“Ecco, la vergine concepirà”

Ugolino di Nerio, Isaia, ca. 1320-1329, Firenze, Polittico di Santa Croce, Londra, National Gallery – Fonte Immagine Commons Wikimedia


«In quei giorni, il Signore parlò ad Acaz: “Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto”. Ma Acaz rispose: “Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore”. Allora Isaìa disse: “Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele, perché Dio è con noi”» (Isaia 7,10-14; 8,10).

Il brano biblico contiene la profezia dell’Emmanuele («Dio con noi»), data al re Acaz come segno della presenza salvifica di Dio anche nella crisi. Se il re non crede, Dio agisce comunque per fedeltà alla sua promessa. Infatti, l’annuncio della giovane vergine che concepisce un figlio è interpretato come il Messia, garanzia che i piani umani contro Giuda falliranno perché Dio è con il Suo popolo.

L’immagine raffigura «Il Profeta Isaia», dipinto a tempera e oro su tavola da Ugolino di Nerio tra il 1320 e il 1329 circa, per il Polittico di Santa Croce di Firenze, fa attualmente parte di un gruppo di undici frammenti dello stesso complesso che si trovano alla National Gallery di Londra. Questo pannello a cuspide si trovava nel livello più alto del coronamento superiore della monumentale pala che originariamente ornava l’altare maggiore della chiesa fiorentina di Santa Croce e includeva scene della Passione e figure di santi e profeti. Il profeta è rappresentato mentre regge un cartiglio con l’iscrizione latina che recita: «ECCE VIRGO CONCIPIET ET PARIET FILIUM ET VOCABITUR NOMEN [EIUS EMMANUEL]» (il testo, adattato alla curva del rotolo di pergamena, si traduce: «Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele, perché Dio è con noi»): è un riferimento alla profezia della nascita di Cristo. Isaia è raffigurato come un uomo anziano, con una folta barba grigia e capelli stempiati che, dallo sguardo intenso e dal volto leggermente inclinato verso l’interno per guidare l’occhio del fedele verso il centro del polittico – lì solitamente era rappresentata la Vergine con il Bambino annunciata dalla profezia – denota d’essere assorto nell’ascolto della voce divina.

Due anni dopo la morte (2005) di Mario Luzi, in sua memoria è stata posta una lapide proprio all’interno della chiesa di S. Maria della Croce a Firenze, accanto alle spoglie di Michelangelo, Alfieri, Galilei e al cenotafio di Dante. La seguente poesia è un passaggio contenuto nell’opera di Luzi intitolata «Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini» (1994), come fosse un momento del lungo monologo interiore del pittore senese su Maria, la madre di Gesù:

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.

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Author: Libertà e Persona

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