Su Panorama di oggi ho trovato un articolo finalmente contro corrente: Scuola, lezione frontale funziona (e il mondo lo ha capito) QUI di Marcello Bramati, che, senza dirlo esplicitamente, si ribella alle mode che ora, anche coloro che fino a poco tempo fa insistevano sulla lezione partecipata, il cooperative learning e tutte le attività non frontali,
stanno riscomprendo l’imprescindibilità della buona lezione frontale. Ma perché accadde tutto questo ribaltamento nella didattica, quali conseguenze portò? E perché oggi si sente il bisogno di rivalutare integrandoanche le nuove metodologie?
Oggi, Satti Uniti e Svezia, antesignane, appunto, della nuova scuola, raccolgono i cocci dell’impreparazione e dell’immaturità degli allievi lasciati per anni senza guida, specialmente i più deboli. E pensare che uno dei motivi che portò
alla scuola dell’espressione e della ricerca spontanea dell’ alunno e del gruppo, a discapito della lezione forntale, era anche promuovere, far crescere le personalità più fragili ed in difficoltà. Ma cosa si celavo sotto il nobile ideale?
Ecco che cerchiamo, seguendo la traccia dell’articolo, e commentandolo, di venirne vagamente a capo. Ci aughuriamo che in seguito si abbia il ‘coraggio’ di ricordare che la riforma Valditara va proprio nel senso di riscoprire il valore della lezione frontale.
Scuola, lezione frontale funziona (e il mondo lo ha capito) da Panorama del 24 Febbraio 2026
“Dagli Stati Uniti alla Svezia torna centrale l’insegnamento esplicito guidato dal docente. La ricerca sul carico cognitivo e i dati sugli apprendimenti riaprono il dibattito sulla lezione frontale e sul ruolo del maestro.
C’è un riflesso quasi automatico nel dibattito educativo contemporaneo: basta pronunciare “lezione frontale” perché si sollevi un sospetto. È diventata la forma da superare, il simbolo di una scuola che non funziona più, il residuo di un passato da archiviare. Se una classe è distratta, la colpa è della lezione frontale. Se gli studenti sono demotivati, bisogna “andare oltre la frontalità”. Se si invoca il rinnovamento, si comincia prendendo le distanze da quella parola.
Eppure per anni si è colpito il bersaglio sbagliato, e forse il vento sta cambiando, se si guarda fuori dall’Italia: negli Stati Uniti, per fare un esempio, si è riaperto con forza il dibattito sull’explicit instruction, l’insegnamento diretto ed esplicito guidato dal docente. Dopo stagioni segnate da un entusiasmo quasi esclusivo per modelli interamente centrati sulla scoperta autonoma, molte scuole stanno rivalutando la necessità di spiegazioni chiare, strutturate, sequenziali. D’altronde, i risultati sugli apprendimenti – anche in …” [Articolo completo QUI]
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