Si sono concluse le preiscrizioni alla scuola secondaria di secondo grado. Non considero tutti i dati ottenuti che si possono facilmente reperire in rete. Vorrei solo commentare – in un quadro sostanzialmente stabile – l’aspetto più rilevante e cioè il declino del liceo classico che è sceso ai suoi minimi
storici attestandosi al 3,19% delle scelte degli studenti e confermando così la tendenza negativa degli ultimi anni.
Le lingue antiche e le materie umanistiche sono ormai un patrimonio poco o per nulla valorizzato, nonostante gli sforzi dell’attuale ministro Valditara per il quale occorrerebbe reintrodurre il latino come materia curricolare facoltativa nella scuola secondaria di primo grado.
La quasi scomparsa del liceo classico è il frutto del pensiero generalizzato secondo il quale solo scienza e tecnica possono davvero condurre l’umanità al progresso. Basti pensare alle ingenti somme che giungono alle scuole con i PNRR quasi tutti vincolati alla loro spesa nell’ambito delle nuove tecnologie. È altresì diffusa la convinzione che gli studi umanistici siano, in parole povere, inutili, oltre che difficili.
La politica e i legislatori si sono limitati a compiacere le ‘mode’ dei tempi correnti quasi sempre senza avere la lungimiranza di considerare la totalità dei fattori in gioco e di guardare più avanti rispetto a un presente asfittico e schiacciato su una tecnologia priva di anima.
La questione mi ricorda una domanda ricorrente dei miei studenti dell’istituto tecnico economico: «A che cosa serve studiare la Letteratura e la Storia, l’Arte, la Filosofia, la Musica, il Teatro?» Non eludevo mai tale spinoso interrogativo che, anzi, mi dava l’opportunità di ragionare con loro circa il valore di una cultura che forma l’uomo (come si diceva una volta); sollecita e valorizza ciò che di più profondo c’è in noi; permette di realizzare opere destinate a durare nel tempo e a incontrare uomini e donne di ogni epoca e di ogni cultura.
E per sfatare i loro luoghi comuni portavo esempi di persone che, svolgendo il loro lavoro, avevano una marcia in più proprio a partire dalla loro formazione umanistica. Infatti, l”esercizio di una qualunque professione con un ‘cuore’ coltivato alla scuola dei classici (che una volta si studiavano in modo approfondito già alle scuole medie) costituisce un’avventura più ricca e gratificante di quanto non lo sia allorché si è privati di tale opportunità.
Qualche giorno fa una studentessa di liceo scientifico tradizionale che frequenta la classe seconda commentava così l’ultimo argomento studiato: «È proprio bello l’ablativo assoluto! È bello capirne la logica e individuare i legami fra le espressioni, ognuna con un significato e un posto preciso così che l’armonia di un testo deriva dalle diverse parti.»
Ho sentito tante affermazioni ma che il latino sia bello risulta un unicum nella mia esperienza di docente. Però Elisa (nome di fantasia) ha ragione. E, con questo, ci fermiamo solo all’aspetto logico-formale. Che dire davanti ai contenuti espressi da opere straordinarie che mettono a fuoco il mistero del nostro essere fragile, eppure, sempre proteso alla ricerca di un significato e di un bene che sia per sempre?
Chiudo citando Dante. Nell’emisfero australe dove sorge il Purgatorio si vedono quattro stelle (simbolo delle quattro virtù cardinali) non viste mai fuor ch’a la prima gente (viste cioè solo da Adamo ed Eva).Il sommo poeta esclama nella terzina successiva: oh settentrïonal vedovo sito, /poiché privato se’ di mirar quelle! Si potrebbero applicare i preziosi versi al tema in oggetto. Possiamo davvero esclamare: «Quanto è povero non solo l’emisfero settentrionale, ma l’intero mondo, poiché si è privato della possibilità di leggere e studiare coloro che stanno a fondamento della nostra civiltà e quindi a fondamento di noi stessi!»
Views: 75