Davanti alla propria coscienza, davanti al popolo polacco ed alla umanità, davanti a Dio ed alla propria famiglia Rudolf Höß non solo dovette fare i conti con la propria coscienza, ma si scontro con due principi errati che per lui erano stati intoccabili: L’autorità suprema
ha sempre ragione, anche se in contrasto con la propria coscienza, e il fine giustifica i mezzi quando il fine è reso buono dall’obbiettivo di obbedire all’autorità suprema che non può sbagliare.
Partendo da alcuni discorsi rivolti da Kolbe ai suoi confratelli nel campo di prigionia, oggi cominciamo a cogliere come la sua forza spirituale e la sofferenza di tanti fratelli di sofferenza, offerte anche per i loro persecutori, poterono avere ragione di alcune coscienze che si erano obnubilate. Certo, si riebbero quelle coscienze più determinate e obbedienti ad un principio,
per quanto errato potesse essere stato. Fu certo più difficile e, chissà, forse impossibile, per altri che agirono solo per meri interessi personali, se guardiamo a come, durante il processo di Norimberga, alti gerarchi si comportarono senza mostrare una personale dignità. Si giustificarono, si nascosero dietro pretesti, si comportarono da agnelli tremebondi, abbandonando la maschera dei duri, tranne qualcuno che inflessibilmente resistette fino all’ultimo.
Prendiamo in esame un commento ad una documentazione dal sito di Cittadinanza attiva in Assemplea della Regione Emilia-Romagna (QUI) L’atteggiamento di Rudolf Höss.
Dal libro di Padre Ladislao Kluz, Kolbe e il Comandante. Due uomini due mondi, Edizioni del’Immacolata, Bologna 2001, le pagine su Dio e il governo del mondo (p. 192), Perché perdonare e suo significato (p. 194), Somiglianza dell’uomo con Dio (p. 210), il Prodilo di Höß secondo lo psichiatra che lo studiò nei mesi di prigionia, il professor Batawia, che giunse a definirlo un automa piuttosto che un essere ragioonevole (pp. 296-297) ma che ritenne l’imputato tutt’altro che patologico (p. 299). Egli fu autore del libro Rudolf Höß, Comandante del campo di Oświęcim, Warszawa, 1951 citato in Kolbe e il Comandante. … (pp. 296ss.).
Abbiamo in parte letto e commentato l’articolo di Manuela Antonacci del 14 Marzo 2024 ripubblicato il 18 Febbraio 2026, da il Timone, E il boia si confessò. Quel che «La zona d’interesse» non racconta (QUI) come di Benedetta Frigerio, sempre da il Timone, del 7 Marzo 2026, Storia della conversione di Hos l’animale (QUI). Abbiamo citato da Avvenire dell’11 Marzo 2024 Oltre la zona di interesse la confessione del pentito Hos che salvò Padre Lohn (QUI). Ma perticolare attenzione anche all’articolo del Corriere della Sera del 26 Gennaio 2026, a firma di Silvia Turin, L’incredible vita normale delle SS nell’orrore di Auschwitz: le feste, la famiglia, il cibo, l’amore. Esso ridferisce di diciassette testimonianze di ragazze addette ai servizi nelle case degli ufficiali di Auschwitz. Sono pubblicate nel libro La vita privata delle SS ad Auschwitz. Di questo articolo prendiamo in considerazione il paragrafo La coscxienza e il male (QUI).
Qui, ovviamente, abbiamo dato solo un elenco dei temi. Nel video gli approfondimenti. Buon ascolto.
Nota bene:
Articoli precedenti:
KOLBE E IL COMANDANTE. Il motivo per vivere. 11 February 2026
Massimiliano Kolbe e il Comandante uniti dall’Immacolata 29 January 2026
Link alla Playlist con all’interno i link alle fonti utilizzate
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