bisogno della virtù del buonumore, quella che fu di san Filippo Neri, di san Francesco di Sales, di San Giovanni Bosco, fino a Bruce Marshall e Gilbert Chesterton.

Davanti al Crocifisso, è un paradosso incredibile, Don Camilllo, Valli e ogni lettore ritrovano la pace del cuore, una prospettiva serena e certa con cui guardare la realtà.

La tristezza per il desolante spettacolo offerto dalla società italiana si fa diagnosi acuta, riprendendo quello che poco prima della morte Giovannino ebbe a scrivere:«Ogni giorno di più mi accorgo come sia vana, inutile cosa lottare da galantuomini contro la canaglia organizzata». E ancora: «Purtroppo questi sono i giorni dei falliti, degli uomini senza idee; è l’era dei demagoghi, dei politicanti, degli ipocriti che, nel nome della giustizia sociale, stanno perpetrando la più orrenda ingiustizia: spersonalizzare l’individuo, ucciderlo per creare quel “cretino medio” alla cui mentalità la radio, la tele visione e l’altra propaganda governativa vanno ogni giorno di più adeguando i programmi».

Parole profetiche, da non dimenticare. Così come Don Camillo non va dimenticato, e grazie ad Aldo Maria Valli per averlo fatto tornare in queste pagine.

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Author: Paolo Gulisano, Epidemiologo

Paolo Gulisano è medico specialista in Igiene, Epidemiologia e Medicina Preventiva, nonché cultore di Storia della Medicina. e scrittore per passione. È autore di oltre 40 saggi dedicati a temi apologetici, storici e letterari e di tre romanzi del genere fantastico. È considerato uno dei maggiori esperti di Letteratura Fantasy: ha scritto libri su Tolkien, su Lewis, Chesterton, sui miti celtici, su Re Artù, su Stevenson, Conan Doyle e tanti altri autori soprattutto britannici.  Ha scritto saggi su pagine poco note della storia del Cristianesimo, a partire dal suo libro di esordio sui Cristeros, i martiri messicani. Ha scritto biografie di santi irlandesi come Patrizio, Colombano, Malachia. Come cultore di storia della Medicina, ha pubblicato nel 2006 (in tempi non sospetti) un libro sulle Pandemie, una storia della Medicina attraverso i santi e una monografia su san Giuseppe Moscati. Pratica l'arte medica in scienza e coscienza e durante la pandemia Covid è stato medico volontario delle cure domiciliari.