Riflessione sulla custodia del cuore di Padre Serafino Lanzetta, Francescano dell’Immacolata
La Redazione
L’uomo non si converte a Dio per la sola via intellettuale. Presentare un Cristianesimo solo come Verità piena e pienamente
appagante non mette in moto gli uomini, né spesso la lora intelligenza.
San John Henry Newman, che ha coniugato intelligenza e coscienza nella sua ricerca teologica, scrive:
«Lo dico chiaramente non voglio essere convertito da un sillogismo intelligente; se mi si chiede di convertire gli altri in questo modo, dico chiaramente che non mi curo di avvincere la loro ragione senza aver toccato i loro cuori. Desidero trattare non con i fautori di controversie ma con i ricercatori» (Grammatica dell’assenso, cap. 10).
Newman, infatti, invoca la necessità di sanare il cuore, la coscienza, per far sì che accada l’incontro con Dio, in un intreccio di vita, esperienza, amici e testimoni. È il cuore che va custodito e liberato dal male; è la compunzione del cuore, poi, che ci fa progredire nella via di Dio. Il grande libro della vita spirituale, l’Imitazione di Cristo (libro II, cap. 1), ci esorta così: «Volgiti a Dio con tutto il tuo cuore, lasciando questo misero mondo, e l’anima tua troverà pace. Impara a disprezzare ciò che sta fuori di te, dandoti a ciò che è interiore, e vedrai venire in te il regno di Dio». Perché ci agitiamo e diciamo di no a Dio? Questo Libro immortale risponde: «Se tutto fosse a posto in te, e tu fossi veramente puro, ogni cosa accadrebbe per il tuo bene e per il tuo vantaggio; che se molte cose spesso ti sono causa i disagio o di turbamento, è proprio perché non sei ancora perfettamente morto a te stesso e distaccato da tutto ciò che è terreno. Nulla insozza e inceppa il cuore umano quanto un amore non ancora purificato, volto alle cose di questo mondo; se invece tu rinunci a cercare gioia in ciò che sta fuori di te, potrai contemplare le realtà celesti e godere frequentemente di gioia interiore». Il Salmo penitenziale (50) ci fa chiedere a Dio la cosa più importante: un cuore puro, uno spirito saldo. Questo è il vero sacrificio che ci fa vedere Dio. È il cuore che illumina l’intelligenza, pur restando vero che l’intelligenza guida il cuore.
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