“Dacci acqua da bere”

Leonardo Sormani e Prospero Antichi, Mosè, tra il 1585 e il 1589, Roma, Piazza san Bernardo, Fontana dell’Acqua Felice, o Fontana del Mosè, nicchia dell’arco centrale.


«In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: “Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?”. Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: “Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!”. Il Signore disse a Mosè: “Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà”.
Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d’Israele. E chiamò quel luogo Massa e Meriba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: “Il Signore è in mezzo a noi sì o no?”»
(Esodo 17,3-7).

Il brano narra la mormorazione del popolo ebraico stremato dalla sete, durante il cammino nel deserto verso la Terra Promessa e la provvidenziale risposta di Dio. Dopo essere stato contestato, Mosè, su ordine di Dio, percuote la roccia con il bastone già utilizzato nell’esperienza dei prodigi compiuti durante il tempo delle dieci piaghe d’Egitto, e ne fa scaturire acqua nei pressi di Massa e Meriba (nomi che rispettivamente significano «tentazione» e «lite/contesa». L’interrogativo finale evidenzia il contenuto di questa disputa biblica.

L’immagine mostra la statua di «Mosè» scolpita da Leonardo Sormani e Prospero Antichi tra il 1585 e il 1589 e collocata nella nicchia dell’arco centrale della Fontana dell’Acqua Felice (o Fontana del Mosè) in piazza san Bernardo a Roma. Il monumento raffigura Mosè che, con il bastone – ora assente – nella mano destra, indica la roccia da cui miracolosamente sgorga l’acqua per dissetare il popolo ebreo. Il patriarca, rappresentato con le cosiddette «corna» che nel testo sacro risultano essere dei «raggi di luce divina», regge con la sinistra le Tavole della Legge invertendo l’ordine degli eventi narrati dal libro dell’Esodo.


Con la lirica intitolata «Mosè», composta quando Rainer Maria Rilke lavorava come segretario di Rodin a Parigi (1907), il poeta riesce a «scolpire» il personaggio veterotestamentario e a presentarlo come una figura maestosa e tragica.


don Tarcisio
direttore M.A.C.S

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Author: Libertà e Persona

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