Giovanni Paolo II e l’Iraq

La guerra di oggi in Iran è evidentemente il secondo tempo della lunga tragedia irakena (1991-2003). Stessi moventi, analoghe menzogne e, forse, stesso disastro.

Consapevole che per molti cattolici il parere della Chiesa e dei papi non conta nulla, posto ugualmente alcuni appelli di Giovanni Paolo II che si oppose, in ogni modo, a quella vergognosa avventura senza ritorno, prima causa dell’esplodere, successivo, del terrorismo successivo.

Era ben chiaro al pontefice che non vi era alcuna guerra tra cristiani e islamici, bensì una guerra tra l’Occidente secolarizzato e affamato di potere e petrolio e un paese di fatto laico, con molti difetti, certamente, ma in cui esisteva anche una fiorente comunità cristiana che è stata così in buona parte distrutta.

Per chi era troppo giovane ricordo che il mitico Bibi Netanyhau si recò più volte in Usa a sponsorizzare la guerra “che avrebbe portato la pace” (il demonio, padre della menzogna, non ha molta fantasia, nè grande rispetto per la ragione).

Da Chatgpt: “Dopo l’attacco statunitense all’Iraq del 2003, le comunità cristiane irakene hanno subito un drammatico declino, segnato da esodo di massa, persecuzioni e distruzione del loro patrimonio culturale e religioso. Si stima che dal milione e mezzo di cristiani presenti prima dell’invasione, oggi ne rimangano solo una frazione (stime del 2023-2024 indicano circa 275.000-300.000 persone)”.

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