Se la testa è sempre girata dall’altra parte, arriva il torcicollo e Cuba sprofonda

Avana, auto abbandonata – Fonte Avvenire 20 Gennaio 2026

Cosa sta accadendo a Cuba o, meglio, cosa accadeva a Cuba e continua ad accadere?

Un embargo che conta sessantaquattro anni, dal 7 febbraio 1962. Con il “Proclama 3447” Kennedy ampliò le restrizioni commerciali varate da Eisenhower nell’ottobre 1960.

Papa Giovanni XXIII riuscì a scongiurare lo scontro tra U.R.S.S e Stati Uniti, grazie alla collaborazione tra  John Fitzgerald Kennedy e Nikita Sergeevič Chruščëv. Il Presidente dell’U.R.S.S. aveva siglato

un accordo segreto con Fidel Castro per installare missili balistici davavnti alle coste della Florida. L’America non poteva permetterlo. Chi avrebbe mai avuto il coraggio di fare il primo passo in dietro e di scongiurare una guerra fatale? Papa Giovanni XXIII vi riuscì ottrenendo un riconoscimento del suo intervento, sostenuto da quella autorità morale che dimostrava di essere e che poteva influire su entrambi i contendenti.

Il pericolo della guerra fu sventato, ma la situazione si sviluppò con alterne vicende e l’embargo sembrò l’unica possibilità di limitare l’influenza dell’ Unione Sovietica ad un passo dagli stati Uniti.

Tutti i successivi governi americani si trovarono a fare i conti con quella decisione di carattere economico, ma anche politico, forti non di meno della stessa volontà dei fuori usciti cubani che permanevano e permangono in Florida favorevoli all’embargo e miniera di voti per la Florida (cf Avvenire, Lo zucchero che addolcisce l’embargo Usa anti-Cuba, articolo Lucia Capuzzi del 19 Febbraio 2014 QUI). Ma va detto che oggi quasi il 50% dei fuori usciti è ormai contrario all’embargo.

La popolazione cubana, infatti, è sempre più in difficoltà, i fuori usciti vorrebbero fare affari comn Cuba ed i potenti, Statunitensi e, oggi, Russi, devono capire che la soluzione non è l’embargo, se è vero, come è vero, che dura invano da sessantaquattro anni.

Ed allora, siamo al solito davanti ai cattivi Stati Uniti ed all’U.R.S.S. che minaccia? No. Gli Stati Uniti devono giocare un ruolo che equilibri le forze politiche ed economiche nel mondo a fronte delle altre nuove potenze. L’U.R.S.S. non c’è più, anche se l’attuale Russia, non quella di Mihail Sergeevic Gorbacëv, tenta di ottenerne l’eredità, ma con quali frutti per l’umanità?

Nel frattempo, chi lo direbbe, a Cuba c’è chi trae beneficio dall’embargo e sono, niente di meno, i militari del regime. Scrive Alexander Hall, esponente di Cuba Próxima, centro studi per la trasformazione democratica della nazione.

Gaesa, innanzitutto, il consorzio in mano ai militari per cui passa oltre il 60 per cento del business, a partire dai settori più dinamici: infrastrutture, porti e, soprattutto, il turismo. Questo spiega l’ostinazione del governo a investire in alberghi e simili il quadruplo della somma di quanto destinato a agricoltura, educazione e sanità, i pilastri della Cuba rivoluzionaria. La metafora tangibile è il faraonico Iberostar selection o Torre K, inaugurato un anno fa e costato allo Stato oltre 200 milioni, con le sue seicento camere in buona parte sfitte e un bar all’ultimo piano affacciato su un’Avana ingoiata dal buio. Apagonlandia. «Hanno perfino dovuto inventarsi una strada per garantire l’accesso: la calle K»” (Vedi Avvenire, articolo di Lucia Capuzzi, inviata a L’Avana (Cuba) del 20 Gennaio 2026 QUI).

Consigliamo la lettura dei due articoli citati per prendere visione di una situazione non oltre sopportabile e per la quale una sola voce si leva, quella della Chiesa (cf I Vescovi cubani: rischio caos e violenza per lo stop del petrolio, da Vatican News del 31 gennaio 2026 QUI).

I Vescovi cubani ricordano nel loro documento le parole di San Giovanni Paolo II durante la sua visita sull’isola nel 1998, quando avvertì che l’isolamento ha “ripercussioni indiscriminate sulla popolazione, aumentando le difficoltà dei più vulnerabili”. Pertanto, parafrasando San Giovanni Paolo II, i vescovi chiedono “che il mondo si apra a Cuba”, ma anche che “Cuba si apra al suo popolo, a tutti i cubani, senza esclusione”. Infine, in comunione con Papa Leone XIV, ricordano le sue parole all’inizio del pontificato: “Questa è l’ora dell’amore!” E, affidando Cuba all’intercessione della Vergine della Carità, Madre del popolo cubano, lanciano un ultimo appello: che prevalgano la ragione e il buon senso e che tutti i figli di questa terra possano vivere “qui in pace, degni e felici”.

Per la Redazione, Marcello Giuliano

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Author: Libertà e Persona

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