Cosa sta accadendo a Cuba o, meglio, cosa accadeva a Cuba e continua ad accadere?
Un embargo che conta sessantaquattro anni, dal 7 febbraio 1962. Con il “Proclama 3447” Kennedy ampliò le restrizioni commerciali varate da Eisenhower nell’ottobre 1960.
Papa Giovanni XXIII riuscì a scongiurare lo scontro tra U.R.S.S e Stati Uniti, grazie alla collaborazione tra John Fitzgerald Kennedy e Nikita Sergeevič Chruščëv. Il Presidente dell’U.R.S.S. aveva siglato
un accordo segreto con Fidel Castro per installare missili balistici davavnti alle coste della Florida. L’America non poteva permetterlo. Chi avrebbe mai avuto il coraggio di fare il primo passo in dietro e di scongiurare una guerra fatale? Papa Giovanni XXIII vi riuscì ottrenendo un riconoscimento del suo intervento, sostenuto da quella autorità morale che dimostrava di essere e che poteva influire su entrambi i contendenti.
Il pericolo della guerra fu sventato, ma la situazione si sviluppò con alterne vicende e l’embargo sembrò l’unica possibilità di limitare l’influenza dell’ Unione Sovietica ad un passo dagli stati Uniti.
Tutti i successivi governi americani si trovarono a fare i conti con quella decisione di carattere economico, ma anche politico, forti non di meno della stessa volontà dei fuori usciti cubani che permanevano e permangono in Florida favorevoli all’embargo e miniera di voti per la Florida (cf Avvenire, Lo zucchero che addolcisce l’embargo Usa anti-Cuba, articolo Lucia Capuzzi del 19 Febbraio 2014 QUI). Ma va detto che oggi quasi il 50% dei fuori usciti è ormai contrario all’embargo.
La popolazione cubana, infatti, è sempre più in difficoltà, i fuori usciti vorrebbero fare affari comn Cuba ed i potenti, Statunitensi e, oggi, Russi, devono capire che la soluzione non è l’embargo, se è vero, come è vero, che dura invano da sessantaquattro anni.
Ed allora, siamo al solito davanti ai cattivi Stati Uniti ed all’U.R.S.S. che minaccia? No. Gli Stati Uniti devono giocare un ruolo che equilibri le forze politiche ed economiche nel mondo a fronte delle altre nuove potenze. L’U.R.S.S. non c’è più, anche se l’attuale Russia, non quella di Mihail Sergeevic Gorbacëv, tenta di ottenerne l’eredità, ma con quali frutti per l’umanità?
Nel frattempo, chi lo direbbe, a Cuba c’è chi trae beneficio dall’embargo e sono, niente di meno, i militari del regime. Scrive Alexander Hall, esponente di Cuba Próxima, centro studi per la trasformazione democratica della nazione.
Gaesa, innanzitutto, il consorzio in mano ai militari per cui passa oltre il 60 per cento del business, a partire dai settori più dinamici: infrastrutture, porti e, soprattutto, il turismo. Questo spiega l’ostinazione del governo a investire in alberghi e simili il quadruplo della somma di quanto destinato a agricoltura, educazione e sanità, i pilastri della Cuba rivoluzionaria. La metafora tangibile è il faraonico Iberostar selection o Torre K, inaugurato un anno fa e costato allo Stato oltre 200 milioni, con le sue seicento camere in buona parte sfitte e un bar all’ultimo piano affacciato su un’Avana ingoiata dal buio. Apagonlandia. «Hanno perfino dovuto inventarsi una strada per garantire l’accesso: la calle K»” (Vedi Avvenire, articolo di Lucia Capuzzi, inviata a L’Avana (Cuba) del 20 Gennaio 2026 QUI).
Consigliamo la lettura dei due articoli citati per prendere visione di una situazione non oltre sopportabile e per la quale una sola voce si leva, quella della Chiesa (cf I Vescovi cubani: rischio caos e violenza per lo stop del petrolio, da Vatican News del 31 gennaio 2026 QUI).
I Vescovi cubani ricordano nel loro documento le parole di San Giovanni Paolo II durante la sua visita sull’isola nel 1998, quando avvertì che l’isolamento ha “ripercussioni indiscriminate sulla popolazione, aumentando le difficoltà dei più vulnerabili”. Pertanto, parafrasando San Giovanni Paolo II, i vescovi chiedono “che il mondo si apra a Cuba”, ma anche che “Cuba si apra al suo popolo, a tutti i cubani, senza esclusione”. Infine, in comunione con Papa Leone XIV, ricordano le sue parole all’inizio del pontificato: “Questa è l’ora dell’amore!” E, affidando Cuba all’intercessione della Vergine della Carità, Madre del popolo cubano, lanciano un ultimo appello: che prevalgano la ragione e il buon senso e che tutti i figli di questa terra possano vivere “qui in pace, degni e felici”.
Per la Redazione, Marcello Giuliano
Pubblichiamo l’ APPELLO di una donna cubana che chiede giustizia per chi c’è, per chi non c’è più e per chi ci sarà.
Da Cuba, una donna denuncia il crimine che nessuno vuole vedere
All’umanità intera
alle madri del mondo
ai medici senza frontiere
ai giornalisti con dignità
ai governi che credono ancora nella giustizia
Il mio nome è come quello di milioni di altre persone. Non ho cognomi famosi né cariche importanti. Sono una cubana comune. Una figlia, una sorella, una patriota. E scrivo questo con l’anima straziata e le mani tremanti, perché quello che oggi vive il mio popolo non è una crisi. È un omicidio lento, calcolato, freddamente eseguito da Washington.
E il mondo guarda dall’altra parte.
DENUNCIA PER I MIEI NONNI
Denuncio che a Cuba ci sono anziani che muoiono prematuramente perché il blocco impedisce l’arrivo di farmaci per il cuore, la pressione e il diabete. Non è una questione di mancanza di risorse. È un divieto deliberato. Le aziende che vogliono vendere a Cuba vengono multate, perseguitate, minacciate. I loro governi tacciono. E nel frattempo, un nonno cubano stringe il petto e aspetta. La morte non avvisa. Il blocco sì.
DENUNCIA PER I MIEI BAMBINI
Denuncio che a Cuba ci sono incubatrici che hanno dovuto essere spente per mancanza di carburante. Che ci sono neonati che lottano per la vita mentre il governo degli Stati Uniti decide quali paesi possono venderci petrolio e quali no. Che ci sono madri cubane che hanno visto mettere in pericolo la vita dei loro figli perché un ordine firmato in un ufficio di Washington vale più del pianto di un bambino a 90 miglia dalle sue coste.
Dov’è la comunità internazionale? Dove sono le organizzazioni che difendono tanto l’infanzia? O forse i bambini cubani non meritano di vivere?
DENUNCIA PER LA FAME INTENZIONALE
Denuncio che il blocco è fame programmata. Non è che manchi il cibo perché sì. È che ci impediscono di comprarlo. È che le navi con i generi alimentari vengono perseguitate. È che le transazioni bancarie vengono bloccate. È che le aziende che ci vendono cereali, pollo, latte vengono sanzionate.
La fame a Cuba non è un incidente. È una politica di Stato del governo degli Stati Uniti, affinata nel corso di 60 anni, aggiornata da ogni amministrazione, inasprita da Donald Trump e attuata con ferocia da Marco Rubio.
Loro la chiamano “pressione economica”. Io la chiamo terrorismo della fame.
DENUNCIA DEI MIEI MEDICI
Denuncio che i nostri medici, gli stessi che hanno salvato vite umane durante la pandemia mentre il mondo intero crollava, oggi non hanno siringhe, né anestesia, né apparecchiature a raggi X. Non perché non sappiamo produrli. Non perché non abbiamo talento. Ma perché il blocco ci impedisce di accedere alle forniture, ai ricambi, alla tecnologia.
I nostri scienziati hanno creato cinque vaccini contro il COVID-19. Cinque. Senza l’aiuto di nessuno. Contro venti e maree. Contro il blocco e le menzogne. Eppure, l’impero ci punisce per averlo realizzato.
AL MONDO DICO
Cuba non chiede l’elemosina.
Cuba non chiede soldati.
Cuba non chiede che ci amiate.
Cuba chiede giustizia. Niente di più. Niente di meno.
Vi chiedo di smettere di normalizzare la sofferenza del mio popolo.
Vi chiedo di chiamare il blocco con il suo nome: CRIMINE CONTRO L’UMANITÀ.
Vi chiedo di non lasciarvi ingannare dalla favola del “dialogo” e della “democrazia” mentre ci strangolano.
Non vogliamo carità. Vogliamo che ci lascino vivere.
Ai governi complici che tacciono:
La storia vi presenterà il conto.
Ai media che mentono:
La verità trova sempre una via d’uscita.
Ai carnefici che firmano sanzioni:
Il popolo cubano non dimentica e non perdona.
A coloro che hanno ancora umanità nel cuore:
Guardate Cuba. Guardate cosa le stanno facendo. E chiedetevi: da quale parte della storia voglio stare?
—
Da questa piccola isola, con un popolo gigante, una cubana comune che si rifiuta di arrendersi.
Views: 39