GLI USA ATTACCANO L’IRAN

Portaerei statunitense – Fonte Immagine Avvenire

Il vero obbiettivo dell’attacco degli Stati Uniti all’Iran potrebbe essere non tanto quello di abbattere la liberticida teocrazia degli ayatollah, e mettere al suo posto un governo “democratico” ma di aprire una ulteriore fase nella strategia americana per riaffermare il proprio ruolo di potenza globale, apparentemente messa in discussione dalla crescente influenza economica e internazionale della Cina.

Come gli analisti stavano dicendo da almeno tre decenni, l’asse politico ed economico mondiale si sarebbe spostato dall’Atlantico al Pacifico e così è stato, specialmente adesso che la Russia,

impantanata in Ucraina, ha dimostrato di non essere più la potenza militare di un tempo e l’Europa, in crescente affanno economico, si è rivelata anche un nano politico.

Il vero nemico da contrastare e sicuramente ridimensionare è quindi proprio la Cina, come del resto l’amministrazione Trump ha lasciato chiaramente intendere; tantopiù che Mosca, anche se obtorto collo, ha dovuto avvicinarsi al Dragone rosso, adesso pericolosamente vicino alle riserve siberiane di materie prime, che sta acquistando a prezzi stracciati.

Guarda caso l’Iran è strategica sia per Putin che per Xi Jinping. Qualora a Teheran si istaurasse un governo non più antioccidentale Mosca vedrebbe messa in discussione la sicurezza del suo confine mediorientale e il completo controllo del Mar Caspio, perderebbe le notevoli riserve di petrolio stoccate nel Paese e inoltre entrerebbe in crisi l’idea del corridoio Nord-Sud pensato per aggirare il blocco dell’occidente verso le rotte oceaniche, da cui transitano greggio e merci.

La Cina da parte sua vedrebbe sfumare i cospicui investimenti fatti nelle infrastrutture iraniane per non parlare del petrolio ma soprattutto è dallo stretto di Hormuz che transita il 45% del petrolio destinato all’Oriente e un Iran non più alleato e in grado di minacciare e addirittura chiudere questa arteria strategica rappresenterebbe un grosso guaio per un paese così energivoro.

Aspetto non secondario: messo fuorigioco l’Iran cesserebbe il sostegno ad Hamas, Hezbollah e Houthi il che aprirebbe nuovi scenari per Israele – che infatti sta partecipando con i suoi aerei e i suoi missili alla guerra – solido alleato americano in Medio Oriente: anche se talvolta testardo e imprevedibile. Probabilmente diventerebbe più reale il sogno di un Grande Israele che mettendo sotto la tutela di Tel Aviv il Libano meridionale, parte della Siria e la Palestina si consoliderebbe come potenza egemone in tutta l’area mediorientale.

Come in tutte le guerre però non mancano le incognite. Innanzitutto, non è detto che l’Iran ceda e avvenga l’auspicato cambio di regime e di alleanze. Inoltre, gli Stati Uniti potrebbero sostenere un impegno prolungato? Gli iraniani hanno lanciato nei giorni precedenti almeno 800 missili in risposta ai bombardamenti americani e israeliani e benché i raid aerei mirino a distruggere i depositi, le riserve di droni e vettori balistici potrebbero essere ancora sostanziose e mettere seriamente in crisi le capacità difensive degli attaccanti se si pensa che la produzione di vettori Patriot (il principale sistema antimissile Usa) è di 500 ordigni all’anno. E la strategia di Teheran sembra proprio quella di volerla tirare il più possibile per le lunghe.

Di sicuro il prezzo da pagare, ancora una volta per noi europei, sarò salato. Si ripeterebbe infatti lo scenario già visto quando gli Houthi cominciarono a lanciare droni e missili sulle navi dirette a Suez: aumento delle assicurazioni, allungamento delle rotte e maggiori costi di trasporto, crollo del traffico portuale nel Mediterraneo; il che si tradurrebbe in una nuova spinta inflazionistica, calo della produzione industriale, più disoccupazione.

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Author: Pietro Licciardi

Pietro Licciardi, giornalista professionista dal 1991, ha collaborato con La Nazione e Il Telegrafo. Nel 1992 ha collaborato a due programmi di fascia pomeridiana della RAI e nello stesso periodo ha lavorato presso l’Ufficio relazioni esterne dello stabilimento Ilva di Piombino, per il quale ha realizzato l’house organ, curato la comunicazione interna e tenuto i rapporti con la stampa locale e nazionale. Ha successivamente svolto incarichi di ufficio stampa ed è stato addetto stampa a Roma presso la sede nazionale di una associazione di lavoratori. Inoltre, ha diretto e collaborato con diverse riviste. Tra il 1993 e il 2000 ha svolto una inchiesta sul “Mostro di Firenze” al termine della quale ha pubblicato: Gli “Affari riservati” del mostro di Firenze – Roma 2000, La strana morte del dr. Narducci. Il rebus dei due cadaveri e il “mostro” di Firenze – Derive e Approdi, Roma 2007. Altre pubblicazioni: Sussidiarietà: pensiero sociale della Chiesa e riforma dello Stato - Monti, Saronno 2000, Franchising ed impresa sociale – Franco Angeli, Milano 2003, Facility management e global service - Franco Angeli, Milano 2003.

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