Colletta
O Dio, nostro Padre,
concedi al popolo cristiano
di iniziare con questo digiuno
un cammino di vera conversione,
per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza
il combattimento contro lo spirito del male.
MERCOLEDÌ DELLE CENERI – 18 FEBBRAIO 2026
Colore Liturgico Viola
Commento artistico-spirituale alla Prima Lettura di don Tarcisio Tironi, Direttore M.A.C.S. (Museo di Arte e Cultura Sacra) di Romano di Lombardia-Bg
Liturgia della Parola in LIS presso la casa delle Figlie della Provvidenza del 17 feb 2021
«Così dice il Signore: “Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male”. Chi sa che non cambi e si ravveda e lasci dietro a sé una benedizione? Offerta e libagione per il Signore, vostro Dio. Suonate il corno in Sion, proclamate un solenne digiuno, convocate una riunione sacra. Radunate il popolo, indite un’assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo. Tra il vestibolo e l’altare piangano i sacerdoti, ministri del Signore, e dicano: “Perdona, Signore, al tuo popolo e non esporre la tua eredità al ludibrio e alla derisione delle genti”. Perché si dovrebbe dire fra i popoli: “Dov’è il loro Dio?”. Il Signore si mostra geloso per la sua terra e si muove a compassione del suo popolo» (Gioele 2,12-18).
Oggi, mercoledì delle ceneri, si inizia il cammino quaresimale. Il profeta Gioele che vive nel periodo post-esilico tra il 538 e il 531 a.C., con questo brano incoraggia il popolo eletto ad un fiducioso ritorno al Signore «misericordioso e pietoso» mediante un sincero pentimento che non si esaurisca in un rito esteriore ma innanzitutto in un’adesione interiore: «Laceratevi il cuore e non le vesti».
«San Pietro penitente»
L’incisione all’acquaforte e puntasecca su carta, realizzata da Rembrandt Harmenszoon van Rijn nel 1645, mostra «San Pietro penitente», raffigurato in un momento di profondo dolore per aver rinnegato Gesù. L’apostolo nativo di Betsaida, in ginocchio e implorante, con le braccia allargate e lo sguardo rivolto verso il basso, ha la mano destra appoggiata a un bastone a ricordare il suo ruolo di guida pastorale, consegnatogli da Gesù.
Il vicario di Cristo regge con la destra una chiave, mentre nella sinistra, quasi adagiata su una roccia, tiene l’altra chiave, ad evidenziare così l’attributo iconografico (le chiavi del Regno dei Cieli) che caratterizza le immagini della «pietra» su cui Gesù fondò la sua Chiesa.
L’artista riesce a trasmette lo stato d’animo prostrato di Pietro e la sua espressione di pentimento attraverso il sapiente utilizzo di un forte contrasto di luci e di ombre.
Michelangelo poeta
Negli ultimi anni della vita, il grande Michelangelo Buonarroti si dedicò a una poesia d’intenso pentimento dei propri peccati (Rime 285).
«Giunto è già ‘l corso della vita mia,/ con tempestoso mar, per fragil barca,/ al comun porto, ov’a render si varca/ conto e ragion d’ogni opra trista e pia. […] Né pinger né scolpir fia più che queti/ l’anima, volta a quell’amor divino/ ch’aperse, a prender noi, ‘n croce le braccia».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.
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